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INTERVISTA | Miccoli (Pd): "Nel partito romano l'unità è una scusa per non far emergere i problemi. Basta con le carezze a Gualtieri o tornerà la destra"

L'ex deputato, riferimento del circolo Donna Olimpia, critica fortemente i vertici locali: "Si evita la discussione, perché altrimenti verrebbero fuori criticità e responsabilità di molti. Tra due anni e mezzo vincerà la destra"

Quando, durante la direzione regionale di metà novembre tutti votarono a favore della candidatura di Alessio D'Amato, lui non si allineò e su 50 componenti fu l'unico a manifestare contrarietà. Marco Miccoli, ex deputato, veterano della sinistra romana e del Pd, animatore (e agitatore) dello storico circolo di Donna Olimpia a Monteverde, da parecchio tempo è il "bastian contrario" del partito capitolino. E durante l'assemblea che ha ratificato l'elezione di Enzo Foschi alla segreteria, non si è fatto pregare e ha detto a tutti perché non è d'accordo con l'entusiasmo attuale: "E' una finta unità, lo si è visto già al congresso regionale. Così si evita ogni discussione sulla situazione della città". Concetti messi anche nero su bianco in un post Facebook. RomaToday ha deciso di intervistarlo per approfondire i temi toccati e capire quali siano, secondo MIccoli, le criticità maggiori nel governo di Roma in questo momento. 

Miccoli, lei ormai non le manda a dire. Ha scritto che questa unità del Pd Roma è finta. Perché?

"L'ho scritto e l'ho detto in assemblea al teatro Golden, unico ad alzarsi per raccontare certe cose. C'è stato un congresso, atteso da anni perché Andrea Casu era in proroga e si occupava solo dell'ordinario, dovevamo sfruttare l'occasione per discutere di tante cose e in primis di Roma. Invece, andando tutti su un nome, si è evitato di farlo. Per carità Enzo Foschi è un amico fraterno, il migliore possibile in questo momento, ma così si è fatto finta di essere uniti. Se si fosse aperta la discussione, si sarebbero anche tirati fuori i problemi e questo evidentemente non doveva essere fatto. Al Golden si è applaudito il Sindaco, ma se fosse arrivato un marziano in quel momento avrebbe pensato di trovarsi ad Adelaide o Melbourne, non a Roma". 

Quindi, in sinstesi:la città gira male e fare la standing ovation a Gualtieri non le è sembrato molto coerente?

"Ci fosse uno che avesse espresso un minimo di perplessità. Abbiamo criticità sui rifiuti, sui trasporti, sulla casa, sui temi sociali. Siamo insufficienti. E' anche finito il tempo per dare la colpa a chi c'era prima, fermo restando che le colpe ci sono perché tutti hanno visto in che condizioni abbiamo ereditato la città. Ma ripeto, il Pd Roma oggi cavalca lo slogan dell'unità, ma è finta, è uno stratagemma per non parlare dei problemi. Dovevamo fare una costituente, in linea con quanto accaduto a livello nazionale, invece si è messa una cappa e via": 

Però effettivamente i vari Mancini, Ciarla, Zingaretti, Valeriani, Leodori da diversi mesi sono in sintonia, addirittura al congresso regionale tutti hanno appoggiato Daniele Leodori.

"C'erano 5 liste in suo sostegno, ognuna di una componente esistente nel Pd. Non sono neanche riusciti a fare una lista unitaria. Per questo dico che la pace è armata, non è reale". 

La sinistra è sempre stata famosa e si è identificata anche per la capacità storica di fare "l'analisi della sconfitta". Dalle politiche di settembre a oggi non sembra sia successo qui a Roma. Perché?

"Perché? Beh, se fai un'analisi della sconfitta devi aprire una discussione e tornare alle scelte fatte. Il gruppo dirigente romano, tranne il sottoscritto, ha votato per la candidatura di Alessio D'Amato alle elezioni regionali. Io chiesi tempo, di rifletterci, di allargare di più il fronte e trovare un nome unitario. Hanno fatto una scelta diversa, complice anche il partito nazionale dell'epoca (Enrico Letta segretario, ndr) e si è scelto di allearsi con Calenda. Il punto è che da qualche tempo le scelte romane vengono fatte da un gruppo di referenti e 'big' che, com'è naturale che sia, non si mettono minimamente in discussione e hanno determinato anche il percorso unitario su Enzo. Esistono delle responsabilità politiche precise della classe dirigente per queste sconfitte, ma se questa classe resta in piedi e continua imperterrita a prendere decisioni, nessuno si alza e chiede conto. Anche il congresso regionale, con tutto il rispetto per il bravissimo Mariano Angelucci, è stato unitario". 

Lei ha detto che c'è chi fa pensare a Gualtieri che vada tutto bene. Ma, sinceramente, in una situazione come quella attuale, chi potrebbe farlo?

