Via gli ambulanti, rivoluzione del M5s? "Resa possibile dalla giunta Marino, e in centro è tutto fermo"

Parla Marta Leonori (Pd), ex assessore al Commercio e candidata alle regionali del Lazio

A sinistra l'ex assessore Marta Leonori

La sindaca Raggi ha attribuito il grande passo alla delibera 30 votata a giugno scorso. Ma chi ha governato prima dei grillini, è caduto dalla sedia. "Lo spostamento delle (poche) bancarelle annunciato dai cinque stelle non solo così come è stato comunicato non è altro che uno spot, ma soprattutto è possibile grazie al lavoro fatto quando c'era Ignazio Marino. Usano strumenti normativi che abbiamo fatto noi". E' una furia Marta Leonori, ex assessore al Commercio della giunta di Ignazio Marino, candidata nelle liste del Pd alle elezioni regionali del 4 marzo. Ai taccuini di RomaToday attacca l'operazione di allontanamento degli ambulanti messa in moto dall'amministrazione M5s e promossa da Raggi in conferenza stampa: quei 60 banchi da spostare, lontano da dove intralciano la viabilità, "sono una goccia nel mare". Detto ciò, se di merito si vuol parlare, "bisogna guardare al passato". E sfogliare i provvedimenti figli dell'era Marino.  


Non era forse la stessa direzione in cui stavate andando quando il Pd governava la città, quella di riordinare, finalmente, il mare magnum dell'ambulantato? 

Sì certo, ma avevamo un disegno complessivo. Non ci stavamo limitando a spostare manciate di ambulanti da una strada a un'altra nelle vicinanze. E avevamo instaurato un dialogo, un confronto con i lavoratori pensando al loro reinserimento nei mercati rionali. Di tutto questo non c'è più traccia. E comunque, quel poco che stanno facendo è possibile grazie a strumenti normativi licenziati dalla giunta di Marino. La delibera 30 sbandierata dalla sindaca non c'entra assolutamente niente. 

Può spiegarci meglio?

E' semplice. La Raggi fa una gran confusione, forse volutamente. La ricollocazione delle bancarelle nei municipi era prevista dal PGTU (Piano Generale del Traffico Urbano, ndr) dell'allora assessore Guido Improta, parlo del 2015. Obbligava a togliere i banchi che intralciano la viabilità entro tre anni dall'entrata in vigore, quindi entro il 2018. E non lo dico io, sta girando una circolare del 24 gennaio in cui l'assessore Meloni (titolare al commercio, ndr) ricorda ai municipi di adempiere a quanto previsto dal piano. 

Quindi nessuna "rivoluzione". Sostanzialmente parliamo di un'azione in continuità con quanto già previsto dalla precedente amministrazione. Ma quello che importa ai cittadini, a conti fatti, non è forse che la direzione intrapresa, verso decoro e legalità, sia la stessa?

Certo, ma lo è in minima parte. Usano i nostri strumenti ma stanno facendo pochissimo rispetto a quanto sarebbe possibile mettere davvero in atto. Parliamo di qualche decina di postazioni da spostare, ripeto, senza criterio alcuno, a fronte di centinaia di quelle presenti. Senza contare che nel perimetro del Centro storico è tutto fermo. Il Tavolo tecnico del Decoro (istituito nel 2014, al tavolo municipio, dipartimento, Sovrintendenza, vigili urbani, ndr) ha continuato a riunirsi anche sotto Raggi, ha mappato il territorio e individuato tutte le postazioni da spostare, ma la parte politica non si è mossa. Nessuna rivoluzione, anzi. Solo slogan. 

Che idea si è fatta del lavoro svolto per la festa di Natale di piazza Navona?

Hanno perso una grande occasione. Con il bando hanno ridato per 9 anni le concessioni ai soliti noti, non hanno accolto la richiesta di trasformazione della fiera in "festa", per ridimensionare i criteri di anzianità, hanno ridotto gli standard di qualità che avevamo inserito noi con un disciplinare. 

Con voi però, la festa non si è tenuta proprio... Perché non siete intervenuti quando eravate al governo?

Abbiamo fatto un primo bando, ma gli operatori si rifiutarono di ritirare le licenze, il secondo lo facemmo con criteri di qualità più stringenti, ma ci furono problemi che portarono a doverlo ritirare. 
  

E il famoso cambio da fiera a festa, perché non lo avete fatto? 

Stava andando avanti una delibera a riguardo, quando si è conclusa l'esperienza di governo non era ancora andata in assemblea.

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