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ANSA/ANGELO CARCONI

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L'Europa si mobilita per il diritto all'abitare, a Roma presidio al ministero delle Infrastrutture: "Serve un cambio di passo"

Sabato 27 e domenica 28 marzo manifestazioni in diverse città europee. Nella Capitale appuntamento a Porta Pia: contro sgomberi, sfratti e per un uso delle risorse "che ci porti fuori dall'emergenza"

Sabato 27 e domenica 28 marzo in diverse città europee si terranno mobilitazioni per il diritto all’abitare, contro gli sfratti e la speculazione finanziaria nel mercato della casa. Si chiama Housing action day ed è stato lanciato dalla European Action Coalition for the Right to Housing and to the City (Coalizione Europea per il Diritto alla Casa e alla Città), una rete che unisce oltre 30 movimenti da 23 paesi europei. 

Anche Roma scenderà in piazza. L’appuntamento è a Porta Pia sotto le finestre del ministero deputato alle politiche abitative nazionali e alla gestione dei fondi ad esse destinati, che il neo Governo Draghi ha ribattezzato ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili. Una dicitura in linea con il curriculum del neo-ministro, Enrico Giovannini, economista ed ex presidente dell’Istat, per anni portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, da sempre molto attento alla questione delle disuguaglianze. 

Per questo i Movimenti per il diritto all’abitare, il sindacato Asia Usb e Noi Restiamo, insieme a RentvolutionEu e European Housing Coalition organizzatori della manifestazione, sperano in un “cambio di passo” in relazione alle “disastrose” politiche abitative messe in campo negli ultimi anni. “Una delle questioni al centro della giornata di protesta”, spiega a Romatoday Paolo Di Vetta, dei Movimenti per il diritto all’abitare, “riguarda l’uso delle risorse in arrivo con il Recovery Fund: speriamo che vengano utilizzate per una nuova stagione di politiche abitative pubbliche trascinando la questione fuori dall’emergenza”. Nuova edilizia popolare, in una città che vede in attesa circa 13mila 500 famiglie, “utilizzando il costruito e senza ulteriore consumo di suolo”.

Altro elemento “che abbiamo intenzione di porre all’attenzione del ministro è la necessità di affrontare il tema delle occupazioni non in termini di ordine pubblico ma mettendo in campo soluzioni abitative”. All’ordine del giorno, anche la richiesta di abolire l’articolo 5 della della legge Renzi-Lupi del 2014 che, impedendo l’iscrizione anagrafica a quanti non hanno titolo abitativo, complica per molte famiglie in disagio abitativo l’accesso a diritti connessi come, per esempio, il sistema sanitario nazionale. Nel mirino anche l'articolo 3 del medesimo decreto che regola la dismissione delle case popolari e che a Roma sta portando la Regione Lazio e Ater alla vendita di circa 7500 alloggi.

C’è poi la questione degli affitti, esplosa nell’anno di pandemia di Coronavirus: molte famiglie, rimaste all’improvviso senza reddito, non sono più riuscite a pagare l’affitto. Il numero degli sfratti, che solo a Roma ha sforato quota 80mila sentenze negli ultimi tredici anni, la maggior parte dei quali per morosità, è tornato a salire. “Il fatto che il costo degli affitti sia determinato dal mercato è un elemento che va rimesso in discussione con una legge. I canoni di locazione devono tornare sostenibili e ad essere tarati sulle capacità economiche delle famiglie”.

Un nodo urgente, dal momento che il 1 luglio 2021 scadrà la sospensione dell’esecuzione degli sfratti per morosità approvata dal Governo a causa dell’emergenza pandemica con “il rischio di creare notevole tensione in città”. Per le realtà che scenderanno in piazza il 27 marzo non è il sistema dei bonus ai proprietari la soluzione, “allunga l’agonia e non risolve il problema”, commenta Di Vetta. “Chiederemo la cancellazione delle procedure di sfratto, l’azzeramento dei debiti accumulati e una ricontrattazione del canone di affitto al ribasso, così che anche le famiglie in difficoltà possano restare nelle proprie abitazioni”. 

Nell’appello con il quale è stata chiamata la manifestazione di domani si parla di un “disastro non casuale” in tema di politiche abitative ma piuttosto di un “prodotto di deliberate scelte politiche a livello nazionale, nonché di scelte urbanistiche scellerate che hanno fatto sì che nelle città (e non solo) si cementificasse a dismisura per accontentare le pretese della rendita parassitaria e della speculazione finanziaria, senza badare alla sostenibilità ambientale, né tantomeno a quella sociale. Inoltre, con l’abolizione dell’equo canone, si è rinunciato al controllo pubblico sui canoni di locazione e ignorato il ruolo calmieratore dell'edilizia popolare nel mercato degli affitti”.

A questo si sono aggiunti i “processi di privatizzazione e dismissione del patrimonio degli enti previdenziali” e il “mancato controllato sulle modalità con cui sono stati realizzati gli interventi pubblici di edilizia agevolata nei famosi piani di zona”. Tutte scelte che, per gli attivisti, “hanno trasformato la casa da diritto e risorsa fondamentale, a un bene di scambio nelle mani di un mercato”. E ancora: “Si è scivolati sempre più verso la gestione dell'emergenza abitativa piuttosto che verso soluzioni strutturali”.

Migliaia di famiglie, continua l’appello, “hanno scelto di sopravvivere, non potendo affidarsi ai propri risparmi, al welfare familiare o statale, né volendo scegliere tra pagare il canone o le bollette, e la rinuncia a mangiare, o a curare la propria salute. Alcuni lo hanno fatto occupando in maniera organizzata, altri individualmente. C’è chi si è autoridotto, e non ha pagato l’affitto, chi ha smesso di pagare il mutuo alla banca”. L’unica cosa da fare “per risolvere questa situazione”, aggiungono gli attivisti, “è mettere le risorse economiche in arrivo a disposizione di una programmazione che trascini la questione dell'abitare fuori dall'emergenza”.

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