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Immagine di repertorio

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Le famiglie dei malati di Alzheimer non devono pagare la retta delle Rsa: il Tribunale di Roma ha accolto tre ricorsi

La Regione Lazio dovrà versare a queste tre famiglie oltrre 250mila euro di rimborsi in totale. Associazione Astolfi: "Avviati 38 procedimenti in tutta Italia"

L’assistenza presso una Residenza sanitaria assistenziale per gli anziani affetti da Alzheimer è una prestazione a elevata integrazione sanitaria. Per questo va considerata interamente a carico del sistema sanitario pubblico. Il Tribunale di Roma, con tre diverse sentenze, ha accolto la richiesta di rimborso di altrettante famiglie, assistite dai legali di Avvocato del Cittadino Associazione Astolfi, condannando la Regione Lazio a pagare oltre 250mila euro. 

“Molte famiglie sono costrette a ricoverare presso una Rsa i genitori anziani malati di Alzheimer o affetti da demenza grave. Queste residenze forniscono prestazioni sia sanitarie sia alberghiere”, spiega l’avvocata Emanuela Astolfi. “Mentre le prime sono pagate dalla Regione – nel caso del Lazio si tratta di circa 1.890 euro a paziente per ogni mese – le seconde sono a carico del cittadino. Il calcolo della compartecipazione è in base all’Isee e cumula anche i redditi dei figli non inclusi nel nucleo familiare. Così la maggior parte delle famiglie si ritrova a versare circa 1.900 euro al mese. Il nostro ricorso si basa sul fatto che la peculiarità della malattia rende impossibile distinguere tra le prestazioni socio-assistenziali e quelle sanitarie. Per un malato di Alzheimer tutto è di rilievo sanitario. Il Tribunale di Roma ci ha dato ragione”. 

L’attività prestata in favore di un soggetto gravemente affetto da morbo di Alzheimer o demenza grave ricoverato in una Rsa, spiega ancora Astolfi, “riceve un’assistenza di natura prevalentemente sanitaria, quindi di competenza del Servizio sanitario nazionale, ai sensi dell’art. 30 della legge n. 730 del 1983. La richiesta di compartecipazione alla retta per le prestazioni assistenziali non è quindi legittima”.

Non è la prima volta che un giudice si esprime in questo modo. Avvocato del Cittadino Associazione Astolfi aveva ottenuto una prima sentenza positiva nel 2016. Negli anni successivi sono scattate altri 38 procedimenti simili in tutta Italia, molti dei quali a Roma. I primi tre sono arrivati a sentenza ieri. In tutti e tre i casi i figli hanno agito nei confronti del Sistema sanitario regionale per chiedere il rimborso di quanto versato a titolo di quota alberghiera per la degenza dei genitori. 

Quasi 88mila euro in un caso, 103mila euro nel secondo e 75mila euro nel terzo, oltre agli interessi legali. In un caso, non è stato ottenuto solo il rimborso delle spese pregresse, ma la famiglia in questione non dovrà più versare la retta. 

“Siamo felicissimi per le famiglie che finalmente hanno ottenuto giustizia”, conclude l’avvocata Emanuela Astolfi. “Sono oramai 4 anni che combattiamo, con il fervore richiesto da questo tipo di battaglie. Non è finita qui: abbiamo ancora più di 30 giudizi pendenti in tutta Italia. Conosciamo la storia e le sofferenze di queste famiglie: c’è chi deve scegliere mensilmente se pagare la retta per il genitore malato o se mantenere la propria di famiglia, c’è anche chi non paga da mesi le fatture delle Rsa perché troppo elevate. Siamo davvero soddisfatti per queste tre sentenze”.
 

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