INTERVISTA | L'assessore Cutini tra rom e rifugiati: "Da un anno in bilico, ma io sono tranquilla"

Rita Cutini, assessore alle Politiche Sociali del Comune, fa il punto a Romatoday di oltre un anno di operato. Centri di accoglienza, campi rom, e accuse di silenzio a cui lei risponde per le rime

L'Assessore alle Politiche Sociali, Rita Cutini

Rivendica ottimi risultati sul fronte dei servizi per le fasce deboli, anziani, disabili, senza tetto. Su rifugiati e centri di accoglienza, “mi sono mossa per una riduzione e regolamentazione del fenomeno”. Sui campi rom, “ho detto un anno fa che la direzione politica era quella del superamento”. Certo, “non si fa in mezz'ora”, e comunque “ci stanno pensando gli uffici”. Ma i due campi in progettazione, Cesarina e Barbuta, non sono un controsenso? Il primo “non è un nuovo campo”, il secondo “sono solo voci”. E a chi, su questi temi, l'ha accusata di silenzio, risponde per le rime. 

L'Assessore alle Politiche Sociali, Rita Cutini, sceglie Romatoday per fare il punto di un oltre un anno di operato, “faticoso e con il freno a mano tirato”. Data quasi per certa fra i tagli che toccheranno una giunta prossima al rimpasto, si dice tranquilla: “Sul giornale da mesi c'è il mio nome, mi chiedo il motivo”. 


Un anno e quattro mesi di assessorato. Quali sono state le battaglie centrali che ha portato avanti e i risultati raggiunti.

Partirei da un dato, molto recente, che emerge dalla Relazione Annuale sullo Stato dei Servizi Pubblici Locali. Il 77% dei romani ha dato un giudizio molto, o abbastanza, positivo rispetto ai servizi sociali erogati dai Municipi. Parliamo di cose fondamentali quali assistenza ai disabili, agli anziani, alle fasce deboli. E il trend è in controtendenza rispetto al 2012, quando nella stessa indagine, la percezione dei romani era negativa. 

Qualche esempio concreto di progetti che secondo lei i romani hanno apprezzato? 

Il piano estivo per gli anziani, che ripeteremo anche per l'inverno. Siamo stati particolarmente vicini alla categoria in un periodo difficile come quello dei grandi caldi, potenziando i servizi pesanti come l'assistenza domiciliare, le dimissioni protette, i pasti a domicilio, con cifre stanziate appositamente per i Municipi. Poi penso al piano estivo per i senza fissa dimora, anche qui abbiamo aumentato i servizi per le persone che vivono in strada, i centri diurni ad esempio, o abbiamo moltiplicato i punti per le docce. Sono tutte azioni rispetto alle quali i romani hanno espresso alto gradimento. Segno che non siamo stati così in silenzio. 

Ecco, a proposito di silenzio. Qualcuno, penso in particolare a voci del terzo settore, l'ha accusata in più occasioni di essere stata assente su alcuni temi importanti, caldi negli ultimi mesi: centri di accoglienza per rifugiati e campi rom. Insomma, gli attacchi al suo operato sono stati diversi e in diverse occasioni. Come risponde? 

Mi faccia pure dei riferimenti concreti a queste accuse di cui parla...

Croce Rossa, per i pesanti disordini di agosto nel campo La Barbuta, "La situazione è fuori controllo, e l'assessore alle Politiche Sociali resta in silenzio". 21 Luglio, chiedendo a Marino di revocarle la delega ai rom: “Non ha ancora prodotto alcuna linea politica operativa in risposta alle drammatiche condizioni di vita delle comunità rom e sinte nella Capitale”. E ancora la Comunità di Sant'Egidio, ambiente a lei vicino, che pur non nominandola direttamente, attacca il Campidoglio sulle rimozioni delle roulotte per senzatetto: "Chiediamo al Sindaco e al Prefetto di interrompere gli sgomberi e di studiare soluzioni alternative”

