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Giovedì, 29 Febbraio 2024

Il commento

Matteo Scarlino

Direttore responsabile RomaToday

Gli sgomberi, le occupazioni e l'anima di Roma

Due zone, due occupazioni, a poca distanza l'una dall'altra, pongono chi governa Roma di fronte a un bivio. Dopo anni senza idee e di mancate decisioni, c'è davvero l'intenzione di dare un indirizzo alla città?

Nei giorni scorsi, dopo la pubblicazione del reportage di Veronica Altimari su Spin Time Labs mi sono ritrovato a dover rispondere in privato ad una serie di critiche che accusavano RomaToday di aver santificato degli occupanti abusivi. Nella giornata di oggi pubblichiamo un ulteriore lavoro che racconta una storia di emergenza abitativa, ma anche di gestione della città e dell'idea di Roma che si ha in mente

Cinque anni fa veniva sgomberato un palazzo in via Curtatone. Si tratta di uno sgombero che ha fatto la storia. Le immagini degli idranti contro dei rifugiati eritrei, dopo aver fatto il giro del mondo, spinsero l'allora ministro dell'interno, Marco Minniti, a dire che anche per lui quanto accaduto era troppo. Basta: da quel punto in poi mai più sgomberi senza alternativa per gli occupanti. 

Da allora, a Roma, sono stati svuotati tre palazzi offrendo a tutti un'alternativa, senza andare a toccare i diritti dei tanti che pontificano contro le occupazioni. In pratica gli eritrei allontanati - loro malgrado - sono diventati vittime sacrificali. Tra loro, come ci ha raccontato Veronica Altimari, praticamente nessuno è riuscito a ricollocarsi degnamente sul mercato immobiliare: c'è chi vive in strada, chi in auto, chi in altre occupazioni, chi ora è sotto sfratto. Tutti dimenticati.

Che ne è stato invece del palazzo e della zona, troppo spesso e troppo facilmente raccontata, negli anni dell'occupazione, come in preda al degrado? Di recente se n'è tornato a parlare perché al suo interno è stata inaugurata una palestra esclusiva, dotata di ogni comfort. Obiettivo offrire a turisti, ai lavoratori e ai pochi romani rimasti ad abitare in zona, la possibilità di allenarsi e mantenersi in forma. Un non luogo insomma, uno come tanti, coerente con un quartiere che ha espulso nel tempo i suoi abitanti lasciando posto ad alberghi, B&B, ristoranti e uffici. E, allontanati gli eritrei, il decoro non è tornato. Anzi. 

Chi scrive non è a favore delle occupazioni, è assolutamente contrario a premiare chi prende contro legge palazzi o case, crede nella necessità di tutelare la proprietà privata. A tutto questo va però data una forma, un indirizzo, un orientamento in nome dell'interesse pubblico, della città e dei suoi cittadini. In via Curtatone, nell'intero quartiere e a quanto pare nel resto della città, manca completamente una guida pubblica, un'idea di Roma. Castro Pretorio è un quartiere senz'anima, orientato solo a fare da enorme dormitorio a turisti, a dare da mangiare ai lavoratori e a far allenare entrambi in una palestra alla moda. 

All'Esquilino, quartiere neanche troppo lontano da Castro Pretorio, Spin Time rappresenta la proposta di quel che serve per dare un'anima ad un quartiere. Una risposta disordinata, irregolare, fuori dalle regole, ma che richiama chi governa alle proprie responsabilità: scegliere e decidere che strada prendere, da che parte stare. E Spin Time, che piaccia o meno, la direzione la indica. 

Un quartiere in un palazzo, un microcosmo oltre il cancello, con un'anima pulsante. Una comunità che Roma e tanti suoi quartieri hanno smarrito e che andrebbe ritrovata sotto una guida pubblica. Da parte nostra mostrarla non significa santificare le gesta di chi l'ha costruita, quanto fornire a tutta la città un punto di vista differente, meno piatto rispetto al "sono occupanti, sono illegali, sono criminali, vanno sgomberati". In un momento in cui si sta cominciando a ragionare sulla possibile acquisizione pubblica del palazzo, farlo ci è sembrato un nostro dovere. A chi governa l'onere della scelta e dell'indirizzo: che Roma, con quale comunità, si vuole costruire?

Tra cinque anni speriamo di raccontare una via Santa Croce in Gerusalemme dove non c'è un nuovo centro commerciale e di trovare una comunità ancora pulsante e viva, magari più regolare, più lineare, più in regola. E magari la stessa invocata capacità di decidere cambierà il corso della cose anche a Castro Pretorio.

Gli sgomberi, le occupazioni e l'anima di Roma

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