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Riqualificazione via dei Lucani, la lettera dell'assessore Montuori: "L'interesse pubblico va anteposto a quello privato"

Lettera dell'assessore all'Urbanistica, Luca Montuori, in commento alla presentazione dei proprietari delle aree di un progetto al di fuori dell'iter avviato dall'amministrazione

Il 22 dicembre 2020 una cordata di proprietari delle aree abbandonate di via dei Lucani a San Lorenzo ha presentato un progetto di riqualificazione al di fuori del piano messo in campo oltre un anno fa dall'amministrazione a guida M5S. Fallito il tentativo di ottenere l'appoggio dei proprietari, l'assessorato all'Urbanistica a ottobre ha avviato l'iter per l'esproprio. Il nuovo progetto prevede la realizzazione di palazzine residenziali, un parco e spazi artigianali e sportivi. L'amministrazione capitolina vuole invece farne "verde e servizi" (qui il link con l'articolo che riassume tutta la vicenda). 

Di seguito la lettera che l'assessore all'Urbanistica del Comune di Roma, Luca Montuori, ha scritto a Romatoday per precisare la sua posizione sulla vicenda.

La questione della Rigenerazione urbana di via dei Lucani rappresenta un punto molto importante intorno a cui questa amministrazione si è spesa. Lo abbiamo fatto volendo verificare la possibilità di avviare un progetto che tenesse insieme le esigenze del territorio, il riequilibrio delle previsioni di un piano regolatore tradito dalle norme del Piano Casa, che ne ha stravolto la cura dei mix funzionali e degli strumenti attuativi, e gli interessi dei privati proprietari delle aree che da anni versano nell’abbandono totale tanto da essere divenute scenario di crimini orrendi, degrado e rischio per la salute.

Per dare seguito a questi indirizzi abbiamo approvato una delibera con cui la Giunta Capitolina ha fissato le linee guida e le regole della trasformazione di quell’area, delibera i cui contenuti sono stati condivisi anche con il Municipio II. Le linee guida approvate definiscono l’interesse pubblico della trasformazione a partire dai principi costituzionali sul valore sociale della proprietà privata (non è che la Costituzione la si cita solo quando ci va bene…). Il programma proposto dalla Amministrazione ha registrato l’interesse di diversi investitori tanto che alcuni di questi hanno presentato una proposta che seguiva le regole elaborate raccogliendo anche i risultati di percorsi di partecipazione susseguitisi negli anni sul progetto Urbano San Lorenzo.

In questi anni, come nei precedenti, i proprietari delle aree hanno rifiutato qualsiasi interlocuzione sia con l’Amministrazione che con diversi investitori che si erano interessati alla trasformazione possibile. Anche dopo un incontro presso l’Assessorato in cui avevano concordato su un dialogo almeno mirato a verificare la fattibilità economica dell’intervento, hanno poi negato il loro consenso alla presentazione di proposte sulle loro aree. Sulla “loro terra”.

Dopo tutto questo silenzio, improvvisamente, fuori tempo massimo, probabilmente vista anche la determinazione con cui stiamo procedendo, abbiamo ricevuto uno studio di fattibilità per la riqualificazione dell’area, che dopo pochi giorni è stato presentato in una “conferenza stampa”. 

La proposta, oltre a non rispettare alcuno dei principi posti dalla Amministrazione per la trasformazione dell’area si basa su alcuni presupposti sbagliati e fin dagli strumenti attuativi tradisce la sua vocazione “privata”, infatti individua l’articolo 6 della Legge sulla Rigenerazione Urbana e quindi l’intervento “Diretto”, che guarda solo alla somma degli interessi privati da attuare. Quando si propone di “sostituire l’esistente tessuto urbanistico-edilizio con altro diverso, mediante un insieme sistematico di interventi edilizi, anche con la modificazione del disegno dei lotti, degli isolati e della rete stradale…” si parla di ristrutturazione urbanistica e quindi si presuppone, secondo le norme, un intervento “indiretto”, con un intervento organico e che metta insieme pubblico e privato prevedendo i giusti passaggi e non scorciatoie improbabili.

Non entro qui più nel dettaglio del “piano di fattibilità” presentato che ad oggi è poco più di uno schema senza alcuna verifica di sostenibilità, a partire dalla legittimità delle preesistenze e dalla effettiva disponibilità del 75% delle aree. Mi viene da sorridere alle accuse di immobilismo che tentano di addossare a Roma Capitale le ragioni del degrado rivendicando contemporaneamente il prevalente interesse della proprietà privata. Apprendo, non senza sorpresa, una serie di dati sui permessi di costruire rilasciati dal Municipio che nemmeno gli uffici centrali di Roma Capitale erano riusciti ad ottenere nonostante mesi di richieste formali.

Con un certo stupore leggo anche che parte della giunta del Municipio II esprime favore per un progetto che contraddice radicalmente le scelte condivise con il territorio che insieme abbiamo sostenuto per quasi due anni. Il dato positivo che posso registrare è quello di aver fatto finalmente dialogare tra loro i proprietari dei lotti che hanno capito di non poter procedere da soli, attendendo una situazione propizia, o che cresca nuovamente il mercato immobiliare, o chissà quale evento. Certo un salto culturale necessario è capire che la città è di tutti e che per trasformare quell’area è necessario un progetto che ponga l’interesse pubblico generale davanti ai singoli interessi privati.

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