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Domenica, 23 Gennaio 2022
Politica

Dal concordato Atac all'inferno su metro e bus: l'assessore Meleo sempre più in bilico

Il cambio nome si avvicina. Ma prima il pronunciamento dei giudici sul piano industriale della partecipata

Che già la sua poltrona fosse destinata a saltare era noto. Certo le ultime 48 ore tra incidenti, polemiche con gaffe e contestazioni, non hanno aiutato Linda Meleo a risollevare la sua posizione. La titolare ai Trasporti della giunta Raggi si prepara a uscire dalla porta girevole che ha già collezionato un discreto andirivieni di assessori in due anni di legislatura. Con Meleo saremmo al nono rimpasto di governo.  

Ma d'altronde, sul fronte trasporti, non ne va bene una. Dai bus che vanno a fuoco perché manca da tempo un'attenta e puntuale manutenzione (ieri a valle Aurelia il dodicesimo caso in cinque mesi), ai guasti in metropolitana (sempre ieri il caos a Policlinico sulla linea b per la caduta di un cavo della linea aerea sui binari), alla sforbiciata del Ministero dell'Economia al fondo nazionale per i trasporti: meno 51 milioni di euro concessi alla regione Lazio nel bilancio 2018. Una decurtazione che La Pisana, essendo più che verosimile che al taglio abbiano contribuito le pessime condizioni del servizio offerto da Atac, ha fatto pesare sulle casse di chi ha lavorato peggio. 

D'altronde è stato lo stesso Movimento Cinque Stelle a mettere nero su bianco, a pochi mesi dalla vittoria elettorale del 2016, il numero effettivo di corse disponibili: meglio dire la verità ai cittadini, i bus passano ogni 15 minuti, altro che ogni 5. E a scarse performance corrispondono scarsi finanziamenti. Ma Linda Meleo l'ha buttata solo sullo scontro politico. Due giorni fa ha attaccato la regione Lazio: "Avete sottratto fondi danneggiando i romani". E ancora: "A Trenitalia invece sono stati concessi oltre 250 milioni di euro, un regalo ai privati". Scivoloni a parte - Trenitalia è pubblica - il muro contro muro è in corso. 

Poi ci sono le contestazioni. Alla presentazione del progetto del "people mover", una linea a fune su rotaie che il M5s vorrebbe utilizzare per connettere Jonio a Bufalotta, i cittadini hanno avanzato diverse critiche: era meglio il prolungamento della metro B1, tra l'altro nella top ten delle scelte dei romani all'interno del PUMS (Piano urbano della mobilità sostenibile). La stessa Meleo è finita al centro degli attacchi, specie sui social: "Fate la metro, non un brucomela". Insomma, in via di Capitan Bavastro i tempi sono duri. 

L'addio di Meleo, dai ben informati, è dato quasi per certo. Per sostituirla in cima alla lista resta Enrico Stefàno. Ma non è da escludere che Raggi scelga di virare su un profilo più tecnico. Non può più permettersi di sbagliare, specie adesso che con l'ingresso dei grillini a palazzo Chigi l'alibi di un governo poco collaborativo non esiste più. Rimane solo la regione a guida Pd, non a caso nelle scorse ore il botta e risposta Raggi-Zingaretti non è stato esattamente cordiale. La sindaca minaccia di passare i dossier più caldi direttamente ai ministri "amici". Un nuovo corso che potrebbe partire proprio dal cambio ai vertici dell'assessorato più impegnativo. 

A fine giugno i giudici si esprimeranno sulla procedura di concordato preventivo. Fino a quel momento resta tutto congelato. Poi, forse, il cambio della guardia. 

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