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Raggi incontra Lucha y Siesta: "Al via la presa in carico". La proposta però non convince le donne

"Sono temporanee e non personalizzate". Settimana prossima in programma un nuovo incontro

La sindaca di Roma Virginia Raggi e la sua delegata per le Politiche di genere Lorenza Fruci hanno ricevuto questa mattina una delegazione di nove donne ospiti del centro antiviolenza e casa rifugio Lucha y siesta. Con loro anche un’operatrice e un’avvocata del Comitato Lucha alla città, composto da 60 associazioni e più di mille persone singole, nato nel settembre scorso con l’obiettivo di raccogliere il sostegno cittadino finalizzato ad impedirne la chiusura. L’incontro, iniziato alle 11 e durato circa un’ora, si è tenuto a porte chiuse per rispettare la privacy delle donne, accompagnate in auto dalle attiviste. Presenti anche due persone della Sala operativa sociale (Sos) e un mediatore culturale.

In una nota il Campidoglio ha spiegato: "Al fine di individuare le soluzioni per garantire la tutela delle donne e dei bambini che oggi risultano occupanti dell’immobile, l’amministrazione capitolina avvierà un progetto di ‘presa in carico integrata’, individuando e accogliendo le esigenze di ciascuna fragilità". Il progetto "prevede la presa in carico di tutte le ospiti e dei bambini in appartamenti individuati da Roma Capitale in cui si potrà replicare il modello di ‘cohousing’ in cui vivono oggi, garantendo il supporto dei servizi sociali e dei centri antiviolenza. I tempi e le modalità verranno comunicati a ciascuna ospite dal personale competente e nel rispetto della loro privacy".

L'alternativa proposta dalla sindaca non ha però convinto le donne di Lucha y Siesta. L’avvocata del Comitato Lucha alla città ha spiegato che nel corso dell'incontro non sono state fornite informazioni "su tempi e modalità". E' stato inoltre proposta "la possibilità di un trasferimento in quattro appartamenti, il cui affitto sarebbe interamente a carico del Comune fino al raggiungimento della loro autonomia. Ma non ha specificato i requisiti per il raggiungimento di tale obiettivo”. L’avvocata ha inoltre specificato: “Abbiamo affermato il nostro ‘no’ ad una nuova presa in carico, perché significherebbe rivittimizzare le donne e costringerle a raccontare ancora una volta la propria storia a operatori nuovi. Gli appartamenti, poi, non vanno bene per tutte perché alcune devono stare in casa rifugio. Oggi ci aspettavamo soluzioni concrete, con tempi certi”.

Quanto tempo verrà concesso alle donne in questi stabili? E perché individuare soluzioni "tampone" senza invece prevedere l'apertura di un'altra casa rifugio? "Quello che non si capisce è che invece di aggiungere luoghi come Lucha y siesta si tolgono 15 posti letto in una città come Roma che dovrebbe averne 300 e invece ne ha 23", spiegano a Romatoday le attiviste. "Quando queste donne usciranno da quegli appartamenti questi posti non esisteranno più. Servirebbero invece soluzioni strutturate per contrastare la violenza di genere". 

Il Campidoglio ha inoltre fatto sapere che "per tutelare l’esperienza e la valenza di cui il progetto ‘Lucha y Siesta’ è espressione, è stato confermato al Comitato ‘Lucha alla città’ un incontro con l’Amministrazione Capitolina per la prossima settimana, al fine di confrontarsi e dialogare in merito ad un percorso di sperimentazione del modello".

“Accogliamo questa dichiarazione di apertura della sindaca Raggi e attendiamo i fatti per salvare il progetto della Casa delle Donne ‘Lucha y Siesta’”. Ha detto alla Dire Simona Ammerata, attivista. "Noi proposte alternative le abbiamo già presentate due anni fa. Oggi ci dicono che c’è questa apertura, la salutiamo con favore, quello che ci chiediamo è perché arrivare così in ritardo. Oggi ci sono ancora delle strade, costruiremo il documento che ci è stato richiesto per dargli delle possibilità concrete, giuridiche, normative, in cui però c'è bisogno del coraggio della politica". Nel corso dell’incontro è stato comunque ribadito che l’immobile, di proprietà di Atac, non potrà essere sottratto al percorso di vendita previsto dal concordato preventivo avviato dall’azienda dei trasporti. 

“La cosa che ci sconvolge di più" aggiunge Ammerata "è che un’istituzione pubblica così importante decida di chiudere un’esperienza senza conoscerla. Della proposta di spostare le donne in quattro appartamenti conosciamo ancora molto poco, ma quello che abbiamo capito è che sono proposte uguali per tutte e questo ci dice quanto poco conoscano la violenza maschile sulle donne, perché le ospiti del centro hanno percorsi diversi, personalizzati, per cui avrebbero bisogno di proposte diverse e personalizzate". Le attiviste chiedono poi anche il sostegno della Regione Lazio: “Chiediamo che facciano uscire i decreti attuativi della legge regionale 128 del 2019 sui beni comuni. All’interno di quella legge- conclude Ammerata- ci sono una serie di articoli che potrebbero favorire il riconoscimento della Casa delle Donne ‘Lucha y Siesta’”.

Come hanno spiegato all’agenzia Dire dal Comitato al termine dell’incontro, la sindaca “si è dichiarata disponibile a prendere in considerazione proposte giuridicamente sostenibili su come l’amministrazione può attivarsi in Tribunale per chiedere una procedura di rinvio del distacco delle utenze” fissato per il 15 novembre e anche dello sgombero così da “consentire alle donne di prepararsi psicologicamente al trasferimento e alle nostre avvocate di lavorare ad una soluzione”.

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