Piscina Garbatella: Lazio nuoto resiste, il Comune insiste e chiude l’impianto

Nonostante la solidarietà espressa dai cittadini e la decisione della Lazio Nuoto di non restituire le chiavi dell'impianto, il Comune ha deciso di chiudere la piscina

La piscina di Garbatella è stata chiusa. Nonostante la solidarietà espressa alla Lazio Nuoto da decine di persone, presentatesi spontaneamente davanti l’impianto sportivo, il Campidoglio è stato inamovibile. 

La chiusura forzosa

 "Il delegato comunale Ziantoni ha verbalizzato la richiesta di chiudere l'impianto” ha annunciato il presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri, a margine di un estenuante incontro che si è svolto tra rappresentanti del Campidoglio, la dirigenza della SS Lazio e della SSD Maximo. “Il Comune ha chiesto la ripresa e la chiusura forzosa della piscina. Come presidente dell'VIII Municipio - ha aggiunto Ciaccheri - ho chiesto se l'assessore allo Sport Daniele Frongia fosse consapevole della chiusura e mi e' stato confermato che Frongia ha seguito la vicenda e ha dato indirizzo di fare questo”.

Il matrimonio tra la Lazio Nuoto e la piscina di Garbatella, dopo 34 anni, rischia di chiudersi qui. Alla volontà della società biancoceleste di non riconsegnare le chiavi dell’impianto, il Campidoglio ha deciso di replicare in maniera muscolare. Una decina di agenti della Polizia Locale, al termine della mattinata del 2 settembre, ha formato un cordone davanti l’ingresso della piscina. I manifestanti ed i rappresentanti istituzionali che, in maniera trasversale, erano accorsi per solidarizzare con la Lazio Nuoto, hanno dovuto lasciare la sede.

La vicenda

La piscina comunale situata all’angolo tra viale Giustiniano Imperatore e Via della Villa di Lucina, è stato uno dei primi impianti sportivi che l’amministrazione Raggi ha messo a bando. Scaduta la concessione della Lazio Nuoto, la società più medagliata della polisportiva biancoceleste, il Comune, nel 2018,  ha  deciso di avviare una gara che però, nelle modalità, è stata immediatamente contestata. Secondo il vecchio gestore, per com’era stato impostato, il bando non teneva in debita considerazione il curriculum sportivo del potenziale assegnatario. Al contrario, sempre secondo la Lazio Nuoto, l’avviso pubblico avrebbe premiato la società in grado di effettuare l’offerta economica più vantaggiosa. E nonostante il Campidoglio abbia sempre contestato questa chiave interpretativa, nei fatti è quello che è accaduto. La piscina è stata così assegnata alla SSD Maximo, l’operatore che ha fatto la migliore proposta economica a Roma Capitale.

La solerzia del Campidoglio

La vicenda si è trascinata poi in tribunale e, lo scorso maggio, il Tar del Lazio ha disposto l’annullamento della gara. In estate però il Dipartimento Sport è  tornato ad interessarsi del caso. E come ha recentemente spiegato l’assessore capitolino Daniele Frongia, è stata individuata una “ nuova commissione valutatrice che è un organo tecnico, indipendente dalla politica, composto da dirigenti e funzionari comunali estratti a sorte” che “ha svolto un approfondimento”. E così, dopo aver “verificato tutte le fatture presentate dalla SSD Maximo”  ha "confermato il pieno possesso dei requisiti di partecipazione” della società sportiva al bando. E, di fatto, ha confermato che aveva i requisiti per vincere la gara.

Le ragioni della Lazio Nuoto 

L’iniziativa estiva del Campidoglio è stata però contestata dalla SS LAzio Nuoto che, con il suo presidente Massimo Moroli, ha tenuto il punto opponendosi alla consegna della chiavi. A suo dire infatti questa richiesta era illegittima per tre ragioni: perché viola la sentenza del Tar che ordinava l’annullamento dell’aggiudicazione alla Maximo, in quanto priva dei requisiti di partecipazione. In secondo luogo perché c’è stata una richiesta di chiarimenti al TAr, da parte  sia del Comune che della Maximo, che risulta “ancora pendente”. E non ultimo perché la Lazio Nuoto ha intenzione di interessare nuovamente il TAR del Lazio sulla riaggiudicazione estiva della gara. Cosa che poi, in sostanza, ha portato alla chiusura dell’impianto, che è stato dato in custodia alla SSD Maximo.

La replica dell’Assessore Frongia

Il Campidoglio non è rimasto in silenzio. Daniele Frongia, assessore allo Sport di Roma Capitale, ha deciso di rispondere, In tre punti, ha sintetizzato il punto di vista del Campidoglio.

“Innanzitutto ribadiamo, per l’ennesima volta, che gli esiti della graduatoria si ottengono da una somma fra offerta tecnica ed economica, in rapporto 70/30. Non è semplicemente l’offerta economica più vantaggiosa a determinare la classifica, nonostante si continui a dichiarare il contrario: lo dimostra il fatto che un altro concorrente, arrivato terzo, ha offerto una cifra più alta della Lazio Nuoto, ma, proprio perché l’offerta tecnica conta e conta di più, si è classificato dopo”.

L’altro aspetto su cui si è soffermato l’assessore allo Sport ed ai Grandi Eventi di Roma Capitale, riguarda la sentenza del Tribunale amministrativo. “Riaffermiamo che il Tar del Lazio non aveva disposto l’annullamento della gara ma, come detto e ridetto, semplicemente ha richiesto delle specifiche, non effettuate correttamente in precedenza, per determinare l’ammissibilità o meno dei concorrenti alla gara: Roma Capitale, in ottemperanza a quanto richiesto dal Tar e nel pieno rispetto della legge, non ha fatto altro che riconvocare la commissione, analizzare i requisiti e definirli ammissibili”. In aggiunta l’assessore Frongia ha tenuto a specificare che “la commissione era “nuova” – ma solo in parte – semplicemente per l’indisponibilità sopraggiunta di due membri (uno è andato in pensione e un altro è in aspettativa), non è stata modificata per altri motivi se non per questo”.

L’ultimo aspetto che l’assessore comunale con delega allo Sport ha inteso evidenziare, riguarda il ruolo del Campidoglio. “Roma Capitale non ha mai chiesto specifiche e chiarimenti al Tar come riportato nell’articolo, ciò è stato fatto da un concorrente in gara: Roma Capitale non ha fatto altro che adottare gli atti a conformazione della sentenza del Tar riesercitando il proprio potere e riconvocando la Commissione per gli atti successivi previsti dalla legge”. 

Articolo aggiornato il 3 settembre 2020 alle ore 11:45

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