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Campidoglio, maggioranza M5s spaccata: tutti i fronti aperti che bloccano il Consiglio in piena emergenza

Liti e malumori continuano a caratterizzare le dinamiche interne alla maggioranza. Ecco le principali questioni che agitano le acque a palazzo Senatorio

Aula capitolina (foto Ansa)

Dalla spaccatura in Consiglio sul tema del porta a porta alla proposta di delibera a firma Marcello De Vito per l'istituzione di una Consulta per Roma, rispedita al mittente dalla sua stessa maggioranza, dai mal di pancia sul funzionamento della cabina di regia per l'emergenza al caso Tiburtino, con la sfiducia che a breve piomberà, salvo sorprese, sulla testa della minisindaca Roberta Delle Casa. Le fonti di frizioni e malumori all'interno dei Cinque Stelle sono all'ordine del giorno. Fase 1 o fase 2 dell'emergenza coronavirus poco cambia. Per quanto il gruppo si sforzi di farsi vedere compatto a un anno dalle elezioni, più fronti aperti di scontro e le continue difficoltà a raggiungere il numero legale in Aula, tradiscono una coesione solo predicata.

La lite sulla raccolta rifiuti

Ultimo litigio in ordine di tempo la proroga a Multiservizi della raccolta porta a porta dei rifiuti ai negozianti, richiesta (per scongiurare i licenziamenti dei dipendenti) dalla consigliera di opposizione Cristina Grancio. La maggioranza si è letteralmente spaccata in due alla seduta di Consiglio comunale del 30 aprile, con il presidente della commissione Commercio Andrea Coia, contrario, che ha abbandonato la seduta insieme a buona parte dei consiglieri, e Roberto Di Palma che ha espresso invece il voto favorevole del gruppo, insieme a Giuliano Pacetti, Agnese Catini, Daniele Diaco, Stefano Simonelli e Marcello De Vito. 

"Non c'è stato il tempo evidentemente per chi ha votato di leggere l'atto" commenta Coia tagliando corto ma ricordando che in una precedente mozione il no alla proroga era stato già stabilito. L'ex capogruppo Ferrara lo spalleggia: "Ha fatto benissimo", poi prova a raddrizzare il tiro, "comunque siamo coesi, non è questo il tempo delle divisioni, tra un anno ci sono le elezioni, gli obiettivi sono tanti". I dissapori però non sono un una tantum e sembrano riflettere il clima generale. 

Il muro dei consiglieri alla delibera De Vito

Prova ne è un'altra polemica in corso sulla proposta di delibera n.92/2020, firmata dal presidente dell'Assemblea Marcello De Vito, che a sorpresa si è scontrata con il muro di buona parte dei consiglieri. Dal titolo Forum Roma 2030/2050, prevede la realizzazione di un nuovo organismo permanente di confronto sul futuro della città, una sorta di Consulta articolata su laboratori tematici dove politici e tecnici affrontino gli asset strategici per il miglioramento dei servizi e la crescita della Capitale. 

Prima il capogruppo Giuliano Pacetti aveva sottoscritto il testo, poi, a fine aprile, dopo un'accesa riunione di maggioranza, incalzato dai suoi, ha tolto la firma. Un passo indietro che non è piaciuto al presidente De Vito, pronto a cercare appoggio dalle opposizioni per quando la proposta, già calendarizzata, arriverà in Aula. "È un istituto illegittimo che entra in contrasto con regolamento e statuto" commenta ancora, senza giri di parole, il consigliere Coia. "Esautora di ogni ruolo le commissioni consiliari, non è questo che deve fare un presidente d'Aula, dubito che il Segretariato possa dare parere favorevole". 

D'altronde Coia, e non è il solo, non vede di buon occhio neanche la cabina di regia messa in piedi tra maggioranza e minoranza per affrontare l'emergenza Covid. "È stata scambiata per una specie di camera di conciliazione su cosa portare avanti insieme, per poi dare per scontato che le proposte dell'opposizione debbano essere votate". 

Il caso Tiburtino: Della Casa verso la sfiducia

Altro capitolo che accende gli animi, lo ricordiamo, è la crisi in corso in IV municipio. "Della Casa dovrebbe provare ad accontentare le richieste del gruppo". Un invito al dialogo quello dell'ex capogruppo grillino Ferrara, che riflette il pensiero di molti consiglieri capitolini: l'appoggio incondizionato di Virginia Raggi alla presidente del IV municipio, oggetto di una mozione di sfiducia firmata da tutti e 15 i consiglieri grillini del parlamentino e pronta a essere votata in Aula il 13 maggio, non piace. La sindaca la sostiene e ne ha fatto un po' il suo braccio destro sui territori, già pensando a piazzarla come sua delegata quando, salvo sorpresa, verrà sfiduciata. Indiscrezioni la vogliono candidata nella lista civica che potrebbe portare Raggi alla ricandidatura. Ma in Consiglio è oggetto di imbarazzo. 

Difficile infatti ignorare le istanze provenienti dall'intera maggioranza municipale, delusa e su tutte le furie contro una minisindaca che, è l'accusa principale, si è comportata da "donna sola al comando" ignorando innumerevoli volte le richieste della sua Assemblea. In tanti consiglieri comunali prendono le parti dei consiglieri. Per lo più si trincerano dietro il "no comment", e chi dice che Della Casa dovrebbe piegarsi al volere dei suoi e avviare una trattativa, lo fa chiedendo sempre l'anonimato. 

Le dichiarazioni eventuali sono rimandate al post sfiducia, quando arriverà il voto vero e proprio. Ma intanto i dissapori montano, e la fase 2 del Movimento capitolino, quella auspicata della coesione con l'unico obiettivo di recuperare terreno per le prossime elezioni, sembra sempre più lontana. 

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