Nomentana, l'Istituto per sordi a rischio chiusura: "Stiamo morendo nel silenzio dello Stato"

Finanziamenti mai arrivati e posti di lavoro a rischio. La struttura di via Nomentana sta lanciando da settimane un appello diretto al Governo: "Sono 20 anni che ci sostituiamo allo Stato"

In protesta da settimane. Ventidue lavoratori precari dell'Issr (Istituto per Sordi e Sordastri di Roma) senza stipendio da due mesi e costretti da anni a contratti co.co.co. E un ente pubblico, unico in Italia a fornire servizi di consulenza specialistica, ricerca, documentazione, formazione e aggiornamento professionale sulla sordità, a rischio chiusura. Uno striscione appeso all'ingresso, civico 54 di via Nomentana, avvisa dello stato di agitazione: "L'istituto statale per sordi muore nel silenzio dello Stato". Una storia di empasse burocratici che viene da lontano. 

LA STORIA - La struttura, fondata nel 1784, è stata la prima scuola per sordi in Italia e una delle prime istituzioni pubbliche a occuparsi di disabilità. Nel 1997 la legge Bassanini (L.59/1997) l'ha trasformato in "ente finalizzato al supporto dell'autonomia delle istituzioni scolastiche". Per realizzare il cambio serviva un regolamento che ne disciplinasse le funzioni e lo dotasse di una pianta organica, che però non è mai arrivato. Approvato dal Consiglio dei Ministri ed emanato dal Presidente della Repubblica nel 2003 (D.P.R. 07/10/03), è stato bloccato dalla Corte dei Conti (Deliberazione n.1/2004/P). Le osservazioni delle toghe contabili vennero poi recepite dal ministero che emendò il testo. Ma l'iter non arrivò mai alla fine.

DA SCUOLA A CENTRO DI CONSULENZA - Ciò nonostante l'Issr, sotto la vigilanza del Miur, ha di fatto assunto le funzioni di Centro sulla sordità. L'unico nel Paese. Il Provveditorato agli studi ha distaccato il nido e la materna (Decreto n.46152/2000). E insieme alle funzioni scolastiche l'ente ha perso anche l’intero organico, dovendo stipulare contratti di collaborazione coordinata e continuativa (i cosiddetti co.co.co) per mandare avanti la baracca. Parliamo di ventidue lavoratori, otto di questi affetti da sordità, che se i fondi destinati non dovessero arrivati, perderanno l'impiego. 

DA ANNI SENZA FONDI - "Al danno poi si è aggiunta anche la beffa - spiegano i lavoratori - fino al 2009 abbiamo ricevuto un piccolissimo contributo ministeriale di circa 40mila euro l'anno, bastava a mala pena per le bollette dell'intero edificio, ma tiravamo avanti. Dal 2009 siamo senza alcun tipo di finanziamento o contributo per pagare i dipendenti, nonostante offriamo gran parte dei servizi gratuitamente". Restano soltanto gli affitti delle attività ospitate all'interno del palazzo, di proprietà dell'ente. 

Da un lato, quindi, il MIUR ha vigilato sull'istituto nominando gli organi direttivi, amministrativi e controllando i nostri bilanci (Presidenti CdA, Commissari, DSGA), dall'altro ha utilizzato in altro modo i cospicui fondi destinati per legge "alla realizzazione della riforma degli istituti a carattere atipico” fra cui indubbiamente è da annoverare l'ISSR (L.440/1997, L.59/1997, L.69/2000, Direttiva 10/06/2005)". Le difficoltà finanziarie sono gravissime e il rischio concreto è di dover sospendere le attività a breve. 

SUI SOCIAL - Su Facebook è nata la pagina #nochiusuraissr. Appelli, aggiornamenti, rassegna stampa per tenere informati i cittadini sul destino dell'istituto. E fino ad oggi nessuna risposta. "Alle nostre richieste il Miur risponde di affidarci alle nostre capacità di autofinanziamento e di bussare alla porta del Governo per quanto concerne la regolamentazione. Fingendo che come lavoratori non esistiamo". 

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