Urbanistica, Italia Nostra contro l'Anello Verde: "Parchi rimandati, arriverà nuovo cemento"

Nel giorno dell'avvio del processo di partecipazione l'associazione ambientalista ha diramato una nota: "L'amministrazione provveda a una vera riqualificazione urbanistica della periferia orientale"

Italia Nostra Roma contro l'Anello Verde dell'amministrazione di Virginia Raggi. Proprio nel giorno di avvio del processo partecipativo in merito al progetto, la storica associazione di salvaguardia di beni culturali e naturalistici ha espresso le sue critiche sullo 'Schema di assetto generale' che punta a mettere mano al quadrante della periferia est della Capitale: "Parchi archeologici e naturali della periferia orientale rimanda sine die. L'Anello verde porterà altro cemento nelle periferie", l'eloquente titolo della nota stampa.

Le Linee guida per lo schema di assetto generale dell'Anello verde', contenute in una delibera di Giunta proposta dall'assessore all'Urbanistica, Luca Montuori, e approvate dalla Giunta Raggi nel luglio 2020, prevedono una riprogettazione del territorio su più fronti: da un lato la riqualificazione dell'anello ferroviario e delle stazioni e dall'altro la creazione di un corridoio verde tra i quartieri del Prenestino-Labicano, Torpignattara e Centocelle spostando le cubature previste in questi territori altrove, in particolare nelle aree degli scali ferroviari. Il tutto elaborando progetti di mobilità sostenibile e valorizzazione dei beni sociali e culturali del territorio.

Per Italia Nostra Roma, però, ricorda come quel quadrante urbanistico sia stato negli ultimi decenni oggetto di "numerosi progetti di riqualificazione ambientale e di valorizzazione del patrimonio culturale presente" che "in troppi casi non hanno visto la loro necessaria attuazione". In particolare Italia Nostra Roma cita un elenco di parchi "progettati, approvati o prescritti" ma mai realizzati: parco archeologico Tiburtino, parco Prenestino ex Snia Viscosa, parco archeologico Serenissima, parco Labicano, parco archeologico di Centocelle, parco archeologico Alessandrino nella tenuta della Mistica. 

Per Italia Nostra Roma l'estensione dell'Anello Verde non è sufficiente. "La delibera dell’Anello verde esclude dal proprio ambito territoriale il Comprensorio storico-archeologico Tor Tre Teste, Mistica e Casa Calda, e riduce l’estensione del Parco archeologico di Centocelle". Così facendo "la delibera disattende il contenuto della mozione numero 60 del 31.5.2018, approvata all’unanimità dall’Assemblea capitolina, la quale ha invece previsto la realizzazione di una estesa Cintura verde costituita da ampi parchi nel settore orientale di Roma Capitale, comprendendo tutti quelli sopra indicati".

Una 'rete ambientale' tra mobilità sostenibile e progetti urbanistici: ecco l'Anello Verde

Non solo. Oltre a escludere tali parchi "non definisce neppure il perimetro delle future aree verdi da realizzare, e neppure lo strumento di gestione ma rinvia a non meglio definite 'forme di uso e gestione del suolo e degli spazi pubblici e di uso pubblico' delle aree interessate". 

Al contrario, continua l'associazione, "la Delibera dell’Anello verde individua con precisione chirurgica le cubature previste dai Piani particolareggiati Tiburtino, Casilino e Quadraro ma non ancora realizzate, attribuisce loro dei 'diritti urbanistici acquisiti', e ne prevede lo spostamento nelle aree ferroviarie di Trastevere, Tuscolana e Ostiense, quindi con cubature 'a saldo zero'. Le conseguenze sulle congestionate periferie sono facilmente intuibili".

Conclude Italia Nostra Roma: "L’individuazione delle cubature da trasferire prosegue, quindi, il metodo disastroso delle cosiddette 'compensazioni' che aggiunge cemento a cemento sempre nei quartieri della periferia. La legittimità dei 'diritti acquisiti' è stata contestata subito da Italia Nostra Roma". L'associazione sollecita quindi l’amministrazione di Roma Capitale "a provvedere ad una vera riqualificazione urbanistica della periferia orientale della città finalizzata al recupero dell’intero settore, in coerenza con quanto votato all’unanimità dall’Assemblea Capitolina nel 2018".

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