La rabbia dei lavoratori di Multiservizi: "Sul nostro licenziamento c'è la firma di Virginia Raggi"

Continua la mobilitazione dei 270 lavoratori impiegati fino a poche settimane fa nel servizio di porta a porta di negozi, scuole e uffici pubblici. Martedì Ama convocata dal direttore generale Giampaoletti

Lavoratori in protesta in Campidoglio

"Il lavoro non si tocca", "basta, ci siamo stancati". Protestano con striscioni e megafoni sulla scalinata che porta a palazzo Senatorio gli ex lavoratori impiegati fino a poche settimane fa nella raccolta porta a porta dedicata a negozi, scuole, ospedali, uffici pubblici. Ora a rischio licenziamento. 

Ama sta svolgendo la differenziata delle cosiddette "utenze non domestiche" facendo a meno dei 270 lavoratori di Roma Multiservizi, Sea e Isam (unite in una Rete temporanea d'impresa), che hanno svolto il servizio nei lotti dell'appalto loro assegnato a novembre 2018.

Un affidamento che ha registrato nel tempo pesanti criticità. E che il Comune ha parzialmente cancellato e rimesso in capo ad Ama. Nessuna tutela però è stata prevista per i lavoratori che hanno portato avanti il servizio negli ultimi due anni. Si sono visti recapitare lettere di licenziamento in piena emergenza coronavirus (procedure poi sospese dai decreti governativi legati alla pandemia). E hanno fatto subito partire la mobilitazione affiancati dai sindacati chiedendo di essere internalizzati in Ama

Da settimane, con la riapertura delle attività dopo i due mesi di lockdown, le proteste vanno avanti senza sosta e senza risposte da parte del Campidoglio. Oggi l'ennesimo sit in. Una delegazione è stata ricevuta dal direttore generale Franco Giampaoletti. Martedì Ama è convocata per discutere del piano assunzionale, ma ancora nessuna certezza. 

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"Dopo che per anni con il proprio sudore hanno offerto un servizio pubblico essenziale, adesso Ama li scarica per fare cassa, sfruttando l'emergenza covid - commenta Alessandro Russo, della Fp Cgil Roma e Lazio - la sindaca Raggi dopo avere preteso l'estensione del pap abbandona queste persone. Sui loro licenziamenti c'è la sua firma".

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