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Chi è Marcello De Angelis, l'ex estremista nero che tira le redini della comunicazione di Rocca

Dalla morte del fratello Nanni alla condanna del cognato, la latitanza in Inghilterra e la nuova vita da giornalista e deputato. L'ex Terza Posizione ha un passato turbolento che torna prepotentemente a galla dopo un suo discusso post sulla strage di Bologna del 2 agosto 1980

La polemica sul post di Marcello De Angelis riguardo alla strage di Bologna del 2 ottobre 1980 non si placa. Il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha provato a calmare le acque da una parte prendendo le distanze dal revisionismo del suo capo comunicazione (e non portavoce), dall'altra provando a giustificare il perché delle sue esternazioni: "Ha parlato a titolo personale, mosso da una storia familiare che lo ha segnato profondamente e nella quale ha perso affetti importanti". A cosa si riferisce Rocca? Qual è la storia familiare dell'ex deputato, ex direttore del Secolo d'Italia ed ex portavoce in Croce Rossa dello stesso Rocca? 

Il post di Marcello De Angelis sulla strage di Bologna

Facciamo un breve passo indietro. Quasi alla mezzanotte del 3 agosto, il giorno dopo la commemorazione della strage di Bologna del 1980 (85 morti, 200 feriti), un attentato terroristico del quale sono stati riconosciuti responsabili tre ex leader dei Nuclei Armati Rivoluzionari, Marcello De Angelis ha pubblicato sul suo profilo Facebook un post molto duro, nel quale spicca questa frase: "Posso dimostrare a chiunque abbia un’intelligenza media e un minimo di onestà intellettuale  - dice - che Fioravanti, Mambro e Ciavardini (tre dei quattro condannati, non cita Gilberto Cavallini, ndr) non c’entrano nulla con la strage. Dire chi è responsabile non spetta a me, anche se ritengo di avere le idee chiarissime in merito nonché su chi, da più di 40 anni, sia responsabile dei depistaggi". La mattina successiva si è scatenata la polemica, con la quasi totalità degli esponenti di centrosinistra e l'Anpi a chiedere la sua immediata rimozione di De Angelis dal suolo di capo comunicazione del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca. 

Chi era De Angelis: dal Fronte della Gioventù a Terza Posizione

Ma perché l'ex deputato e senatore, ex giornalista de Il Tempo e Il Secolo d'Italia, portavoce della Croce Rossa Italiana, ha deciso di prendere una posizione come questa rispetto a una delle più grandi ferite del nostro Paese? Qual è la "storia familiare" che lo ha segnato "profondamente" e che secondo il suo datore di lavoro lo avrebbe spinto al revisionismo di un fatto storico per il quale sono sono state emesse delle condanne definitive? Bene, innanzitutto quanto accaduto il 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria di Bologna è strettamente legato alle vicissitudini giovanili di De Angelis. Il 63enne da adolescente entra nel Fronte della Gioventù, poi passa a Lotta Studentesca insieme al fratello Nazareno, detto Nanni, infine confluisce in Terza Posizione. Sempre più estremista di destra, sempre più sul labile confine tra militanza politica ed eversione in anni bui per la democrazia italiana, i cosiddetti "Anni di Piombo": 

La fuga in Inghilterra, l'arresto e la condanna in Italia

La strage di Bologna spinge il governo alla messa a bando dei capi di Terza Posizione, vengono spiccati alcuni mandati di cattura (tra i quali uno per l'attuale leader di Forza Nuova, Roberto Fiore), ma quasi tutti si erano già rifugiati nel Regno Unito. De Angelis, all'epoca ventenne, venne arrestato proprio mentre si recava in Inghilterra ed era già in territorio britannico. Fermato dalla polizia, non venne estradato in Italia e restò alcuni mesi in prigione, per poi costituirsi in Italia nel 1989:condannato a poco più di 5 anni di carcere, ne sconta una parte e torna libero nel 1992. Da quel momento inizia la seconda vita di Marcello De Angelis. 

La seconda vita da parlamentare e la parentela con il terrorista Ciavardini

Fa il grafico, è anche giornalista. Muove i primi passi in alcune testate minori di estrema destra, poi passa ai cartacei più noti come Il Tempo, Libero, Il Secolo d'Italia (che dirige). Nel frattempo si iscrive ad Alleanza Nazionale già nel 1995, fa amicizia con Francesco Storace e Gianni Alemanno, altri due illustri militanti di una gioventù nera poi diventata potere nel Lazio e a Roma. Tra il 2006 e il 2008 prima viene eletto deputato e poi senatore. La sua vita privata, però, si unisce a quella di un altro esponente di spicco del terrorismo e dell'eversione di estrema destra: la sorella Germana sposa Luigi Ciavardini, già coinvolto nell'assassinio dell'agente di polizia Francesco Evangelisti ("Serpico") e condannato a distanza di quasi 40 anni per la strage di Bologna. Ma non è solo questo il filo familiare menzionato da Rocca e che avrebbe spinto De Angelis a esporsi alla graticola. 

Il trauma della morte del fratello maggiore "Nanni"

Nel 1980, quattro giorni dopo l'attentato nel capoluogo emiliano, "Nanni" De Angelis muore in carcere. Due anni più grande di Marcello, nato a Campotosto in provincia de L'Aquila, Nazzareno era anch'egli militante di Terza Posizione e poche ore dopo la strage della stazione ferroviaria cercò di lasciare l'Italia con documenti falsi e soldi, insieme a Luigi Ciavardini, ma all'appuntamento per ritirare i "lascia passare" vennero entrambi arrestati. Tre giorni dopo "Nanni" De Angelis morì in stato d'arresto, per cause mai definitivamente accertate.

"Ignobile castello di menzogne che mi ha tolto serenità e affetti"

Un colpo duro per Marcello, che a distanza di 43 anni da quei fatti - la latitanza, la morte del fratello, le prime indagini per la strage di Bologna - non ha trattenuto la volontà di dire (non completamente) la sua verità: "A me, con questo ignobile castello di menzogne - scrive nel suo discusso post - hanno tolto la serenità, gli affetti e una parte fondamentale della vita. Non riusciranno a farmi rinunciare a proclamare la verità. Costi quel che costi…". Il prezzo, oggi, non sarà il carcere come negli anni inglesi e poi in Italia a fine anni '80, ma potrebbe essere verosimilmente una richiesta di dimissioni.

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