"Non voglio puntare il dito contro nessuno, è il metodo che io accuso. La pace romana imposta dall'alto è lo strumento che farà vincere la destra a fine mandato. Se il partito avesse di più le antenne sul territorio, si capirebbe meglio l'umore della città e non si prenderebbero decisioni come la Ztl Fascia Verde così com'è stata pensata, cioè una transizione ecologica classista. Il Pd dev'essere autorevole e autonomo. Senza autonomia, non alzi il telefono e non dici al Sindaco 'così non va'". 

Anche per questo lei ha storto il naso e non ha votato la nomina di Giulia Tempesta alla presidenza del Pd Roma?

"Non ce l'ho con Giulia, ma parliamo a detta di chiunque della consigliera capitolina più vicina a Gualtieri. Farla presidente è stato un messaggio chiaro. E invece a Roma ora ci vuole un Pd leale, non fedele. Con la lealtà puoi permetterti di dire al Sindaco che ci sono cose che non vanno, invece di fare comunicati in cui ti complimenti e apprezzi il lavoro dell'amministrazione. La narrazione che viene fatta è diversa dalla realtà percepita dai romani, c'è un mondo fuori dal teatro Golden (dove si è svolta l'assemblea del Pd Roma, ndr) dove ci si dovrebbe calare. Penso al termovalorizzatore: la narrazione ufficiale è che solo con quello si risolveranno i problemi legati ai rifiuti. Purtroppo le condizioni attuali delle strade e quanto sta venendo fuori su Ama smentisce questa versione: Roma è sporca perché mancano i mezzi, mancano i lavoratori, il management è inadeguato, non c'è professionalità. E poi c'è un altro tema che mi sta a cuore": 

Prego, lei è un fiume in piena.

"Non vorrei che le opportunità in ballo attualmente per Roma, come Expo 2030, ma penso anche al termovalorizzatore, ai fondi Pnrr e all'appoggio sul Giubileo, facessero sì che la pressione da parte dell'amministrazione capitolina nei confronti della Meloni venisse un po' meno. Non c'è mordente, non si fanno battaglie, non ci sono battaglie politiche in atto che siano degne di essere chiamate tali. Se fosse così sarebbe un errore, Roma non deve andare col cappello in mano. Dovremmo essere l'epicentro della lotta contro l'autonomia differenziata voluta dal Governo, perché sarebbe una paralisi anche per noi e distruggerebbe l'unità della nostra Repubblica, ma non vedo questa propensione ad oggi". 

Torniamo al territorio: che sentimenti percepisce parlando con i militanti che frequenta?

"Io ho la fortuna di vivere una comunità grande, la terza a Roma, come Donna Olimpia. E' una comunità estesa, viva, ribelle e ricca di confronto. Siamo storicamente combattivi e combattenti. Le cose che ho detto all'assemblea, che ho scritto e che sto ripetendo ora non vengono dal nulla, sono anche frutto dell'ascolto che faccio dei militanti, di quanto mi viene detto e rappresentato. La critica al Pd romano è in sintonia con quella al governo della città. Se non ci correggiamo, nel 2026 torna la destra. Dopo il mio intervento ho ricevuto telefonate e messaggi di vicinanza, solidarietà e apprezzamento, molti circoli la pensano come me. Purtroppo stiamo ripercorrendo quanto fatto dalla Raggi, travolta dalla crisi. Deve scattare questo allarme". 

L'ultimo congresso romano ha fatto emergere un gruppo di under 35 che ha creato una piattaforma arrivata anche al 40% in alcuni territori. Che ne pensa? Possono essere la salvezza del Pd locale?

"E' stata un'iniziativa buona, per aprire una discussione su una piattaforma differente rispetto alla narrazione congressuale. CI ho parlato molto, ho detto loro di assumersi una grande responsabilità, perché gente come Enzo Foschi e come me è destinata a lasciare il campo molto presto ai nuovi, loro devono essere coraggiosi e irriverenti e soprattutto coerenti. Certo, all'assemblea mi sarei aspettato che questo coraggio venisse fuori, praticamente io ho fatto ciò che avrebbero dovuto fare loro. Ci sono tante battaglie al momento in Italia e nel mondo, penso a Ultima Generazione, a Fridays for Future: ecco, vorrei vederli dentro queste battaglie, li vorrei vedere protagonisti. Il coraggio in politica premia, se sei coerente e resisti": 

Miccoli ma alla fine dei giochi a Roma chi comanda?

"Il paradosso è proprio questo: nessuno. Le redini del partito non le ha nessuno, perché è solo una sommatoria di correnti nominali, non di pensiero. Non c'è egemonia, quindi per guidare il partito devono unirsi forzatamente. Le 5 liste per Leodori sono lo specchio correntizio del Pd romano. Non solo il partito è debole, lo sono anche le correnti e nessuno ha le forze di prevalere sugli altri". 

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