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Virginia Raggi in Consiglio comunale, immagine d'archivio

Virginia Raggi in Consiglio comunale, immagine d'archivio

La lenta agonia della maggioranza M5s in Campidoglio: il bilancio sarà l'ultimo provvedimento ad avere i voti

Previste defezioni a stretto giro nel gruppo grillino. A rischio il voto degli atti in aula, un boomerang per la stessa sindaca Raggi

Due consigliere grilline si preparano all'addio, condannando di fatto il M5s in Consiglio comunale a una lenta agonia. Tradotto: alla maggioranza in Campidoglio potrebbero mancare i numeri. O meglio, quando le defezioni si concretizzeranno, (con ogni probabilità dopo il voto alla manovra di bilancio previsto per questa settimana), ogni seduta d'Aula dovrà poter contare sulla presenza di tutti i consiglieri, o in caso di assenze su quella della sindaca Virginia Raggi, di rado tra gli scranni. Sempre poi che tutti i votanti siano allineati. Capiamo meglio. 

Perché i numeri sono a rischio

"Eravamo 29 più la sindaca", ricorda qualcuno non senza amarezza. Maggioranze bulgare di quando il M5s in aula Giulio Cesare era pronto e cambiare Roma a partire da un gruppo di consiglieri compatto. Bei tempi andati. Dopo gli addii delle ex Cristina Grancio e Monica Montella, ora pronte a mollare, secondo quando apprende RomaToday, ci sarebbero anche le consigliere Maria Agnese Catini e Simona Ficcardi. Il che significa che il gruppo, dai 29 iniziali, rischia di ridursi a soli 25 membri tra i banchi dell'Assemblea.

Il totale dei consiglieri in Aula, lo ricordiamo, è di 48 più la sindaca. Perché il Movimento mantenga la maggioranza durante le votazioni servono quindi tutti quei 25 consiglieri presenti. Se anche solo uno si assenta dovrà essere presente la sindaca Raggi a colmare il vuoto. Servono tutti e 25 consiglieri ma soprattutto servono tutti allineati. Un'ardua impresa.

Di quei 25 fa infatti parte anche la "fronda" ribelle di Enrico Stefàno, Alessandra Agnello, Donatella Iorio, Angelo Sturni, Marco Terranova, sempre pronti a muoversi contro corrente, e il presidente dell'Assemblea capitolina Marcello De Vito, che proprio lo scorso giovedì ha aperto la seduta d'aula in streaming direttamente dal Tribunale dove nel frattempo è partito il processo a suo carico per corruzione, nell'ambito dell'inchiesta sullo stadio della Roma. Figura quella di De Vito non sempre allineata a Raggi. Una delle tante pedine incontrollabili per una maggioranza zoppicante che ora rischia di schiantarsi a ogni provvedimento in calendario. Ma veniamo ai prossimi addii. 

Chi si prepara a lasciare

Secondo quando apprendiamo sarebbero due le consigliere con un piede già fuori dall'universo grillino. La prima è Maria Agnese Catini, pentastellata della prima ora, presidente della Commissione Politiche sociali, un passato a sinistra, amica dell'ex deputata oggi consigliera regionale Roberta Lombardi - che invece di Raggi è acerrima nemica - in rotta da tempo con la prima cittadina e il suo operato. La seconda è Simona Ficcardi, da sempre in prima linea sui temi ambientalisti cavalli di battaglia del M5s, in aperto scontro con Raggi da quando la sindaca scelse Monte Carnevale per costruire la discarica di Roma, disconoscendo le promesse della precedente campagna elettorale fatte ai cittadini della Valle Galeria.

