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Foto generica, fonte Pixabay.com

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Mercatini dell'antiquariato aperti ovunque tranne a Roma: "Mal interpretata la norma nazionale, duemila famiglie in ginocchio"

Proteste della categoria ma l'assessore al Commercio Coia promette: "Ho chiesto al dipartimento di considerare in maniera estensiva la norma nazionale che permette l'apertura"

In tutta Italia si possono organizzare mostre mercato e mercatini all'aperto messi in sicurezza e controllati. Antiquariato, artigianato, vintage. Ovunque tranne nella Capitale, unica città dove i decreti della Presidenza del Consiglio degli ultimi mesi, contenenti le misure anti covid, sono stati interpretati in maniera restrittiva per la categoria.

"Qui - spiega il presidente Unoe Lazio, Alessandro Pollak - le mostre mercato sono state equiparate alle manifestazioni occasionali come sagre e vietate dal Dipartimento inspiegabilmente, perché c'è una sostanziare differenza tra questi eventi occasionali attrattori di folle, e i mercatini con ingresso contingentato che sono ciclici e attinenti a un'economia di settore che ha continuità". Risultato? Non possono aprire. 

80 imprese costrette alla chiusura

Da qui la protesta degli artigiani, i titolari dei mercatini di ponte Milvio, Conca D'Oro, Prati Fiscali, Balduina, Coppedé, piazza Mazzini, piazza dei Quiriti, Casal Palocco, Ostia, Eur e molti altri, tutti fermi da mesi nonostante il via libera nella normativa nazionale. Si tratta di circa 20 mercatini al mese con una media di 80 piccole imprese espositrici, non solo del commercio tradizionale, ma spesso operanti nell'antiquariato, nel vintage, nell'artigianato, nei prodotti tipici Dop e Igp.

La protesta in via dei Cerchi

I manifestanti si sono fatti sentire ieri, giovedì 4 febbraio, con una manifestazione in via dei Cerchi davanti alla sede del dipartimento Commercio. L'Unoe ha calcolato che per un'interpretazione anomala rispetto al resto d'Italia da parte del dipartimento del Comune di Roma, vengono messe in ginocchio duemila famiglie romane, che spessissimo hanno in questa attività il loro unico reddito, oltre a portare al Comune stesso un danno erariale di 500mila euro. 

"Siamo preoccupatissimi - afferma il presidente Alessandro Pollak – siamo tornati in zona gialla nel Lazio e per noi non cambia nulla: come viviamo fino a marzo? Il ristoro spetta infatti a chi è impossibilitato a lavorare, e lo Stato e la Regione non ci impediscono di lavorare, lo fa il Comune di Roma e ci è stato detto chiaramente che al Comune spetterebbe ristorarci". 

L'assessore Coia promette la riapertura

A promettere dialogo e soluzioni al più presto, il neo assessore al Commercio Andrea Coia. "Ritengo che in zona gialla e con le dovute cautele, ci possano essere le condizioni per tornare a svolgere tali iniziative commerciali. I mercati, nelle loro molteplici declinazioni, sono una parte importante della nostra vita sociale e dobbiamo cercare di tutelarli in tutti i modi" ha dichiarato. "Ho chiesto al Dipartimento Sviluppo Economico e Attività Produttive di considerare in maniera estensiva la norma nazionale che permette l’apertura dei mercati settimanali: i mercatini saltuari di artigianato e antiquariato possono essere assimilati a quelli autorizzati dai Dpcm e devono tornare un appuntamento fisso per gli appassionati, nel pieno rispetto delle norme anticontagio".

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