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Lucha y Siesta, la denuncia: "Assurda identificazione di tutte le donne ospiti"

La denuncia delle attiviste ha sollevato indignazione tra diversi esponenti della politica cittadina. "Quale sarebbe il senso di una simile operazione?"

"Ieri un fatto molto grave ha scosso la comunità della Casa delle Donne Lucha y Siesta: un nutrito gruppo di agenti del Commissariato Tuscolano, approfittando dell’apertura del cancello della casa da parte di un ragazzo che andava a scuola, è entrato, senza preavviso, dentro le stanze. Ha identificato, con una procedura quantomeno atipica, le donne ospiti e i/le minori, senza dare spiegazioni, senza attendere l'ausilio delle avvocate, stanza per stanza". Inizia così la denuncia delle attiviste della Casa delle Donne Lucha y Siesta che con un comunicato hanno voluto far sapere quanto accaduto ieri nello stabile.

Lucha y Siesta è un centro antiviolenza, casa rifugio e di semiautonomia per donne vittime di violenza maschile, e spazio di socialità e di diffusione di cultura contro le discriminazioni di genere nato 12 anni fa da un'occupazione di un'immobile di proprietà dell'Atac. La storia della Casa delle donne Lucha y Siesta è finita alla ribalta negli ultimi mesi perché lo stabile è stato messo all'asta dal Campidoglio, nell'ambito del concordato avanzato dall'azienda capitolina dei trasporti, e nel dicembre scorso la giunta regionale del Lazio ha stanziato i fondi per partecipare all'asta e salvare così lo stabile dallo sgombero. 

"Cosa o chi pensavano di trovare?", si chiedono le attiviste nella nota. "Le donne ospitate nella Casa, come noto, stanno vivendo percorsi di fuoriuscita dalla violenza, sono seguite dai servizi sociali, sono inviate da strutture che non hanno lo spazio per accogliere, hanno fatto un percorso di ascolto, di screening sanitario regionale, sono in molti casi seguite in collaborazione con altre associazioni che si occupano di contrasto alla violenza di genere e che trovano in Lucha una risorsa preziosa. Le loro identità sono ben note; perché, quindi, identificarle e agire nei loro confronti l’ennesima violenza? Quale sarebbe il senso di una simile operazione? Quale poi il ruolo della Procura della Repubblica nel contrasto alla violenza?", continua il comunicato.

"Per quanto ci riguarda quanto accaduto si inserisce nello stesso solco delle decine di sentenze rivittimizzanti, discriminatorie e ingiuste nei confronti delle donne che denunciano le violenze. Perché infine tanto accanimento nonostante la Regione Lazio abbia riconfermato il proprio impegno per acquistare l’immobile? Sono domande legittime che nascono dalla incongruenza tra quello che le istituzioni vanno sbandierando e la realtà dei comportamenti delle forze dell'ordine che agiscono vittimizzando nuovamente chi cerca una nuova serenità. È inaccettabile. Pretendiamo risposte alle nostre domande".

L'accaduto ha suscitato una reazione politica: "L'esperienza di Lucha y Siesta rappresenta un patrimonio per l'intera città di Roma", commenta Giovanna Pugliese, assessora regionale alle Pari Opportunità. "La Regione intende riconoscere il grande lavoro che la Casa delle donne Lucha y Siesta compie caparbiamente da oltre 10 anni nei percorsi di accoglienza, fuoriuscita dalla violenza e per la prevenzione. Lucha y Siesta è diventata un punto di riferimento a livello nazionale e non può essere lasciata sola. La Regione Lazio, ancora una volta, si schiera dalla parte delle donne".

Commenta anche Eleonora Mattia, presidente della commissione Pari opportunità della Regione Lazio: “Lucha y Siesta è un punto di riferimento imprescindibile per la città di Roma e la Regione tutta, non solo per la presa in carico delle vittime di violenza, ma anche come polo culturale e sociale dal valore inestimabile”, dichiara. "Bene ricordare che la priorità sono il rispetto del valore dei luoghi delle donne per le nostre città e del diritto a un futuro migliore per le donne e tutti e tutte le minori ospiti".

E ancora Marta Bonafoni, capogruppo della Lista civica Zingaretti: "Sono rimasta sconcertata nell'apprendere, dalle attiviste di Lucha y Siesta, dell'identificazione da parte della Questura di alcune donne e dei loro figli ospiti della struttura. Faccio mie quindi le domande delle attiviste di fronte a una operazione di questo genere".

Sulla stessa linea anche il gruppo Pd capitolino, che commenta con una nota: "L'identificazione improvvisa avvenuta secondo modalità atipiche è un fatto molto grave che va a ledere i diritti e la sicurezza delle donne. Invece di fare annunci con finte promesse, Raggi ci dica quali azioni concrete sta mettendo in atto per salvaguardare le donne e la realtà all'interno della comunità di Lucha y siesta". 

Infine il commento dell'assessora alle Politiche di genere dell'VIII municipio, Michela Ciculli: "L'identificazione improvvisa avvenuta ieri è un fatto molto grave che ci dice quanto Roma non prenda la violenza contro le donne come priorità assoluta. Il Comune dica cosa sta facendo in concreto per ospitare le donne che devono uscire da casa per non morire. Se questa è la risposta siamo tutte in pericolo. Permettere fatti come questi cancella tutte le belle parole dette il 25 novembre, che non è un'occasione per fare esercizi retorici".

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