Le motivazioni dell'addio

Ma a far scoppiare la bomba del malcontento, di Catini, Ficcardi e non solo, è stata la scelta della sindaca Virginia Raggi di ricandidarsi alle prossime elezioni. Decisione non condivisa, è l'accusa, nè con la base di attivisti nè con i consiglieri, calata dall'alto la scorsa estate e da molti grillini letta solo sui giornali, senza nemmeno mezzo accenno alla possibilità per gli iscritti di un voto su Rousseau. Uno scandalo per tutti quei pentastellati che hanno sempre tenuto alta la bandiera della trasparenza e della condivisione. Si spaccò già allora il Consiglio comunale, con la su citata "fronda" di ribelli capitanata da Stefàno, e si spaccò anche la giunta. 

Altro episodio significativo che fece montare la protesta, e che toccò la consigliera Catini da vicino trattandosi del suo territorio d'origine, la cacciata dell'ex presidente del IV municipio Roberta Della Casa, sfiduciata lo scorso maggio dall'intera maggioranza M5s ma fatta rientrare dalla finestra da Raggi nella veste di commissario straordinario.

Uno schiaffo alla "base", quella che contro Della Casa si era espressa in modo più che esplicito, e segnale dirompente di uno scollamento profondo della sindaca dai suoi attivisti e dai suoi territori. Un gesto che mandò su tutte le furie non solo Catini ma anche diversi consiglieri capitolini ed esponenti municipali. Qualcuno alzò solo la voce per poi rientrare nei ranghi, altri se ne andarono sbattendo la porta, vedi la presidente del VII municipio Monica Lozzi uscita dal Movimento due mesi dopo.  

Fu da quell'episodio che si pose pubblicamente il tema: Raggi non ascolta più la base, ha accentrato il potere e le decisioni per la città intorno a pochi fedelissimi ignorando tutto e tutti. "Quando venne eletta si riuniva sempre con la maggioranza, proponeva, ascoltava si confrontava", racconta un esponente del M5s vicino alla giunta. "Oggi è cambiato tutto, partecipa a riunioni solo per comunicare questioni già decise".

Due addii che a onor del vero non sorprendono. Anzi, sorprende forse che non siano arrivati prima. Da tempo in Campidoglio si è formato un gruppo di "ribelli" variamente alimentato dai continui malumori contro la sindaca "regina". Alla base di una scelta, quella delle due consigliere, che può sembrare tardiva forse la presa d'atto oggi che il Movimento non si cambia più. Che indietro non si torna. Che Raggi ha fallito ogni tentativo di ricompattare il gruppo proprio in vista dell'appuntamento elettorale.

Gli ultimi malcontenti

Due le ultime mosse della sindaca servite solo a gettare benzina sul fuoco. La prima è l'ultimo rimpasto di giunta della scorsa settimana, quello che ha messo alla porta l'ex assessore al commercio Carlo Cafarotti e l'ex vicesindaco Luca Bergamo. Entrambi erano infatti considerati all'unanimità capaci e potevano vantare un pacchetto di buoni risultati ottenuti durante il mandato. Ma non erano abbastanza fedeli alla linea Raggi. Seconda mossa che ha sollevato polemiche tra i consiglieri, l'ingresso in squadra della giornalista Federica Angeli come delegata alle periferie. Come se nelle periferie, è il ragionamento, non ci fossero già consiglieri comunali attivi e maggioranze municipali che lavorano da anni a stretto contatto col territorio.  

I motivi per mollare ci sono quindi, sono diversi e cresciuti nel tempo. E ora il problema si fa tecnico perché con gli addii all'orizzonte i numeri in Aula sono a rischio e non passano i provvedimenti. Il quadro in Aula è ballerino e la sindaca troppo impegnata in una campagna elettorale in pieno svolgimento (ancora facile perché senza rivali né a destra né a sinistra) rischia di non accorgersi di un caos interno che le si potrebbe rivoltare presto contro. Un Consiglio comunale con una maggioranza agonizzante che traballa a ogni seduta è un Consiglio che non approva gli atti della giunta, quelli voluti dalla sindaca. Un boomerang che rischia di minarne la sua stessa corsa bis al Campidoglio. 

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