Stadio Roma, i "dubbi" agitano la base: "Ecco le anomalie che ci preoccupano"

Il giorno dopo la sospensione della consigliera pentastellata, Cristina Grancio, parla Francesco Sanvitto, tra i più accesi animatori del tavolo dell'Urbanistica degli attivisti pentastellati

Il via libera alla pubblica utilità al progetto dello Stadio della Roma da parte delle commissioni capitoline è stato raggiunto. Ma sul terreno di battaglia della maggioranza a Cinque Stelle, con la meta dell'approvazione definitiva in Consiglio Comunale entro il 15 giugno prossimo, è rimasta anche la sospensione della consigliera Cristina Grancio. Non ha votato la delibera e ha sollevato "dubbi di illegittimità" sull'operazione. Dubbi espressi anche da una parte di attivisti della cosiddetta 'base' che a febbraio manifestarono per chiedere di annullare la delibera di Marino e ricomiciare il procedimento da capo. Tra loro anche Francesco Sanvitto, coordinatore del tavolo dell'Urbanistica composto dagli attivisti pentastellati con cui Romatoday ha potuto parlare in merito. 

Una doppia seduta di commissione dove non sono mancate proteste da parte di alcuni comitati cittadini. Una consigliera è stata sospesa. Da attivista, come si sente?

Si è verificato un atto di prepotenza da parte dei cosiddetti 'portavoce' che non hanno permesso ai cittadini di esprimere i propri dubbi, nati attorno a questa triste storia di furbanistica. Ci tengo a specificare che dentro al Movimento cinque stelle ci sono attivisti che si stanno vergognando della figura meschina proiettata all'esterno da chi dovrebbe rappresentare il 'baluardo' della legalità, partecipazione pubblica e trasparenza.

Coordina il tavolo dell'Urbanistica da molto tempo. Quali dubbi sollevate?

Ce ne sono tanti. Parto dal primo. La delibera del 6 giugno risulta in contrasto con la legge 147 del 2013. Tale norma assegna al privato il compito di proporre uno studio di fattibilità, sia per l'ammodernamento di impianti sportivi esistenti sia per la realizzazione di nuovi impianti, a cui eventualmente l'amministrazione può riconoscere il pubblico interesse dopo precisi step procedurali. Nella delibera, invece, si legge che il proponente privato ha svolto sotto dettatura il 'tema' assegnato dal 'maestro' pubblico ed è per questo che merita il pubblico interesse. Cosicché, se dovesse arrivare la bocciatura per l'elaborato, il privato potrebbe rivalersi in solido. La lista delle 'anomalie' emersa dalla nostra analisi però è ancora lunga.

Prosegua pure.  

Come ha evidenziato più volte la conferenza dei servizi decisoria, la proposta del privato rientra nelle possibilità di variante urbanistica solo per le cubature e le destinazioni d’uso che possono andare in deroga al Prg all’interno dell’area di proprietà. In questo caso il proponente non ha terreno sufficiente a permettergli il posizionamento delle cubature e gli standard di verde e parcheggi che è tenuto a conferire gratuitamente per legge. Si tratta quindi di un Piano Particolareggiato che non beneficia di deroghe della legge sugli stadi e quindi dovrebbe passare dal Consiglio Comunale con tutto l'iter che questo comporta. Il proponente, inoltre, ha diviso i comparti edificatori in modo che gli standard di verde, parcheggi e la viabilità interna al piano, obbligatori per legge, ricadessero su aree non ancora di sua proprietà. Il proponente dovrebbe comprare queste aree invece di espropriarle. 

E l'urbanizzazione?
 
La delibera a pagina 7 stabilisce che il proponente può utilizzare i soldi pubblici degli oneri dovuti per la 'Bucalossi' non solo per realizzare le opere di urbanizzazione a 'scomputo' ma anche per 'comprare' le aree degli standard e della viabilità interna ai comparti che avrebbe dovuto cedere gratuitamente all’Amministrazione.

Il consistente taglio delle cubature ha portato a rivedere anche le opere che conferiscono al progetto carattere di pubblica utilità. 

In merito rileviamo il fatto che le opere saranno realizzate dal proponente andando di fatto contro le norme sugli appalti, sia nazionali sia europee. Ci sarebbe inoltre da approfondire come è stato calcolato l'equilibrio economico-finanziario che ha stabilito il 'valore' della moneta urbanistica. Questo si determina attuando la differenza tra il costo di produzione, oneri compresi, con il valore di mercato del prodotto finito. Stima, questa, che dovrebbe effettuare un ente pubblico preposto come l'Agenzia delle Entrate. 

Può fare un esempio?

Prendiamo una zona analoga al valore medio stabilito, tra direzionale e commerciale: 4.600 euro al metro quadro. Il valore di produzione, oneri compresi, non supera i 1500 euro al metro quadro a cui si dà un massimo del 25% per il rischio di impresa. Si arriva così a 1875 euro al metro quadro. La differenza, 2.725 euro al metro quadro, è il valore che il Comune dovrebbe ottenere in opere per ogni metro quadro di Sul concessa, che è più di 3 volte rispetto a quello fissato dal proponente: circa 800 euro. Gli uffici hanno giudicato congruo questo valore.

A febbraio, quando la sindaca Raggi raggiunse un accordo con l'Euronova e l'As Roma, un gruppo di attivisti, tra cui lei, ha manifestato in Campidoglio per chiedere l'annullamento della delibera di Marino e ricominciare tutto da capo. Non è accaduto. 

Il nostro gruppo di lavoro presentò una bozza di delibera di annullamento della precedente approvata dall'amministrazione Marino. A quel che ci risulta l’allora assessore Paolo Berdini la diede all’Avvocatura capitolina e ci piacerebbe sapere quale sia stata la risposta. La nuova delibera avrebbe dovuto fare riferimento ad un nuovo progetto ed il Consiglio avrebbe dovuto valutarne la fattibilità previa conferenza di servizi interna al Comune. Invece al provvedimento viene allegata la conferenza dei servizi del 2014, che ha verificato un altro progetto preliminare, e gli elaborati che non permettono neppure di capire la reale consistenza dell’edificato. Secondo noi la delibera presenta degli illeciti. I consiglieri comunali si accingono ad approvarla prendendosi tutte le responsabilità. E' questo il nuovo corso?

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