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Manlio Cerroni (foto Ansa)

Manlio Cerroni (foto Ansa)

L'ombra di Cerroni su Roma e i suoi rifiuti: il Supremo dopo la sua assoluzione si appella a Mattarella 

La lettera di Manlio Cerroni al Capo dello Stato: "Dal 20 gennaio costretto a chiudere tutti gli impianti"

Minaccia di chiudere tutti i suoi impianti dal 20 gennaio 2021. Estromesso dalle banche dove aveva i conti dei suoi gruppi societari, con un'interdittiva antimafia che ancora pesa su due dei suoi Tmb, Manlio Cerroni, patron dei rifiuti e gestore per anni dell'ex discarica di Malagrotta, si appella al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, tornando a dipingersi come unico in grado di "salvare" Roma dal disastro rifiuti. 

"Con il 20 gennaio 2021 abbiamo chiuso" scrive in una lettera indirizzata al Capo dello Stato, la quinta dal 2016. Ripercorre le sue vicende giudiziarie, l'inchiesta aperta dalla Procura nel 2014, ricorda la piena assoluzione in Tribunale il 5 novembre 2018 dalle accuse di traffico illecito di rifiuti e associazione a delinquere e l'interdittiva antimafia che però non è stata revocata. 

"Senza motivazione mi sono state tolte la libertà, la proprietà e la dignità" si sfoga il Supremo. "Dal mondo finanziario siamo stati licenziati perché "malavitosi". Dalla Bnl, banca di riferimento del gruppo fin dagli anni '50, dall'Unicredit e il 20 novembre anche dal Banco di Sardegna dovevamo trovato l'ultimo rifugio e che ci ha dato 60 giorni per chiudere tutti i conti". Da qui la minaccia: chiuderemo tutto. Tmb di Malagrotta a parte (ancora gestite dall'amministratore giudiziario nominato dal Prefetto) gli altri impianti di proprietà di Colari, vedi il tritovagliatore di Rocca Cencia. Con annesse conseguenze sul ciclo rifiuti, già precario, della Capitale. 

Così, ancora una volta, Roma si ritrova aggrappata al destino di Manlio Cerroni. "Questo innaturale e immotivato permanere dell'interdittiva son stati fatali per me - scrive l'imprenditore - per il gruppo e anche per Roma ridotta da 5 anni nello stato di degrado e abbandono che è sotto gli occhi di tutti e che la stampa continua a descrivere come una discarica a cielo aperto. Il tutto con danni ambientali, economici e di immagine incalcolabili"

Poi l'appello a Mattarella "perché con la sua autorevolezza personale e istituzionale possa intervenire nel nome di Roma affinché vengano restituiti alla capitale d'Italia il decoro la dignità e il prestigio che merita"

Un quadro che Ama e il Comune potrebbero provare a sfruttare a loro favore, secondo una proposta lanciata dai Radicali. "Auspichiamo che la sindaca Raggi attraverso Ama S.p.A., voglia presentare un'offerta per comprare i due Tmb ubicati a Malagrotta" commentano Massimiliano Iervolino, segretario di Radicali Italiani, e Leone Barilli, segretario di Radicali Roma. "Se non ora quando? Lo ripetiamo da tempo anche attraverso la nostra delibera popolare 'ripuliamo Roma': Ricordiamo che l'Ama spende ogni anno circa 55 milioni di euro per utilizzare i due impianti di Cerroni, a questo punto perchè non comprarli? Soprattutto ora alla luce di quanto scritto da Cerroni a Mattarella? Anche perchè leggiamo da ricostruzioni giornalistiche che la giunta Raggi avrebbe chiesto al governo, tra le altre cose, circa 60 milioni di euro per la costruzione di un nuovo Tmb". 

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