Lazio Nuoto sotto sfratto, entro il 2 settembre deve lasciare l'impianto. "Non ce ne andiamo"

Il Campidoglio ha diffidato la società biancoceleste a riconsegnare l’impianto che, dopo la sentenza del TAR, è stato nuovamente assegnato ad un’altra società. Lazio Nuoto: “Vicenda assurda, non restituiremo le chiavi”

La Lazio Nuoto, la società più blasonata della Polisportiva Lazio, deve lasciare l’impianto della Garbatella. 

La gestione della piscina

In via della Villa di Lucina, all’angolo con viale Giustiniano Imperatore, c’è una piscina che è finita al centro d'un contenzioso legale. E’ stata gestita per 34 anni dalla SS Lazio Nuoto che, nelle sue vasche, ha allenato atleti plurimedagliati. Anche a livello internazionale.  L’impianto è però di proprietà comunale. E poiché, come in decine di analoghi casi, la sua assegnazione era scaduta, l’amministrazione nel 2018 ha deciso di metterlo a bando. La modalità con cui la gara è stata predisposta, ha però immediatamente alimentato delle critiche. 

La gara contestata

Secondo la Società biancoceleste, infatti, per com'era stato scritto, il bando aveva un grosso limite. Avrebbe finito per premiare più l’aspetto economico che l’offerta tecnico-sportiva. Una lettura che è sempre stata contestata dall’amministrazione cittadina. Nei fatti però, la previsione della Lazio Nuoto si è rivelata corretta. Nell'assegnazione della piscina ha pesato notevolmente l'offerta economica. Ragion per cui, la concessione, è stata vinta dalla SSD Maximo. Una società che, sul piano sportivo, aveva ottenuto un punteggio inferiore.  

Il ricorso al TAR

Il risultato del bando è stato contestato dalla Lazio Nuoto ed il TAR del Lazio, con una sentenza annunciata a maggio, ha disposto l’annullamento della gara. La società sportiva biancoceleste ha così potuto iniziare a riorganizzare la propria attività, interrotta a causa del nuovo Coronavirus. Sono ripartite le iscrizioni e per lunedì 31, dopo la pausa di agosto, era prevista la riapertura al pubblico. I programmi però sono stati guastati da una notizia che, nel club biancoceleste, pochi attendevano. 

Lo sfratto e le reazioni 

“Abbiamo ricevuto una lettera di diffida a riconsegnare l’impianto il 2 agosto alle 11. E’ stato assegnato, secondo noi in maniera arbitraria, alla Maximo. Per quanto ci riguarda però è una vicenda assurda e quindi vogliamo esercitare il nostro diritto a difenderci. Pertanto non restituiremo le chiavi della piscina finchè la vicenda giudiziaria non si sarà conclusa” ha fatto sapere a Romatoday il presidente della SS Lazio Massimo Moroli.

“Sembra che la priorità assoluta di Roma Capitale sia quella di cacciare ad ogni costo la Lazio Nuoto dall’impianto della Garbatella, quasi a farne un motivo di vanto personale, assegnando la struttura a una società che, citando la sentenza, il Tar ha dichiarato essere priva dei requisiti speciali di partecipazione al bando” ha obiettato Daniele Sterrantino, legale e vicepresidente della Lazio Nuoto.  La Maximo ha fornito i requisiti che mancavano. Ma viene contestata la modalità con cui questa operazione è stata condotta dai referenti dell'amministrazione cittadina. In sostanza, considerando anche il tenore delle dichiarazioni, la vicenda sembra nuovamente destinata ad interessare le aule di tribunale. 

La replica di Roma Capitale 

In Campidoglio intanto, c’è chi offre una lettura diversa di questa complicata situazione. L’assessore allo Sport Daniele Frongia,  “dispiaciuto” per aver letto “che c’è un attacco del Campidoglio alla SS Lazio Nuoto” , con una nota ha ricostruito gli ultimi sviluppi del complicato intreccio legale. Poiché il Tar “ha parzialmente accolto la contestazione (della Lazio Nuoto ndr) nei confronti della SSD Maximo” ha ricordato Frongia, “la nuova commissione valutatrice che è un organo tecnico, indipendente dalla politica, composto da dirigenti e funzionari comunali estratti a sorte, ha svolto un approfondimento”. Ed avendo, “verificato tutte le fatture presentate dalla SSD Maximo”  ha "confermato il pieno possesso dei requisiti di partecipazione” della società sportiva. E, di conseguenza, la vittoria della gara.  Di fatto, secondo Frongia, “la commissione ha rispettato pedissequamente quanto stabilito dai giudici del Tar”. Motivo per cui “il Presidente (della Lazio Nuoto ndr) dovrebbe fare autocritica e chiedere scusa ai tifosi e ai tesserati per i propri errori”.

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Un finale incerto

La versione dell’assessore non corrisponde a quella offerta dalla società biancoceleste che gestisce la piscina. Difficile a questo punto stabilire cosa succederà il 3 settembre. Il Campidoglio vorrebbe consegnare l’impianto alla Società sportiva dilettantistica Maximo. “Sappiamo che la ragione è dalla nostra parte e combatteremo con tutte le nostre forze sul piano del diritto, in tutti i gradi di giudizio”, ha però dichiarato Massimo Moroli. La Lazio Nuoto, quindi, non rinuncerà facilmente alla piscina di Garbatella. Il finale resta aperto. Dopotutto, in questa vicenda, i colpi di scena non sono di certo mancati.
 

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