Non c'è pace nel M5s, lascia il consigliere regionale Cacciatore. Il gruppo: "Ora si dimetta"

Strappo nei Cinque Stelle regionali. L'addio di Marco Cacciatore. Ex lombardiano di ferro attacca anche Roberta Lombardi

Il consigliere Marco Cacciatore con la capogruppo Roberta Lombardi (foto dal profilo Facebook)

Non c'è pace nei Cinque Stelle del Lazio. A cadere stavolta è una delle stelle storiche del Movimento. Marco Cacciatore, attivista della prima ora, eletto consigliere in regione nel 2018, passa al gruppo Misto. Una scelta sofferta ma figlia di mesi e mesi di scontro aperto. Da ambientalista convinto, difensore dei territori dallo smaltimento incontrollato dei rifiuti, Malagrotta su tutti, non ha mai digerito l'indicazione del Comune di realizzare una discarica che proprio da Malagrotta disterà pochi chilometri. Isolato, lasciato solo dal gruppo di eletti regionali, sospeso dai probiviri per aver portato il caso in Procura, se n'è andato sbattendo la porta. 

L'intervista a Marco Cacciatore

"Il Movimento non esiste più. Si è snaturato, non si decide più insieme, calano scelte solo dall'alto" ha dichiarato a RomaToday, sottolineando il tradimento della stessa Roberta Lombardi, che un tempo per le stesse battaglie combatteva al suo fianco. Non è lei di persona a replicare, ci pensa l'intero gruppo regionale, in una nota che non abbassa affatto i toni. "Suscita meraviglia il fatto che abbia optato per il passaggio al Gruppo Misto anziché per le dimissioni" si legge. E ancora: "Che almeno si dimetta dalla presidenza della Commissione rifiuti, come dovrebbe fare Barillari". 

Già, l'altro consigliere regionale da poco fuori dal Movimento - per altre ragioni e altre dinamiche - che si aggiunge alla lista di epurati insieme alla consigliera Gaia Pernarella, anche lei sospesa per mancate rendicontazioni e restituzioni. Un continuo terremoto quello tra i grillini del Lazio. Che potrebbe avere ripercussioni anche sugli equilibri precarissimi della maggioranza M5s in Comune.

I mal di pancia a palazzo Senatorio non mancano e sono tutti diretti verso la sindaca Raggi. Cresciuti intorno a una contestazione di fondo che ritorna sempre uguale tra i "ribelli": manca il dialogo con gli eletti sui territori, manca il confronto, l'ascolto. Lo stesso Cacciatore ha sempre commentato i fatti romani, ultimamente schierandosi con la minisindaca del VII municipio Monica Lozzi, a capo della fronda di anti raggiani della quale fa parte anche la consigliera capitolina Simona Ficcardi, compagna dello stesso Cacciatore. 

Un malcontento che si è consolidato negli ultimi mesi sull'onda della cacciata di Roberta Della Casa, l'ex presidente del IV municipio sfiduciata da tutta la sua maggioranza ma rimessa al suo posto come delegata della sindaca, sua fedelissima. Quindi, da una parte i pro Virginia Raggi, dal capogruppo Giuliano Pacetti ai consiglieri Paolo Ferrara e Roberto Di Palma, Andrea Coia, dall'altra il gruppo di Maria Agnese Catini, Eleonora Guadagno, Donatella Iorio, Simona Ficcardi, Lozzi, i consiglieri del IV municipio che hanno firmato la cacciata di Della Casa. 

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Una possibile scissione non è esclusa anche se l'appuntamento con le elezioni comunali nel 2021 ha messo ultimamente a tacere i dissensi. Pur presenti. Non a caso il marito di Raggi, Andrea Severini, ha condiviso su Facebook la notizia dell'addio di Cacciatore non senza ironia: "Vedo un po' tutto agitati, sottotitolo 'parenti serpenti'". Segue tra i commenti quello della stessa Roberta Della Casa: "Agitatissimi, peggio per loro" con emoticon che strizza l'occhio. A difendere Cacciatore, a sorpresa, ci pensa chi con Virginia Raggi ha rotto già da tempo, l'ex assessore all'Ambiente Pinuccia Montanari. Condivide il post dell'ormai quasi ex grillino e lascia il suo commento, più che schierato: "Sei stato uno dei pochi che ha consentito che la verità venisse a galla. Grandissima stima per chi davvero ha come obiettivo dell'agire politico ed amministrativo il bene comune e la verità dei fatti"
 

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