Coia attacca il quasi ex assessore: "Meloni è un signor nessuno, io pronto a querelarlo"

La "guerra" tra i due non si placa. E il consigliere M5s si sfoga su Facebook con un durissimo post

Andrea Coia, Adriano Meloni

Una lite senza fine quella tra Adriano Meloni e Andrea Coia. Assessore al Commercio pronto a lasciare la poltrona il primo, consigliere grillino e presidente della commissione omonima il secondo, si tirano frecciate avvelenate dal primo giorno. E adesso che l'ex manager di Expedia sta per andarsene (tra dieci giorni il passaggio di consegne al successore Carlo Cafarotti, fedelissimo della sindaca, appena nominato), non c'è più alcun freno istituzionale. 

"Adriano Meloni non si deve dispiacere se non è più assessore al Commercio. Purtroppo il ruolo non gli è mai piaciuto, nè ci ha mai messo il minimo impegno" ha dichiarato Coia tramite un post su Facebook, in risposta alle parole pronunciate da Meloni il giorno prima, alla buvette del Campidoglio, scherzando con i cronisti. "Diciamo che il consigliere non mi mancherà". E ancora: "La festa di piazza Navona? Saranno felici i bambini, sì, i bambini". Ride. E alla domanda "quali bambini assessore, i figli dei bancarellari?" abbozza un ghigno. Già, perché è su piazza Navona e la festa della Befana (il bando è stato vinto dalla nota famiglia di ambulanti Tredicine) che si è aperta la prima frattura, poi diventata insanabile. 

"Meloni ha cercato di imporre la sua linea politica pur essendo un tecnico. Ha voluto a tutti i costi fare il bando di Piazza Navona - continua Coia - ignorando i criteri che io e la vicepresidente Seccia avevamo voluto dare per garantire qualità ai mercati natalizi. La Festa non è riuscita e poi ha dato la colpa a noi". E ancora: "Ripete a pappardella i titoli di alcuni giornali faziosi senza capirne le implicazioni. Si concentri sul Turismo - aggiunge - così non farà altri danni"

Poi ritorna ancora sul quel soprannome "Coidine" che gli avrebbe dato proprio Meloni, l'ormai famosa "crasi" che lo ha narrato a braccetto con gli ambulanti abruzzesi che hanno in mano da sempre gran parte delle licenze commerciali della Capitale. "Visto che c'erano le elezioni ho rinunciato alla querela, ma me ne pento. Meloni però continua a uscirsene male, da persona che non capisce il suo ruolo. Mi spiace aver dovuto glissare su quelle dichiarazioni criminali del primo di dicembre, ma se vorrà ripeterle e confermarle non avrò problemi a querelarlo"

Che tra i due ci fosse una divergenza di vedute era abbastanza palese, non solo su l'affaire piazza Navona. Sempre in Campidoglio Meloni commentando il voto al regolamento sul commercio si è fatto scappare un: "Ma quale rivoluzione, questo testo vale zero". E ancora due giorni primi, Coia intervistato da RomaToday incolpava il manager sui bandi dei mercati rionali mai partiti: "Non ha fatto nulla di quello che avrebbe dovuto". 

Meloni ufficialmente preferisce non rispondere, limitandosi a seguire il bon ton istituzionale, con un augurio di buon lavoro a Carlo Cafarotti. "L'ho già sentito telefonicamente e stiamo collaborando per un passaggio di consegne che permetta di portare a termine tutto ciò che abbiamo in corso, senza interruzione".

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