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Il retroscena

La guerra interna e la scelta di Meloni: Francesco Rocca per ricompattare Fdi

Rampelli l'ex mentore della premier diventato oppositore interno ancora escluso. Il candidato alla Regione Lazio è l'ex presidente della Croce Rossa Italiana, un tecnico ma di area che evita la spaccatura in Fratelli d'Italia

Il nome di Francesco Rocca per ricompattare il partito e governare bene la Regione Lazio. La vittoria è data quasi per scontata. A margine dell’incontro di ieri sera nel quale è stato ufficializzato il nome dell’ex presidente della Croce Rossa Italiana come candidato del centrodestra alle regionali del 2023, tra i dirigenti di Fratelli d’Italia regna un certo ottimismo. Anche sulla tenuta del partito. 

L'esclusione di Rampelli

Si perchè l’esclusione di Fabio Rampelli qualche scossone lo ha creato. Il vicepresidente della Camera si era praticamente autocandidato: “Ho dato la mia disponibilità, ma non me l’hanno chiesto” - aveva detto a Tagadà su La7. Ed in effetti nessuno glielo ha chiesto. Il mentore di Giorgia Meloni ai tempi della sezione di Colle Oppio, quella dove la premier si è formata, è stato messo all’angolo. Ancora una volta: prima escluso dal governo nonostante l’ambizione di ricoprire un ruolo da ministro o da sottosegretario, poi scartato come candidato presidente alla Regione Lazio. D’altronde la guerra interna a FdI si gioca alla luce del sole. Rampelli contrario al termovalorizzatore per Roma, “quando la linea del partito romano - sottolinea una nostra fonte - è favorevole”. 

Francesco Rocca per ricompattare il partito

Ma Meloni non ha voluto giocare di rottura. Non Rampelli, ma nemmeno uno dei suoi. Tramontata prima di diventare concreta l’ipotesi di candidatura per Nicola Procaccini: eurodeputato, ex sindaco di Terracina ed ex portavoce della premier con qualche bega giudiziaria. Niente da fare anche per Paolo Trancassini, deputato e coordinatore regionale di Fdi nel Lazio. Fu lui a suggerire a Meloni di candidare come sindaco a Roma, Enrico Michetti. Mai pentito ma nemmeno mai perdonato dal partito che, dopo la sconfitta nella corsa per il Campidoglio e nei municipi, oggi è il primo nella Capitale. Così si è arrivati alla scelta di Rocca. 
 
Un nome in grado di placare la guerra tra correnti. Più che un profilo civico un tecnico, ma pur sempre un uomo di area. Da giovanissimo ha militato nel Fronte della Gioventù poi niente più politica attiva, laureato in legge ha esercitato la professione sino al 2003. Dal 2013 ha ricoperto il ruolo di presidente della Croce Rossa nazionale, nel mezzo incarichi direttivi nella sanità. Competenza che Rocca, nella lettera di dimissioni dalla CRI, ha sottolineato come “valore aggiunto”. C’è poi l’esperienza nella gestione dei fondi europei e delle emergenze. “Una personalità di condivisione, scelta per governare bene” - sottolineano fonti da FdI. Il partito all’apice non può permettersi guerre fratricide. “Ma è chiaro che la Giunta - parlano già da vittoriosi - rispecchierà tutte le anime del partito”. 

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