Il nido ai tempi del covid, la furia delle mamme: "Fra tamponi e quarantene ora ci tolgono anche le maestre"

La rabbia delle mamme di un nido a Garbatella e la lettera alla ministra Azzolina: "Le educatrici dovevano restare le stesse. I nostri figli erano affezionati, ed era una misura di contenimento del contagio"

Le telefonate al pediatra, mai così tante come nell'ultimo mese e mezzo anche solo per uno starnuto. D'altronde quello basta a costringere i bimbi a casa. Poi le file interminabili in auto per il tampone, le attese per il referto, i continui isolamenti domiciliari. E ancora gli orari rigidissimi d'ingresso per evitare assembramenti e come se tutto ciò non fosse sufficiente a destabilizzare ecco anche il cambio improvviso d'insegnante, unica certezza in un mare di nuove regole così difficili da digerire. 

"Questo non ci voleva, era l'unico punto di riferimento per i nostri figli che già sono abbastanza spaesati" tuonano le mamme del nido Bruco Verde, un asilo nel cuore della Garbatella. Da settimane si sfogano a vicenda nelle chat di whatsapp, provate come tanti genitori in città dalla nuova burocrazia che ha stravolto la scuola ai tempi del covid. Due mesi dalla riapertura degli asili trascorsi a fatica tra paure quotidiane, ostacoli e difficoltà di adattamento per i bimbi. 

"Mia figlia Lisa è in isolamento da dieci giorni, ha giocato con una bambina che è risultata positiva, poi invece è venuto fuori che era negativa fin dall'inizio ma il referto era sbagliato, un caos" racconta Simona, mamma di tre figli, la più piccola al Bruco Verde, gli altri due alla materna e alle elementari. Lisa ha già fatto due tamponi da quando è iniziata la scuola: "Sono quasi più i giorni che è stata a casa che quelli che è andata all'asilo". Idem per Michela, 36 anni, mamma di Emma. "Al primo raffreddore devo tenerla a casa, perché abbiamo firmato un patto di corresponsabilità, è giusto e ci adattiamo, ma paghiamo rette mensili per un servizio del quale quasi non riusciamo a usufruire, tanto è il tempo che i bimbi sono costretti a passare a casa". 

"I disagi maggiori li abbiamo avuti nel periodo dell'inserimento del più piccoli. Ho due figli, vanno in scuole diverse, e mio marito non può portarli entrambi perché uno non può aspettare solo fuori, ma non può neanche entrare nella scuola del fratello, per ragioni di protocolli anti contagio" racconta Federica T. , mamma di Giorgio e Mattia. "Per fortuna abbiamo una nonna che ci aiuta. Mio marito ha perso il lavoro durante la prima ondata di coronavirus e ora è disoccupato". È sua la firma di più mail inviate al municipio, al dipartimento Scuola, alla sindaca Virginia Raggi e alla ministra Lucia Azzolina. A far infuriare lei e le altre mamme del nido, lo spostamento di due insegnanti da una "bolla" (gruppo di 6,7 bambini che lavora isolato rispetto al resto, sempre tra le misure anticontagio) a un'altra. 

La ragione? Un vuoto d'organico improvviso colmabile solo con una supplente al 75% (che lavora su turni di quattro ore e mezzo) e la necessità (da normativa) di avere invece due maestre di ruolo, al 100%, nella "bolla" dei più piccoli. Insomma, le pedine erano necessariamente da spostare per far quadrare i conti e coprire tutte le ore, un po' lo scotto da pagare per una carenza di personale alla base e la presenza di supplenti che hanno contratti a orario ridotto. 

"Ci era stato assicurato che le educatrici sarebbero state fisse per tutto l'anno, anche per ragioni di precauzione legate al coronavirus. Improvvisamente è tutto cambiato" spiega Federica. Rivolge un appello alle istituzioni: "Sono a chiedere, come mamma e come donna, a nome di mio figlio e di quello di figli e mamme coinvolte di voler lasciare un po' di "normalità" ai nostri figli. Lasciateci le nostre educatrici Sonia e Tiziana, i nostri bimbi ne hanno bisogno". Già, perché c'è chi piange e non vuole più entrare a scuola perché non trova quel volto diventato finalmente familiare dopo tanti sforzi, tra abbracci solo virtuali e visi nascosti dalle mascherine. 
 

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