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Al Macro Asilo la città sotto sgombero si è fatta opera d'arte

Martedì la conferenza stampa di ‘Stati generali – Prove tecniche di rivoluzione’

Foto di © Giovanni De Angelis

La città degli spazi sociali autogestiti e dei palazzi trasformati da famiglie di senza casa in “laboratori meticci”, quella delle reti “che sprigionano energie” e dei quartieri popolari che dal deserto a cui sembravano destinati “si sono presi” gli spazi che mancavano a una vera e propria comunità. La città sotto sgombero come un’opera d’arte da “valorizzare” nelle ultime tre settimane è stata la linfa vitale di una delle stanze del Macro Asilo, il “museo che si fa città” appunto, che ha ospitato un lungo elenco di realtà romane tra movimenti, comitati di quartiere, occupazioni, cittadini e intellettuali “inorganici” tra cui anche il fotografo Tano D’Amico con il suo ultimo libro intitolato ‘Guerra ai poveri’.

‘Stati generali – Prove tecniche di rivoluzione’ è il nome dato dal direttore del Macro Asilo, Giorgio de Finis, alla rassegna di assemblee e piccole lezioni sulla città organizzata insieme allo scultore e attivista Massimo Mazzone. “L’idea era quella di porre l’attenzione sul numero impressionante di realtà sotto sgombero o sotto sfratto”, le parole di de Finis all’inizio della conferenza stampa finale che si è tenuta martedì nella sala rossa del museo di via Nizza. “Da una parte abbiamo voluto fare il punto su questa situazione che sta desertificando Roma e dall’altra valorizzare le assemblee quali momenti di democrazia orizzontale importanti per ciascuna delle realtà presenti e che già avvengono all’interno dei singoli spazi. Così come il museo valorizza le opere d’arte, con questa iniziativa abbiamo voluto valorizzare pezzi di Roma oggi necessari a frenare l’idea che le città siano un qualcosa da spremere e che devono produrre solo rendita”.

Così, dopo aver abitato una stanza del museo cittadino per quasi tre settimane, martedì i volti e le parole degli animatori di questa città “sotto attacco” hanno letto in sequenza una serie di comunicati stampa. C’era l’occupazione di via Volonté “realizzata con soldi pubblici e poi venduta all’asta” e quella di viale del Caravaggio, abitata da “130 famiglie delle quali 71 minori”, in cima alla lista degli sgomberi stabiliti dalla Prefettura, decisa a resistere “contro chi ci vuole fragili e invisibili”. C’era l’Atelier autogestito Esc, “che il 30 novembre compie 15 anni” passati “tra i movimenti studenteschi e femministi”, spazio “per laboratori artistici, informazione indipendente e decine di associazioni” a rischio insieme a una lunga serie di realtà un tempo riconosciute dalla delibera comunale numero 26, oggi schiacciate da richieste di morosità da parte dell’amministrazione capitolina proprietaria degli immobili nei quali sorgono.

C’erano gli attivisti del Forum per la tutela del Parco di Aguzzano e del Casale Alba Due, sotto sgombero sempre per volere dell’amministrazione capitolina. E ancora la Rete Roma Sud, formata da “un fronte comune solidale” di realtà sociali nell’VIII municipio, che ha presentato una mappa dedicata a Renato Biagetti, il giovane ucciso da “coltellate fasciste” nella notte tra il 26 e il 27 agosto del 2006; le realtà del quartiere popolare del Tufello; ‘Grande come una città’, il movimento nato nel III municipio “per rivendicare spazi culturali” in un quadrante che ne è privo; il Coordinamento cittadino sanità che si batte da anni per “l’accesso alla salute per tutti”; la redazione de La voce delle lotte; l’occupazione di Colle Salario e quella di Casal Boccone, ex clinica trasformata in case per decine di persone e in un “nuovo teatro aperto al quartiere”.

E ancora Communia, il centro sociale di via dello Scalo di San Lorenzo, uno dei pochi pezzi di città viva all’interno del quadrante abbandonato di via dei Lucani. C’era anche il Metropoliz, la “città meticcia” nata all’interno dell’ex fabbrica della Fiorucci di via Prenestina, la culla di quel Museo dell’altro e dell’altrove che ha visto proprio Giorgio de Finis come direttore. “Una sperimentazione tutt’altro che semplice”, una realtà “che non riusciamo a raccontare” ma “che abbiamo vissuto” com’è vissuto il museo occupato ed informale che da ormai un anno e mezzo fa ha ‘contagiato’ un’istituzione capitolina con il Macro Asilo che chiuderà il 31 dicembre prossimo dopo che Palaexpo ha deciso di non rinnovare l’incarico a de Finis e di mettere a bando la direzione del museo. Intanto per tre settimane la città che rischia di essere cancellata da sgomberi e sfratti messi in campo dalle istituzioni a vari livelli si è fatta opera d’arte nelle stanze del museo.

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