Politica

Mafia Capitale, Danese: "C'è una cooperazione pulita, ripartiamo da lì"

L'assessore alle Politiche Sociali interviene alla conferenza stampa di Cittadinanza Attiva Lazio, e a pochi giorni da Mafia Capitale 2, fa il punto sul terzo settore: "Servono nuove regole, non è tutto marcio"

Politica e criminalità che si guardano ammiccanti. Un occhiolino tira l'altro tra bustarelle e soldi pubblici regalati senza freni. Tra una sponda e l'altra il terzo settore, traino tra mele marce, che oggi rischia con gli scandali messi a nudo da Mafia Capitale di non liberarsi tanto presto dalla macchia degli scandali. E invece, mentre la cordata di cooperative di Buzzi&co faceva piazza pulita degli appalti sul sociale, tante altre associazioni "trovavano le porte sbarrate". 

Francesca Danese, l'assessore che da gennaio occupa la poltrona più delicata della giunta Marino, da tre mesi è sotto scorta per pesanti minacce di morte, prova ad allontanare il pericolo generalizzazioni. "Si riparte dalla cooperazione sana che esiste, il volontariato non è tutto uguale". Prende la parola alla conferenza stampa di Cittadinanza Attiva Lazio sul nuovo ruolo di movimenti civici e volontariato dopo il terremoto del Mondi Mezzo. D'altronde lei ne sa qualcosa. Presidente del Cesv (Centro di Servizio per il volontariato) prima di sostituire Rita Cutini in viale Manzoni, nella cooperazione sociale si è impegnata e formata. 

"C'è una Roma pulita, fatta di associazionismo e cooperazione sana, che non a caso ha subito per diverso tempo l'interruzione totale del dialogo con la pubblica amministrazione". Danese racconta cinque mesi di incarico fatto di operazioni sempre e comunque a ribasso, di margini di manovra sempre e comunque limitati, dove progettare avanzando era impossibile senza prima riordinare. 

"Penso a tutti gli affidamenti diretti che ho trovato - spiega - dal 2009 in poi, senza monitoraggio nè valutazione alcuna, e penso a tutte le emergenze create ad hoc, al taglio di fondi nel 2008 alle politiche sociali". Qualche immagine torna alla mente, e oggi con le indagini trova posto nel puzzle degli scandali. "Mi ricordo quando scrisse a marzo 2014 (come presidente del Cesv, ndr) una lettera agli amministratori in cui chiedevo un incontro con noi, ero molto preoccupata per l'assenza di fondi, nessuno ci ha mai ricevuto".

No, perché le porte erano aperte solo per i soliti noti. Le gare pubbliche andavano deserte perché in pochi si opponevano ai corruttori, disposti a tutto pur di eliminare la concorrenza. Ora però che il vaso è scoperchiato si prova a ripartire. "Con il prefetto ci siamo detti che va fatto ripartire un tavolo che si occupi del tema delle migrazioni, in cui siano presenti quelle associazioni e cooperative che vogliono ricominciare. Roma merita un sistema di accoglienza nuovo". Un laboratorio sull'accoglienza, e nuovi servizi restituiti alla città, senza demonizzare il terzo settore, quello pulito. 

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