Macro Asilo al capolinea, il nuovo bando per il direttore promuove il museo di De Finis ma lo 'uccide'

Presidente di Palaexpo: "Ora serve uno sviluppo trasparente". De Finis: "La città autogestita funziona e fa paura"

Un evento al Macro Asilo con Ascanio Celestini (Foto Giorgio Sacher)

Il Macro Asilo promosso a pieni voti, come esperienza da “rilanciare” e “ampliare”. Ma senza Macro Asilo. Il ‘museo che si fa città’ di Giorgio De Finis terminerà il 31 dicembre 2019, alla scadenza del progetto sperimentale di 15 mesi. Per il dopo De Finis, sono già sulla scrivania del presidente di Palaexpo, Cesare Pietroiusti, le proposte dei nuovi aspiranti direttori dello spazio di via Nizza che hanno risposto all’avviso pubblicato dall’azienda capitolina che oltre al Macro gestisce anche il Palazzo delle Esposizioni e il Mattatoio. Lunedì 22 luglio è scaduto il termine per la presentazione delle candidature e delle proposte per la gestione del Macro dal 1 gennaio del 2020 al 31 dicembre del 2022. 

Così finisce l’esperienza voluta dal vicesindaco con delega alla Cultura, Luca Bergamo, ispirata al museo abitato Maam sorto all’interno dell’ex fabbrica Fiorucci occupata di via Prenestina, oggi ai primi posti della classifica degli sgomberi stilata dalla Prefettura. Un'esperienza, quella del Macro Asilo, che dal 1 ottobre 2018 al 30 giugno 2019 ha registrato 180 mila visitatori, con ingressi in crescita nel mese di giugno pari a 28.614 presenze.

Secondo i numeri ufficiali forniti da Macro Asilo, nello stesso lasso di tempo sono stati realizati 3168 eventi, coinvolti 710 artisti, il 42 per cento dei quali sono donne, sono stati ricevuti 205 ospiti internazionali, tenute 112 lectio magistralis, 89 tra convegni, conferenze e forum, 279 dibattiti e tavole rotonde, 144 lezioni del "dizionario contemporaneo". E ancora 292 performance, 49 studi d'artista atelier, 24 'project room', 102 installazioni, 157 laboratori e 411 proiezioni di film e documentari. Tra le sue stanze hanno avuto voce artisti, filosofi, fotografi, architetti e scrittori, nomi di fama nazionale e internazionale quanto  emergenti, ma anche dibattiti e tavole rotonde con realtà di movimento e cittadini, presentazioni di libri, spettacoli teatrali e musica dal vivo.

Nel futuro del Macro resterà quindi l’idea del Macro Asilo, ma non chi l’ha pensata. Si legge nell’avviso: “Il museo Macro si è dimostrato, con il progetto sperimentale Macro Asilo, in grado di creare, all’interno dei suoi spazi una dimensione aperta alle proposte di artisti, curatori e ricercatori provenienti dalle diverse discipline; nonché di promuovere un dialogo con la città, partecipativo, gratuito e accessibile a tutti”. 

Una proposta progettuale che, si legge ancora nel bando "valorizza la funzione del museo pubblico, una proposta radicale e coraggiosa, che mette al centro della sua missione e della sua strategia la creazione di processi partecipativi nella costituzione di vere e proprie comunità di indagine e di apprendimento. In termini di risposta del pubblico, il Macro, animato dal progetto Macro Asilo, è riuscito a coinvolgere strati più vasti di popolazione, tradizionalmente lontani dal rapporto col museo, e di proporre messaggi culturali e sociali in maniera nuova dando un senso dinamico alla sua funzione di istituzione pubblica, aprendo a nuove possibilità di interpretazione del patrimonio, di sperimentazione e ricerca, di fare esperienze individuali e collettive”.

Leggi intervista integrale a Cesare Pietroiusti

Leggi intervista integrale a Giorgio De Finis

Per questo l’Azienda Speciale Palaexpo "intende sostenere, rilanciare, ampliare il progetto di un Macro aperto e plurale, luogo in grado di proporre un’offerta culturale variegata e accessibile nonché forme di ricerca e sperimentazione sia sui linguaggi artistici che sulle modalità di fruizione della cultura nella società contemporanea”. Il nuovo direttore, quindi, si dovrà ispirare ai principi introdotti dal Macro di De Finis ma il direttore che viene dal Maam non sarà riconfermato.

Il presidente di Palaexpo, Cesare Pietroiusti, spiega così a Romatoday questa scelta: "All'interno di una nuova visione del museo pubblico, il Macro Asilo rappresenta un esperimento di straordinaria importanza. Uno dei primi in Europa a portare a un'emancipazione del pubblico attraverso la partecipazione e non solo per il semplice livello qualitativo delle mostre", le sue parole. "La scelta di De Finis è stata opportuna per far ripartire un museo che viveva un momento di debolezza. Ma è stato scelto dall'assessore Bergamo in condizioni di eccezionalità procedurale, quando il nostro cda non era ancora stato nominato. Per questo il bando non è una bocciatura del progetto di De Finis ma un tentativo di dargli uno sviluppo trasparente e integrato in una logica più ampia".

Non la pensa così Giorgio De Finis che a Romatoday denuncia: "Il Macro Asilo è la dimostrazione che un pezzo di città autogestita e anarchica funziona molto bene ma dà spazio anche a persone non gradite. E questa non è un zona di confort per le istituzioni”. De Finis non ha partecipato al bando: "Il mio contratto prevede la possibilità di un 'due più due'. In primavera ho presentato al cda il progetto per il 2020-21. Si chiama Macro EXposition ed è nato dall'idea di reintrodurre le mostre nel museo. Si trattava di una macchina complessa, che avrebbe fatto dialogare quattro o cinque esposizioni insieme, con criteri diversi, in modo da far emergere la cornice che si cela dietro alle mostre e affrontare la questione anche da un punto di vista teorico. Ho esposto il progetto al cda di Palaexpo ma nessuno ma ha mai risposto, neanche per dirmi che non gli è piaciuto. Per questo non ho partecipato, perché è il bando è già una bocciatura al mio progetto. Il vicesindaco Bergamo e il cda di Palaexpo si devono prendere la responsabilità di chiudere un'esperienza che sta funzionando". 

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