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Mercoledì, 29 Giugno 2022
Politica

L'appello degli architetti ai candidati a sindaco di Roma: "Non parliamo solo di nomi, serve dialogo sui contenuti"

La lettera-appello arriva dal Consiglio dell'Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Roma e provincia: "Noi tecnici siamo in trincea"

"Non parliamo solo di nomi, dialoghiamo sui contenuti". Gli archietti di Roma hanno lanciato una lettera-appello ai candidati a sindaco della Capitale per sollecitare attenzione ai problemi che affronta la categoria: "Noi tecnici siamo in trincea, il vero 'mostro' è la burocrazia", denunciano rivolgendosi ai candidati: "Serve personale, serve la digitalizzazione e serve, soprattutto, un’analisi serrata indirizzata a capire come sia cambiata oggi la nostra società del post-covid19,  attraverso un’operazione di ascolto di tutte le parti sociali che compongono la città". L'invito è a partecipare a un confronto nel merito nell'ambito del festival dell'architettura Spam, che quest'anno è dedicato alla ripartenza. Simbolico il titolo dell'edizione 2021: 'Restart'.

"Roma si appresta a grandi passi verso le elezioni amministrative, ma il dibattito politico appare fatalmente sempre più appiattito sui nomi dei candidati e sempre meno sui contenuti. Giorno dopo giorno, la questione sembra ormai diventata il chi e non più il cosa o il come", esordisce la lettera che porta la firma del Consiglio dell'Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Roma e provincia. "In questo contesto l’Ordine auspica che la politica tutta  torni ad ascoltare le istanze dei vari livelli della società: solo così potrà individuare la domanda dei cittadini e le questioni aperte della Capitale, mettendo in campo proposte e soluzioni concrete per risolverle". 

Secondo gli architetti "gli ordini professionali possono dare un grande contributo nell’individuazione dei nodi irrisolti della nostra città" come "l’efficientamento della macchina burocratica capitolina e dei suoi uffici tecnici". Un problema che era emerso con forza fin dai primi giorni dopo la pandemia quando anche l'Ordine degli architetti aveva denunciato le difficoltà di rapportarsi con una macchina burocratica poco o nulla digitalizzata, ulteriormente rallentata da uffici chiusi e smart working.

"Del resto, non è un mistero", continua il Consiglio dell'Ordine degli architetti, "la capacità di attrarre investimenti e di dare servizi alla cittadinanza, di rigenerare aree degradate e di virare decisamente verso la riconversione ecologica, creando un futuro davvero sostenibile, non sono scenari immaginabili se si dovesse prescindere dall’efficientamento della burocrazia". 

Un esempio riguarda il Superbonus al 110% per l'efficientamento energetico dei palazzi, nella lettera definito una "boccata di ossigeno per aziende, professionisti, famiglie e - da non dimenticare - anche per l’ambiente". Da mesi, denunciano gli architetti, "migliaia di pratiche sono al palo per l’impossibilità di risolvere in tempi rapidi pratiche di condono o accesso all’archivio progetti: gli uffici che dovrebbero far fronte a questo enorme flusso, sono intasati. In un contesto già debole al principio, la pandemia ha dato il colpo di grazia, sfiancando strutture ormai obsolete e incapaci di rinnovarsi". Un problema evidente da tempo. A novembre 2020 il vicepresidente dell'Ordine degli Architetti, Christian Rocchi, spiegava a Romatoday: "Molti edifici a Roma faticano a richiederlo".  

In questo scenario, continua la lettera, "i professionisti ingaggiano quotidianamente la propria battaglia personale contro il 'mostro' della burocrazia, vessati dalla politica del 'massimo ribasso' e da semplificazioni normative del tutto sbagliate. Sempre più spesso il 'bravo architetto' viene selezionato non tanto per le sue competenze in materia, quanto per la capacità di destreggiarsi in questo dedalo di carte, intoppi e normative, con buona pace della qualità del costruito. Questa situazione è figlia di politiche sbagliate che hanno scelto la strada dei tagli lineari sulla pubblica amministrazione, piuttosto di una riorganizzazione ragionata delle stesse. I tecnici sono in trincea, conoscono i problemi della Pubblica amministrazione e hanno un bagaglio di informazioni fondamentali per una vera riforma della PA: per questo dovrebbero essere ascoltati". 

Per gli architetti il nodo è centrale per poter guardare al futuro: "Gli uffici del Condono o dell’Archivio progetti sono prèsidi fondamentali per qualsiasi tipo di intervento sulla città o qualsivoglia investimento: se questi centri non saranno messi a regime, se non si procederà ad una reale riorganizzazione, garantendo efficienza, non si avrà mai la possibilità di costruire quel futuro di cui tanto si parla in campagna elettorale". 

Con queste premesse, scatta l'appello ai candidati: "Il futuro passa dalla conoscenza dei problemi del presente e dalla loro pragmatica risoluzione: che i candidati sindaco rendano possibile la rinascita culturale ed economica di Roma. Serve personale, serve la digitalizzazione e serve, soprattutto, un’analisi serrata indirizzata a capire come sia cambiata oggi la nostra società del post-covid19,  attraverso un’operazione di ascolto di tutte le parti sociali che compongono la città. L’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia, da istituzione pubblica qual è, rimarrà sempre a disposizione perché una nuova era, segnata dal progresso, possa trovare spazio nel domani della Capitale d’Italia".

Il primo candidato a rispondere è stato Carlo Calenda. "Rispondo all'appello, sacrosanto, degli architetti di Roma", ha scritto con un tweet. "Vediamoci quando e dove volete per parlare di come rendere più efficienti gli uffici comunali. Non c'è alternativa a digitalizzare - partendo da pratiche superbonus - l'importante è sempre il come. Parliamone", ha fatto sapere, confermando la sua presenza al confronto del 29 luglio nell'ambito del festival. 

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