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Malagrotta: il Comune chiede altro tempo, ma i comitati lanciano l'allarme

I comitati: “Si rischia una nuova Seveso”. L'assessore De Lillo: “Impossibile trovare un'area entro il 31 dicembre. Sbagliato limitarsi ad aree all'interno del Gra”. Alemanno intanto annuncia un nuovo incontro Regione-Comune-Governo

La chiusura parziale di Malagrotta è già iniziata, ma la sensazione è che nell'aria ci sia una possibile nuova richiesta di proroga. Lo fanno intendere le parole dell'assessore all'Ambiente del Comune di Roma Fabio De Lillo e soprattutto le paure dei comitati di zona che ieri hanno lanciato un grosso allarme: “Si rischia una nuova Seveso”.

COSA ACCADDE A SEVESO?
Seveso è un Comune della Brianza che nel 1976 fu investito da uno dei più grandi disastri della storia italiana. Comunemente il disastro di Seveso è associato alla fuoriuscita di una nube di diossina che comportò l'inquinamento di aria e di terreni. Verso le 12:37 di sabato 10 luglio 1976 nello stabilimento della società ICMESA di Meda, confinante con Seveso, un reattore chimico destinato alla produzione di triclorofenolo, un componente di diversi diserbanti, perse il controllo della temperatura e si scaldò oltre i limiti previsti.

L'ALLARME
I comitati di Malagrotta temono che si verifichi lo stesso problema nell'area della più grande discarica d'Europa. Ieri hanno lanciato l'allarme alla presenza di del presidente della Commissione Ambiente Andrea De Priamo e dei consiglieri municipali Augusto Santori e Marco Palma. Nel corso del sopralluogo i componenti del comitato di cittadini Pisana 64 e dei residenti del quadrante Monte Stallonara di fronte alla Regione Lazio, hanno riportato l'attenzione sia alla inesistente sicurezza stradale di via della Pisana sia sul problema di sicurezza ambientale del quadrante Malagrotta con la discarica, il gassificatore in funzione a regime, il bruciatore di rifiuti ospedalieri e la adiacente raffineria di Roma.

  Ora è il tempo dell'assunzione di responsabilità, dei fatti. Non delle parole. Sulla discarica di Malagrotta servirebbe più serietà  
“Potrebbe verificarsi una nuova Seveso”, è l'allarme del consigliere Palma. “Già da mesi ho presentato un esposto sulla totale assenza di piani di evacuazione per i Comuni di Roma e Fiumicino e oggi siamo qui a ribadire che manca quanto previsto dalla normativa vigente su questo quadrante sul quale incombe la discarica più grande d'Europa ed un sostanziale rischio di proroga per altri 5 anni”.

IL COMUNE
Sulla proroga facciamo un brevissimo riepilogo. La chiusura della discarica di Malagrotta doveva avvenire già lo scorso Dicembre. Il Sindaco Alemanno chiese e ottenne dalla Regione una proroga, impegnandosi a rintracciare un sito alternativo quanto prima. L'impegno è stato sottoscritto all'interno di un accordo che prevedeva il contestuale aumento della quota di differenziata, con contemporaneo stanziamento di fondi da parte della Regione.

Dalla stipula dell'accordo sono passati 7 mesi e ieri l'assessore all'Ambiente De Lillo ha dichiarato: “Dovendo decidere un'area e attrezzare una nuova discarica penso che entro il 31 dicembre non sia possibile farlo, in questo caso non serve fare scelte affrettate. Stiamo individuando le aree. Non si può pensare di limitare la scelta a Roma, stiamo individuando diverse aree tra cui anche fuori dal Gra”.

Il Sindaco Alemanno ha annunciato un prossimo incontro tra Comune, Regione e Governo in cui verranno prese decisioni sulla discarica di Malagrotta.

L'ACCUSA
Se la Regione ieri ha sostanzialmente taciuto, un affondo contro il Campidoglio è arrivato dal presidente del XVI municipio Fabio Bellini del Partito Democratico: “Ora è il tempo dell'assunzione di responsabilità, dei fatti. Non delle parole. Sulla discarica di Malagrotta servirebbe più serietà. Il Campidoglio non utilizza fondi già stanziati". Bellini fa riferimento a 3 milioni di euro stanziati dalla Provincia, 12 milioni stanziati dalla Regione per il risanamento dell'area della Massimina.
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