Allora, la Croce Rossa è un ente gestore del comune di Roma, e si lamenta del fatto che il campo affidato alla loro gestione da anni è fuori controllo. Mi chiedono conto di una cosa che è affidata a loro. Si rende conto che è follia? Come a dire “io sto lavorando molto male e l'assessore tace”. La domanda andrebbe rivolta a loro: perché voi che gestite il campo vi lamentate che il campo viene gestito male? Poi, come ha detto bene lei, la Comunità di Sant'Egidio non ha mai nominato il mio assessorato. E ancora, la 21 Luglio. Loro hanno un loro punto di vista sui rom, che hanno tutto il diritto di esternare. Sono i primi che ho incontrato quando ci siamo insediati, perché volevo conoscere questo punto di vista. Detto questo io come assessore ho il compito e il dovere di poter esprimere la mia visione su questa tematica. 

E qual è?

La stessa espressa dal sindaco Marino giorni fa. L'ho detto nel settembre 2013: superamento dei campi e attuazione della Strategia Europea per l'Inclusione di Rom, Sinti e Caminanti. Detto questo io ho dato la direzione politica, chi la recepisce e la realizza è il Dipartimento. E' impensabile che io vada alla Barbuta a chiudere il campo o a parlare direttamente con i rom. Io ho dato delle indicazioni agli uffici, che poi compatibilmente con tempi e risorse disponibili agiscono di conseguenza. E lo stanno facendo, secondo me lo stanno anche facendo bene. Abbiamo instaurato un dialogo diretto con i rom, che adesso possono parlare direttamente con la pubblica amministrazione. Certo la chiusura dei campi non può avvenire in un quarto d'ora o in mezz'ora. Però sono state fatte delle scelte operative che vanno in questo senso. 

Ce ne cita qualcuna? Lei, ha detto, si è espressa sul tema da più di un anno. In questo tempo cosa è stato fatto per attuare quella che è stata una sua direzione politica, ovvero chiudere i campi?  

Bisogna partire da un dato: abbiamo trovato i campi esistenti, che certo non ho fatto io, in condizioni igienico sanitarie d'emergenza, che abbiamo provato a sanare. Il Dipartimento ha messo a posto i campi, abbiamo fatto interventi sugli impianti fognari e sulla potabilizzazione dell'acqua. E poi sempre il Dipartimento ha elaborato un regolamento che adesso è al vaglio dei consiglieri comunali. Prima non c'era alcun regolamento nei campi. E poi sono stati attuati progetti degli enti gestori (ma non la Croce Rossa) per favorire l'uscita dal campo di chi autonomamente ne aveva le risorse, 10 nuclei familiari a Gordiani ad esempio. 

Ci sono due progetti però che sembrano andare nella direzione opposta. Riqualificazione della Cesarina, e nuovo villaggio alla Barbuta. Dobbiamo chiudere i campi e stiamo finanziando progetti che ne aprono di nuovi o ne bonificano di già esistenti? 

Innanzitutto sono situazioni molto diverse. La Cesarina non è un nuovo campo, è un intervento di risanamento paragonabile ad altri che le dicevo di potabilizzazione dell'acqua. Qui le persone erano titolari di un posto nel campo, e vivevano in condizioni igienico sanitarie molto gravi, non era più possibile aspettare neanche un giorno. La decisione è stata quella di poter fare dei lavori per dare un minimo di garanzia agli abitanti. 

Quindi un intervento per tamponare un'emergenza?

Sì, definiamolo così. 

Ma è passato un anno da quando i rom hanno lasciato La Cesarina (dicembre 2013) , lì oggi non c'è ancora niente e sono già stati spesi soldi pubblici...

Questo è il discorso che le facevo prima, io ho affidato il compito agli uffici, che hanno vagliato una serie di progetti, facendo i conti con l'ente gestore che gestiva il campo. E' stato un caso molto spinoso, perchè l'ente è stato sfrattato con una procedura che ha richiesto molto tempo. Il Dipartimento è rimasto incastrato in un circuito di polemiche dal quale non si riesce a venir fuori, ma è un intervento che io metterei vicino alla potabilizzazione dell'acqua, né più nè meno. Per quanto riguarda invece La Barbuta io ho sentito solo voci, lì è tutto fermo. Non c'è niente di concreto, quando e se ci sarà le risponderò in merito. 

