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Piazza del Popolo come Pontida: Salvini porta la Lega Nord a Roma, ma è un mezzo flop

Una piazza più leghista che italiana accoglie Salvini, chiedendo a Renzi di andare a casa. CasaPound sfila da villa Borghese fino all'obelisco e cambia nome: ecco "Sovranità"

Una piazza per prendersi il centrodestra e per urlare "Renzi a casa". Una scelta simbolica quella di Roma, per abbandonare definitivamente l'immagine della Lega solo del nord, del movimento secessionista, e per accreditarsi come partito-contenitore nazionale capace di guidare tutto il centrodestra alla riscossa. Cercava l'appuntamento con la storia Matteo Salvini. Lui, leader della Lega, puntava a riempire Piazza del Popolo, uno dei simboli della tanto odiata Roma ladrona. "Saremo 40.000", dichiarava in settimana. Una vittoria a metà la sua perché se di flop vero e proprio non si può parlare, non si può neanche parlare di piazza piena e di successo senza se e senza ma. Una sconfitta invece se si guarda all'altra piazza, quella dei #maiconsalvini, che a pochi chilometri sfilava, dall'Esquilino ai Fori, con trentamila persone.

"Siete centomila, fatevi sentire", arringava Matteo Salvini a fine comizio quasi a convincere la sua gente del successo. Ventimila al massimo, in realtà, secondo una nostra stima, le persone presenti. Altrettante, forse di più, le bandiere. A farla da padrone i vessilli della Serenessima, della Lega e della Padania, in coerenza con il Pontida style di bossiana memoria. Tante anche le bandiere di CasaPound, presente in piazza con una nuova sigla, Sovranità. I fascisti del terzo millennio, scesi da Villa Borghese in corteo, hanno colorato la piazza con le bandiere dell'Europa con un'enorme X rossa sopra. Immancabili le celtiche. Presenti, ma in minoranza rispetto ai simboli leghista / padani, i tricolori. Il tutto a far da contorno all'enorme quantità di cartelli anti Renzi.

A parlare dal palco esodati, studenti, sindacati di polizia e poi i partiti.  Simone Di Stefano, capo romano di CasaPound che viene però presentato come leader di Sovranità: "Salvini è assolutamente un leader da contrapporre a Renzi, non ce ne sono altri e noi lo sosteniamo. Perchè un romano oggi dovrebbe essere in piazza? Perché noi - conclude Di Stefano- condividiamo ogni singola parola del programma di Matteo Salvini. Ci sono 3 capisaldi: no euro; stop immigrazione e prima gli italiani, prima di tutti".

Tra gli applausi poi arriva il turno di Giorgia Meloni che non fa mancare la stocca a Marino: "E' l'allegro chirurgo lascerà Roma come i Lanzichenecchi e l'incendio di Nerone". Dunque dalla piazza si leva un 'vaffa...' diretto a Marino. "L'avete detto voi...", sorride Meloni.

Quindi il leader della Lega: "Dopo Monti, Letta e Renzi lo spread è molto basso ma la disoccupazione è 4 punti in più. Chissenefrega dello spread e delle regole dell'Europa, prima il lavoro e poi le regole della finanza".

"Il problema non è Renzi, lui è una pedina, è il servo sciocco a disposizione di qualcuno senza nome e cognome a Bruxelles. Renzi è lo strumento. Alfano è un problema per se stesso. Il problema sono le polemiche che portano avanti.Oggi lanciamo un percorso, ma non solo per il centrodestra, per tutti, anche ai delusi di Renzi e Grillo", insiste. "Dobbiamo smontare l'Europa, in questa piazza parte l'Italia di resistenza". Infine, Salvini se la prende con il corteo degli antagonisti: "Ce l'hanno messa tutta a non far riempire questa piazza, dai centri sociali agli sfigati occupa-chiese. Quattro barboni con i petardi volevano la piazza vuota, andate a lavorare".

Lega Nord e Casapound a piazza del Popolo

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