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Un consigliere su cinque ha mollato Raggi: così la sindaca è rimasta senza maggioranza

Il passaggio di De Vito a Forza Italia è solo l'ultimo d'una lunga serie di addii

Era una maggioranza bulgara quella che i cittadini romani avevano messo a disposizione di Virginia Raggi. Dei 49 consiglieri che fanno parte dell’Aula Giulio Cesare, ad inizio mandato, la Sindaca poteva infatti contare su una squadra di 30 pentastellati. Oggi sono rimasti in 24, sindaca compresa.

L'addio di De Vito

L’addio di Marcello De Vito è solo l’ultimo d’una lunga serie. Il presidente d’aula, che è stato il primo grillino a candidarsi per la fascia tricolore, nell’annunciare il suo passaggio a Forza Italia è tornato ad accusare il Movimento 5 stelle di “troppe capriole ideologiche”. Una sorta di trasformismo, rispetto ai principi che avevano portato all'elezione di Raggi e della sua maggioranza, da cui l'ex pentastellato ha deciso di prendere le distanze.

La stagione delle esplusioni

La decisione di De Vito arriva al termine d’una consiliatura che, negli ultimi 3 anni, ha dovuto registrare una serie di addii. Il primo è stato quello di Cristina Grancio, oggi candidata alle primarie di centrosinistra con il Partito Socialista. La consigliera in realtà è stata messa alla porta, nell’aprile del 2018. Espulsa dopo esser stata,"materialmente isolata dal gruppo M5S con l’estromissione dalle chat” aveva spiegato all’epoca dei fatti. 

Due anni più tardi è arrivata un’altra espulsione. In questo caso nei confronti di Monica Montella, come Grancio una voce critica all’interno del Movimento romano. Aveva dichiarato, in un’intervista a RomaToday, di pensare che il M5s “ per cui ho impegnato tanti anni di attivismo” sia “un’altra cosa”. E che quel Movimento “oggi purtroppo a Roma non esiste più”.

Gli addii in rapida successione

In rapida successione sono poi arrivate le dimissioni di Maria Agnese Catini, che ha lasciato il M5s abbracciando Revoluzione Civica, il movimento fondato dalla minisindaca (altra ex M5s) Monica Lozzi. Se n’è andata nel 2021 dichiarando che “ i principi iniziali del Movimento sono solo un ricordo, l'ascolto e la partecipazione non vengono più praticati a nessun livello”. E’ stata poi la volta di Gemma Guerrini, passata al Gruppo Misto e di Simona Ficcardi, approdata nel partito dei Verdi.

La fronda interna

Terminata la stagione delle espulsioni, il M5s romano deve fare i conti con i “malpancisti”. Una sorta di fronda interna alla rielezione di Virginia Raggi, di cui fa parte Enrico Stefàno. Il decano del Movimento, attualmente presidente della commissione Mobilità, ha già fatto sapere di non volersi più ricandidare. Nel comunicare la propria decisione Stefàno non ha nascosto il suo disappunto  perchè “per la prima volta nella storia, un Sindaco ha perso 5 Municipi, formalmente 5 consiglieri, ma in realtà molti di più (perchè si deve tenere conto appunto della fronda), ed ha cambiato assessori non si sa quante volte” . 

Una maggioranza senza numeri

In realtà, con l’addio di De Vito, i consiglieri “formalmente persi” sono 6. Ed a questi si devono sommare appunto i quattro che, pur restando interni al gruppo pentastellato, sono spesso in contrasto con la ratifica delle decisioni prese dalla giunta Raggi. Il risultato è che i numeri della maggioranza, già insufficienti per definirsi tale, sono ancor meno di quello che formalmente risulti. Con tutte le conseguenze che può comportare in materia di gestione dell’Aula Giulio Cesare. Non tanto per un eventuale sfiducia, quanto per gli atti che, da qui in avanti, l’assemblea capitolina sarà chiamata a votare.

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