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Mercoledì, 5 Ottobre 2022
Politica

Lucha y Siesta è salva: la Regione ha vinto l’asta sull’immobile

Il centro antiviolenza realizzato in un'ex sottostazione era finito all'asta per salvare Atac dal fallimento

L’ex stazione Cecafumo di via Lucio Sestio 10 è stata acquistata dalla Regione Lazio. L’immobile, riqualificato grazie allo sforzo di decine di attiviste, da 13 anni è diventato un punto di riferimento. Un centro antiviolenza che però ha seriamente rischiato d’interrompere la propria attività.

Un patrimonio della comunità

Entrato nel concordato preventivo di Atac, l’edificio che ospita Lucha y Siesta è finito all’asta. Ma è stata la Regione Lazio, dopo una serie di atti votati alla Pisana ed a  margine di una lunga campagna di mobilitazione, che è riuscita ad aggiudicarsi l’immobile. "Abbiamo salvato Lucha y Siesta, una grande esperienza di protagonismo delle donne e lotta alla violenza di genere. Un patrimonio di tutta Roma e della nostra comunità. Lo abbiamo fatto – ha spiegato il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti -  perché è ipocrita riempirsi la bocca della parola diritti e solidarietà e poi assistere senza fare nulla alla chiusura dei servizi”.

Un'esperienza unica in Europa

“Oggi è una giornata storica per le cittadine di Roma, ma anche per le donne e gli uomini del Lazio e del nostro Paese. La Casa delle Donne ‘Lucha y Siesta’ è salva: alla terza asta la Regione Lazio si aggiudica l’immobile di via Lucio Sestio 10 a Roma e permette così a un’esperienza unica in Europa, nata dall’impegno sul territorio di un nutrito gruppo di attiviste femministe e transfemministe, di vivere e continuare a dare ricchezza e luce alla città” ha spiegato la consigliera Marta Bonafoni capogruppo della lista civica Zingaretti.

L'impegno della Regione

Il percorso non è stato semplice. Per gli accessi dell’ufficiale giudiziario, le frequenti minacce di sgombero, il distacco delle utenze in un immobile che, comunque, non ha cessato di offrire i propri servizi alle donne vittime di violenza. Anche sul piano politico, l’iter è stato complicato. Ma è stato decisivo il ruolo giocato dalla Regione. Dapprima si è puntato sull’approvazione di una mozione, nel marzo del 2019, che “impegnava la Regione - ha ricordato Bonafoni -ad aprire un tavolo col Comune di Roma per evitare la chiusura e la vendita dell’immobile; poi, pochi mesi dopo con i 2,4 milioni di euro stanziati per salvare ‘Lucha’ grazie a un emendamento a mia prima firma, siglato da dieci tra consigliere e consiglieri di maggioranza”. Stanziamento che risale al dicembre del 2019. In precedenza, sempre l'intercessione della Regione, aveva consentito di evitare il distacco delle utenze, ottenendo una proroga di 90 giorni. 

Un giorno speciale

L’offerta presentata dalla Regione lo scorso 5 agosto, quindi, è stata decisiva. Ora le attiviste e le utenti che frequentano il centro antiviolenza, possono finalmente tirare un sospiro di sollievo. “È un giorno speciale per tutte le donne per le quali Lucha è stata casa, per le/i bambine/i che qui sono cresciute per le attiviste che in Lucha hanno sempre creduto – hanno commentato intanto le attiviste del centro di via Lucio Sestio - Oggi vinciamo insieme. Oggi scriviamo insieme un pezzetto di storia delle donne e di tutte le soggettività. Lucha y Siesta non è più a rischio di essere svenduta ed entra in una nuova fase in cui finalmente può essere restituita alla città”. 

Sull'assegnazione annunciato ricorso alla Corte dei Conti

Di altro tenore la considerazione della consigliera leghista Laura Corrotti. “Apprendo con stupore l'acquisto, tramite asta, da parte della Regione Lazio dell'immobile di via Lucio Sestio 10 per poi regalarlo ad un'associazione di militanti dello stesso partito del presidente della Regione, che continuano ad occupare illegalmente gli stabili della Capitale”. L'iniziativa non ha ricevuto pertanto l'apprezzamento della consigliera leghista della Regione Lazio che annuncia l'intenzione di rivolgersi alla Corte dei Conti “per capire se può ritenersi normale un'azione di questo genere, con l'aggravante delle solite tempistiche da campagna elettorale utili a racimolare qualche voto”. Secondo Corrotti la magistratura contabile dovrebbe verifcare se è possibile “assegnare immobili a propria discrezionalità anziché passare da bando pubblico”.

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