Via Visso, il centro di accoglienza dove settimane fa è stato effettuato un sopralluogo da parte di una senatrice della Commissione per i Diritti Umani che lo ha definito “un disastro”, è a norma rispetto alla legge regionale 41/2003 in materia di apertura e funzionamento dei centri preposti a servizi socio assistenziali? 

Il centro, seppur di tipo emergenziale e di bassa soglia, ha tutte le autorizzazioni che servono per poter funzionare. Anche su questo bisogna chiarire un punto: i rom accolti non stanno lì forzatamente. Quando lo abbiamo proposto abbiamo fornito delle alternative che però sono state scartate. Comunque hanno potuto visionarlo prima, e lo hanno giudicato idoneo. E questa non è una decisione che spetta all'assessore. 

Torniamo sulla questione rifugiati. L'impressione dei cittadini è stata quella, in molte occasioni, di strutture di accoglienza calate dall'alto, senza alcun coinvolgimento né dei residenti del territorio né dei Municipi. Penso in merito agli attacchi del presidente del VI Municipio, Scipioni. Cosa risponde a riguardo? 

L'assessorato è intervenuto sui centri di accoglienza nella direzione di una riduzione delle persone accolte e di un maggior controllo e qualificazione degli stessi. Prendiamo Tor Sapienza. Innanzitutto è un centro nato nel 2011, non l'ho aperto io. Quello che ho fatto io invece è stato ridurre il numero di richiedenti asilo ospitati di 80 unità, mettendo al suo interno cinquanta operatori che lavorano h24. E' vero, avete ragione, era una struttura molto problematica. Ma io l'ho ridotta, rafforzando anche la presenza delle forze dell'ordine in zona. Così ho fatto per altri centri sul territorio, che ora sono più piccoli e regolati. E ridurre i centri a strutture piccole, regolate e controllate vuol dire l'esatto opposto che calarle dall'alto scaricandole sul territorio interessato. Vuol dire farsene carico. 

Per quanto riguarda la polemica con Scipioni, con il minisindaco abbiamo sempre dialogato, mi ha ringraziato di recente per l'apertura di un centro per anziani, un progetto di cohousing, a Settecamini, non ai Parioli. E' venuto spesso a parlare con me in assessorato. 

Quindi il problema rifugiati nella Capitale, in questo anno, sarebbe diminuito?

Sì, assolutamente. Roma ne ha meno rispetto gli anni scorsi, sono dati della Prefettura. 

E come si spiega l'esplosione di proteste dei cittadini legate alla presenza di immigrati sul territorio? 

Noi dobbiamo avere rispetto per le richieste dei cittadini, che chiedono più presenza dell'amministrazione, dobbiamo ascoltare questo tipo di richieste, senza strumentalizzarle. Quando ho inaugurato quel centro per anziani a Settecamini, e non ai Parioli lo ripeto, ho contattato una signora di un comitato di quartiere che tempo prima era venuta a protestare qui, in assessorato.  L'ho chiamata come a dire “lo vede come sono presente?”.Certo le polemiche non aiutano a lavorare in tranquillità. 

Alla luce del quadro appena disegnato, e considerando la crisi politica in Campidoglio, con il rimpasto di giunta che ormai sembra scontato, lei si sente in bilico? 

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E' un anno che il mio nome è sui giornali quando si parla di rimpasto, e mi chiedo il motivo. Non sono esperta di retroscena, ma penso che dobbiamo lasciare fare al sindaco, è un tema del sindaco. Noi abbiamo dovuto lavorare tanto quest'anno, le polemiche non sono state d'aiuto, abbiamo lavorato con il freno a mano tirato. Spero si allentino, per poter lavorare con più serenità.

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