Reddito universale, stop sfratti, investimenti su sanità e scuola: sabato spazi sociali e movimenti in piazza a Roma

Appuntamento alle 18 in piazza Indipendenza. “Se è necessario decretare il lockdown”, scrivono, “allora devono essere necessarie anche le misure economiche a difesa della popolazione”

Foto Facebook Blocchi precari metropolitani (Immagine di archivio)

“Se è necessario decretare il lockdown” per difendersi a livello sanitario “allora devono essere necessarie anche le misure economiche a difesa della popolazione”. Reddito, casa, scuola, salute. Con queste parole d’ordine sabato pomeriggio la Roma degli spazi sociali, dei movimenti per il diritto all’abitare, degli studenti e delle associazioni solidali scenderà in strada. Il luogo e l’ora dell’appuntamento non sono stati scelti a caso. Piazza Indipendenza non è solo un ‘simbolo’, per lo sgombero avvenuto nell’agosto del 2017, ma anche una piazza molto vicina al ministero dell’Economia che gli organizzatori hanno annunciato di voler raggiungere. Alle 18 perché è l’orario di chiusura di molte attività interessate dalle nuove restrizioni emanate per arginare l’epidemia di Coronavirus e perché molti dei lavoratori precari e senza garanzie vivono grazie a impeghi nelle fasce orarie serali.

Che non sarà una piazza negazionista è scritto chiaro nell’appello che chiama alla mobilitazione: “Vogliamo curarci senza morire di fame”, si legge. Tra le richieste della mobilitazione c’è il reddito universale, una patrimoniale “che tassi i milionari e le multinazionali”, lo stop a sfratti e sgomberi, investimenti nel comparto medico, nei posti di terapia intensiva e sulla scuola, e un sostegno alle attività culturali e sociali del paese. La richiesta è quindi quella di strumenti adeguati per permettere a tutti di affrontare la crisi economica generata dalle chiusure e dalla pandemia, che ha colpito duramente precari, partite iva e tutte quelle persone costrette a vivere con lavori in nero. Famiglie che nel corso della prima quarantena si sono ritrovate senza entrate e senza sostegni adeguati e tempestivi, “solo con le briciole”, tanto da aver bisogno di pacchi alimentari, nella maggior parte dei frutto della solidarietà messa in campo da molte delle realtà che scenderanno in piazza sabato, per continuare ad assicurarsi il cibo.

Lo slogan sarà lo stesso comparso qualche giorno fa durante le proteste di Napoli - “Tu ci chiudi, tu ci paghi” – indice che la piazza romana vede come suo interlocutore il Governo e mira a dialogare con altre piazze scese in strada nei giorni scorsi, o che lo faranno nei prossimi, con le stesse motivazioni alla base. L’appuntamento per la mobilitazione è stato deciso mercoledì sera nel corso di un’assemblea alla quale hanno preso parte tantissime realtà romane: dagli spazi sociali agli studenti, dai movimenti per il diritto all’abitare al sindacato di base Usb fino a Nonna Roma e ai lavoratori dello spettacolo. L’appuntamento è già stato lanciato sui social anche se ufficialmente non è stato autorizzato. L’auspicio è che “si riconosca il diritto a mettere in campo manifestazioni di dissenso nate da un reale disagio sociale e non si prendano le piazze romane dei giorni scorsi come scusa per bloccare tutto”.

Nell’appello che lancia l’appuntamento si legge: “Ė il momento per chi crede che il Covid-19 sia un nemico comune, pericoloso e assassino; per chi crede nel personale sanitario che combatte in prima linea difendendo le nostre vite dentro un sistema sanitario martoriato dai tagli; per chi sta pagando il prezzo più alto dei lockdown mentre i padroni di Amazon, Google e di un pugno di multinazionali vedono i loro profitti impennarsi del 300%; per chi si è ritrovatə senza tutele, senza possibilità e con tanta solitudine intorno; per chi è precariə, per chi ha perso il lavoro, per chi rischia di perdere la casa, per chi sta perdendo la dignità dovendo chiudere la propria attività - che siano piccoli negozi, piscine e palestre, pub e ristoranti; di chiedere a gran voce di investire sul trasporto pubblico locale, nodo cruciale per battere la pandemia; per chi crede che cultura, cinema e teatro non siano un lusso ma una forza fondamentale della vita democratica, economica e culturale del paese; per gli studenti e le studentesse, ritrovatisi senza banchi e in strutture fatiscenti, e che stanno subendo decisioni dall'alto senza mai essere ascoltati; per chi non vuole più negazionistə e fascistə in piazza”.

Anche domani, venerdì 30 ottobre, per Roma sarà una giornata con molte manifestazioni. La mattina dalle 9.30 i lavoratori dello spettacolo saranno a Largo Argentina per poi spostarsi a piazza Montecitorio (dove il presidio è indetto da Cgil, Cisl e Uil) e nel pomeriggio alle ore 16 al ministero dello Sviluppo economico in via Molise. L’Usb sarà al mattino al 10 davanti alla Regione Lazio per una mobilitazione sul tema della sanità mentre nel pomeriggio sarà a piazza San Silvestro per un microfono aperto per i lavoratori dei settori colpiti dalle nuove restrizioni.

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