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Martedì, 18 Giugno 2024
Politica

Virginia Raggi prende posizione sulla maternità surrogata: "Pratica aberrante"

L'ex sindaca usa i social per esprimere la sua posizione, senza giri di parole, sull'utero in affitto. E il suo pensiero arriva più chiaro oggi di quanto abbia fatto in cinque anni di mandato

“Si semplifichi l'adozione ma si dica no all'utero in affitto”. Virginia Raggi, ex sindaca di Roma, interviene pubblicamente nel dibattito sulla maternità surrogata e lo fa prendendo una netta posizione all’interno del Movimento 5 Stelle, che ha quasi sempre affrontato l’argomento in modo più vago.

Nei giorni in cui la Camera manda avanti la proposta di legge di Fratelli d'Italia che intende rendere reato universale il ricorso alla maternità surrogata, in un post su Facebook Raggi parla di un dibattito “con posizioni dure, a volte radicali, ma che interessa tutta la nostra società attuale ed il futuro delle prossime generazioni”, per poi definire la maternità surrogata “una pratica aberrante che mercifica il corpo delle donne, soprattutto quelle più povere che accettano di portare in grembo un bimbo che però non cresceranno”.

“In cambio - prosegue Raggi - ricevono un compenso economico che viene però ‘camuffato’ come sostegno alla gestazione di bambini che il più delle volte non potranno mai più vedere nel corso della propria vita. In Italia questo è un reato. La Cassazione si è espressa in tal senso”. Il riferimento è alla sentenza del dicembre 2022 con cui la Cassazione hanno ribadito che il riconoscimento del provvedimento straniero che attesta il rapporto di filiazione con il “genitore d’intenzione” di un bambino nato da maternità surrogata è contrario all'ordine pubblico, e ne impedisce l’automatica trascrivibilità.

Le assenze al Pride e le mancate trascrizioni

Le dichiarazioni di Raggi arrivano a poco più di un mese da un’altra presa di posizione, questa volta a sostegno dei diritti Lgbtq+, la stessa comunità che nel periodo di mandato dell’ex sindaca ha sempre lamentato mancanza di appoggio e dialogo. Lo scorso giugno infatti Raggi ha dato la propria adesione al Roma Pride: "Aderiamo ed esprimiamo sostegno al Roma Pride 2023 - era la nota firmata dai gruppo del M5S e della Lista Civica Raggi - Bisogna tutelare i diritti civili, contro ogni discriminazione e garantire sempre la libertà di manifestare ed esprimere il proprio pensiero. Sarà una giornata all’insegna della convivenza, inclusione e rispetto reciproco". 

Peccato che Raggi, dal 2016 a oggi, non abbia mai di fatto partecipato a un evento o una manifestazione organizzati dalla comunità Lgbtq+, men che meno al Pride, manifestazione nazionale che ha esordito nel lontano 1994. L’edizione del 2023 è stata però caratterizzata dalle polemiche per il ritiro del patrocinio all'evento da parte della Regione Lazio, ed ecco che l’ex sindaca ha deciso di unirsi ai colleghi e colleghi m5s in Campidoglio nell’esprimere vicinanza.

Sul fronte della genitorialità, però, non cede di un millimetro: pur potendo legalmente trascrivere i certificati dei bambini nati all’estero da coppie omogenitoriali, nel periodo in cui Raggi è stata sindaca le trascrizioni di fatto si sono bloccate, come ha ricordato l’avvocato Alexander Schuster a Dossier, e proprio nel 2016 il Comune decise di non trascrivere l'atto di nascita di una bimba con due mamme, cosa che invece era stata fatta a Torino dalla sindaca grillina Chiara Appendino. Oggi le parole, chiarissime, sulla maternità surrogata.

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