Metro C, gli scavi svelano la "Domus del Comandante"

Le nuove scoperte sono avvenute a 12 metri di profondità all'altezza di viale Ipponio durante gli scavi per la terza linea della metropolitana

Ancora una sorpresa dalla metro C. Dopo la caserma ritrovata nel maggio 2016 ad Amba Aradam, nei giorni scorsi gli archeologi hanno rinvenuto i resti di altri due edifici adiacenti al dormitorio della caserma romana emersa nella primavera del 2016. Pur avendo una loro funzione specifica, i nuovi ritrovamenti si presentano come parte integrante del complesso militare per le seguenti caratteristiche: formano due ali al dormitorio e appaiono costruite in età adrianea (inizi del II secolo d.C.), contemporaneamente all’alloggio dei soldati. Le nuove scoperte sono avvenute a 12 metri di profondità, si dispongono a una quota più bassa di circa 3 metri rispetto al resto della caserma, e seguono l’orografia della zona, declinante verso nord in direzione del fiume che scorreva ai piedi delle (non ancora costruite) Mura Aureliane.

Adesso, la Domus verrà smontata e sistemata in container riscaldati per permettere la prosecuzione degli scavi. Ma alla fine dei lavori, "tutto tornerà com'era e dov'era prima- assicura Francesco Prosperetti, soprintendente ai Beni archeologici, Belle arti e Paesaggio di Roma- La sfida è rendere tutto questo compatibile con la stazione della metro. Ho avuto l'assicurazione da Roma metropolitane e la conferma dal presidente dell'Anac, Raffaele Cantone, che tutto questo potra' essere restituito a un uso pubblico per la fruizione. Mi sono state assicurate risorse e progetto. Vedremo come tutto questo avverrà".

La Domus del Comandante 

L’ala est si configura come un edificio rettangolare di circa 300 metri quadri, che prosegue oltre la paratia nord della stazione, limite dello scavo: vi si accede da un’ampia area all’aperto, per mezzo di gradini che immettono in un corridoio con pavimento in opus spicatum (mattoncini disposti a spina di pesce). In questa area sono stati rinvenuti 14 ambienti, che si dispongono attorno ad un cortile  centrale con fontana e vasche, anch’esso con l’opera spicata a terra. I pavimenti sono di buona fattura in opus sectile a quadrati di marmo bianco e ardesia grigia, a mosaico (anche figurato) o in cocciopesto, mentre le pareti sono decorate con intonaci dipinti o bianchi. Uno degli ambienti doveva essere riscaldato, vista la presenza di suspensurae (pile di mattoni che formavano un’intercapedine al di sotto del pavimento per il passaggio di aria calda).

Sia i pavimenti che i rivestimenti parietali sono stati rifatti più volte, con l’intento, evidentemente, di mantenere in buono stato l’edificio, nonostante le diverse ristrutturazioni interne, che nel tempo ne hanno modificato la forma e le dimensioni degli  ambienti, nonché le aperture di passaggio. Nell’ultima fase di vita quest’ala della caserma è stata dotata di una scala per salire al piano superiore, probabilmente un accesso ad uffici o al dormitorio dei soldati, posto appunto più in alto.

Dal momento che è da escludere l’eventualità che un privato cittadino potesse costruire la sua domus a contatto con un edificio militare di proprietà imperiale, l’ipotesi allo studio, a scavo ancora in corso, è che si tratti dell’abitazione del comandante della caserma.

L’area di servizio 

Anche l’ala ovest, simmetrica alla precedente, era più ampia di quanto messo in luce e proseguiva oltre la paratia occidentale della stazione. Si tratta di un’area di servizio, con pavimenti in opera spicata, vasche e sottostanti complesse canalizzazioni idriche. Quest’ala, attraverso una soglia in blocchi di travertino, era in comunicazione con un tracciato viario in basoli ad andamento est-ovest. Probabilmente accoglieva merci da stoccare, forse temporaneamente.

Di particolare importanza è il rinvenimento di elementi lignei: sia resti delle cassaforme utilizzate per edificare le fondazioni dei muri (tavole e ritti ritrovati ancora in situ sulle  fondazioni), sia elementi di carpenteria (tavole, travi, travetti) accatastati o buttati al fondo di fosse. Il rinvenimento di elementi lignei è molto raro per Roma: gli scavi per la Metro  C, grazie alla loro profondità, ne hanno recentemente permesso alcuni rilevanti ritrovamenti.

I due nuovi edifici, come il dormitorio dei soldati, sono stati abbandonati e messi fuori uso intenzionalmente: i muri rasati a un’altezza massima di 1,5 metri, gli ambienti spoliati e interrati. Questo radicale e massiccio intervento, databile a poco dopo la metà del III secolo d.C., può essere messo in relazione con la costruzione delle vicine Mura Aureliane (271-275 d.C.), che doveva prevedere la dismissione degli edifici esterni e prossimi, possibile riparo o nascondiglio per eventuali nemici.

Il quartiere dei Castra 

Le indagini archeologiche nella stazione Amba Aradam della Linea C si sono svolte nei mesi di novembre-dicembre 2015 e, dopo una battuta d’arresto, sono riprese nel marzo 2016 e sono tuttora in corso. Nel 2016 la Soprintendenza ha presentato il ritrovamento di un lungo edificio militare con corridoio centrale e stanzette affrontate, destinato ad alloggio dei soldati.

Le novità di questo ultimo anno, le due ali della caserma, aggiungono un nuovo elemento di conoscenza del complesso militare. L’importanza della scoperta si deve alla complessità e allo stato di conservazione dei castra, nonché alla loro posizione, che integra la cintura di edifici militari rinvenuta tra Laterano e Celio: i Castra Priora Equitum Singularium rinvenuti in via Tasso, i Castra Nova Equitum Singularium che si trovano sotto la basilica di San Giovanni in Laterano, i Castra Peregrina al di sotto della chiesa di Santo Stefano Rotondo e la statio della V Coorte dei Vigili presso la chiesa di Santa Maria in Domnica.

Si tratta di un vero e proprio quartiere militare, edificato soprattutto nell’età traianea (inizi del II secolo d.C.). Malgrado siano citati in numerose fonti letterarie ed epigrafiche, non di tutti i castra di Roma sono stati trovati dei resti: la caserma di Amba Aradam potrebbe proprio far parte di questi ultimi.

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