Lucha y Siesta, la mobilitazione è ripartita: contro lo spettro della vendita, serve un regolamento per l’autogestione

Due giorni di lavoro per decidere il futuro del centro antiviolenza di via Lucio Sestio, finito all'asta per il concordato preventivo di Atac. Bonafoni: "La scommessa é un una 'Lucha 2.0', un modello quasi di autogoverno, di autogestione"

Due giorni di assemblea plenaria per trasformare la casa delle donne del Quadraro nel “primo bene comune transfemministra riconosciuto dalla Capitale”. Un compito arduo da traguardare, considerando il non facile rapporto con l’amministrazione cittadina. Me è un obiettivo che, le attiviste, hanno fissato con grande chiarezza.

L'obiettivo dell'autogoverno

“Crediamo che Lucha y Siesta sia già un bene comune, ma vogliamo progettare, immaginare, il suo regolamento di autogoverno” ha spiegato Cristina Cortesi, attivista delle casa della Donne. Il traguardo non è immediato, ma va inseguito sapendo che sull’immobile, un’ex sottostazione ferroviaria trasformata in un centro antiviolenza dopo anni d’abbandono, deve fare i conti con una spada di Damocle. 

In vendita per salvare Atac

L’edificio, la cui proprietà è di Atac, rientra nel concordato preventivo. E quindi, per evitare il fallimento dell’azienda di trasporto pubblico, il Campidoglio ha accettato l’idea di farne a meno. “Lucha y Siesta è ancora dentro la procedura di vendita – ha spiegato Cortesi – Si é consumata la prima asta che é andata deserta, ma siamo in attesa della conclusione del percorso della seconda asta, quindi tecnicamente é ancora in vendita”. Per evitare un epilogo che, oltre alle attiviste ,anche alcune delle donne ospitate in via Lucio Sestio non hanno mai accettato, si sta lavorando sul fronte della proposte. Rigorosamente collettiva. Da qui la due giorni di mobilitazione del 19 e 20 settembre.

Le iniziative della Regione

All’appuntamento si sono presentate anche le consigliere regionali Marta Bonafoni e Marta Leonori. Lo hanno fatto anche per testimoniare l’interesse della Regione che, ha spiegato Bonafoni, all’appuntamento si è presentata  forte di tre atti normativi già approvati. "Il primo é quello di cui si discute oggi a prima firma di Marta Leonori, sui beni comuni. La seconda é una legge sui luoghi delle donne" ha ricordato Bonafoni. La terza iniziativa della Regione è relativa ad un emendamento al bilancio che interviene sulla merito della proprietà.  

"Quello che noi dobbiamo riuscire a fare- ha spiegato - é l'incontro tra il fatto che questo posto non sia piu' in fallimento, sotto asta, ma diventi pubblico, e che quindi, a fronte di questo acquisto da parte della Regione, si possa applicare la legge sui beni comuni, a quel punto regionali". Per farlo, però, si pensa anche a garantire l’autogestione. E’ questa la parola chiave.

L'obiettivo dell'autogestione

La proprietà potrebbe transitare per la Regione. Ma poi “Qui ci sarà da sperimentare, la scommessa é un po' questa: una 'Lucha 2.0', un modello di gestione, quasi di autogoverno, di autogestione - prevista dalla legge sui beni comuni - dove l'incontro fra il pubblico e, in questo caso, il femminismo, l'associazionismo, la comunità territoriale - ha concluso Bonafoni - generi una nuova modalità di fare cittaà e fare società”. Un risultato che si può ottenere partendo proprio da un regolamento sull'autogestione che, in prospettiva, potrebbe valere anche per altri beni comuni in città. Ed è a questo che, le attiviste del centro antiviolenza di Via Lucio Sestio, stanno ora lavorando.

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