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Birkenau, è polemica per il pugno sul cuore della Marsilio

Con indosso la fascia tricolore, ha messo il pugno sul cuore divaricando leggermente le gambe e ha messo il picchetto davanti al Krematorium II di Birkeanu. Questa la sequenza di gesti dell'assessore Laura Marsilio, considerato dal PD "aberrante"

"E' prassi comune mettere la mano sul cuore”.  “Il saluto nei momenti di commozione è assolutamente personale: ognuno lo fa con tutta la spontaneità che circostanza di questo genere impongono.” Queste le parole del presidente della Fondazione Museo della Shoah, Leone Paserman e di Aldo Giovanni Ricci, delegato del sindaco per la memoria, dopo il vespaio sollevato dal gesto dell'Assessore Laura Marsilio. Ma pare che queste parole non siano bastate a placare le critiche e le polemiche.

Il picchetto dei Vigili di Roma, ha posato una corona d'alloro dove sorgeva il Krematorium II, uno dei forni crematori del campo di sterminio di Birkenau, e l'assessore Laura Marsilio, con indosso la fascia tricolore in rappresentanza del Campidoglio, si è portata il braccio destro al petto premendo il pugno sul cuore. Ha messo le mani dietro la schiena e ha leggermente divaricato le gambe. Ed è scattata la polemica.

Il Partito Democratico ha prontamente dichiarato che si tratta di fatto, della sequenza “del saluto legionario, tipico dei gruppi di destra che spesso sostituisce o precede il saluto romano. Un gesto aberrante se compiuto dinanzi al luogo simbolo dell'orrore nazista".

Ma l'assessore alle Politiche educative e scolastiche, che stava accompagnando 245 studenti della capitale nel Viaggio della Memoria, ha replicato: "Non era assolutamente un saluto legionario, ma un gesto di partecipazione profonda. Ho messo un pugno sul cuore perché sentivo la partecipazione al dolore che questo posto evoca.”  Ma la polemica a Roma è già esplosa e l'eco è arrivato anche ad Auschwitz e Birkenau.

Piero Terracina,
sopravvissuto ad Auschwitz ha affermato: "E' un sacrilegio, un oltraggio che non si può tollerare". Dall' associazione ebraica inoltre, arriva una formale richiesta di scuse “a tutta la comunità”.

I punti di vista sono diversi, le opinioni anche. La giornata ad Auschwith e Birkenau è finita con l'amaro in bocca, per il timore che una sequenza di gesti potesse offuscare l'intento di un intero viaggio che mirava a rendere 245 adolescenti romani “testimoni” dell'Olocausto.
 

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