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INTERVISTA | Lidia Borzì (ACLI Roma): “I giovani chiedono al prossimo sindaco una Roma dove vivere e lavorare”

Un punto di vista forte di cinquecentomila voci, quello delle Acli di Roma, che nonostante la pandemia ripropone il cantiere “Generiamo lavORO”. Abbiamo intervistato la presidente

Lidia Borzi foto dal suo sito internet

Sono oltre cinquecentomila i lavoratori ascoltati dal sistema di tutela delle ACLI di Roma, una delle più note organizzazioni di sostegno, formazione e tutela di ispirazione cristiana. La Capitale è un arcipelago di cittadini in condizioni di fragilità, con scarsi salari e scarse tutele, ci spiega Lidia Borzì, presidente della divisione romana delle Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani: “La pandemia da Covid19 ha creato un clima di sfiducia, le persone oggi ritengono di non poter più alzare la testa e guardarsi intorno con speranza. Chi pensa che il lavoro non sia soltanto lo scambio di un compenso contro una prestazione, ma che sia il fondamento della crescita dell’uomo, come ci insegna la Dottrina Sociale della Chiesa alla quale ci ispiriamo, non può restare a guardare”, ci spiega.

Riparte in questi giorni , in modalità online rispettoso delle prescrizioni anti-Covid, “il cantiere 'Generiamo lavORO', la quarta edizione del percorso nato con l'obiettivo di promuovere e rimettere al centro il lavoro dignitoso quale perno di cittadinanza e sviluppo integrale della persona e della comunità, con un approccio valoriale, educativo e al tempo stesso concreto”, recita un comunicato diffuso dalle ACLI, “in grado inoltre di fornire ai giovani un kit di strumenti per facilitarne l'ingresso e la permanenza nel mondo del lavoro. L'iniziativa è promossa dall'Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Roma e dalle ACLI di Roma, in collaborazione con Cisl di Roma Capitale e Rieti, Ucid Roma, Confcooperative Roma, Azione Cattolica Roma, Centro Elis, Mcl Roma, Mlac Lazio e con il sostegno della Camera di Commercio di Roma”. Spiega Borzì, raggiunta al telefono da RomaToday: “Pensiamo a una famiglia con il mutuo o con obbligazioni da sostenere; queste persone sono oggi particolarmente in difficoltà, oggi qualsiasi scossone diventa uno sconvolgimento. A Roma c’è il lavoro nero, e bisogna parlane anche se è inaccettabile. La nostra è una città storicamente fatta di accoglienza, di turismo; oggi l’indotto dei ristoranti e degli alberghi è a casa, penso alle guide turistiche, agli operatori. Questo a sua volta è lo specchio di una situazione nazionale dove il ceto medio dal 40% è sprofondato intorno al 27%, perdendo 13 punti e noi lo vediamo: chi bussa da noi per la maggior parte sono persone che non avevano mai chiesto aiuto prima, sono donne e giovani”.  

E, in particolare, continua Borzì descrivendo i giovani della nostra città che “vanno via da Roma non perché vogliono ma perché sono costretti. Va rimesso al centro il tema del lavoro dignitoso, chi è strutturato intorno a una mentalità di lavoro precario non può costruire un progetto di vita: i lavoretti, la gig economy, non sono nelle condizioni di realizzare. Per questo con il nostro percorso diamo ai giovani innanzitutto gli strumenti per comprendere i loro diritti. Parliamo di persone che non hanno mai visto una busta paga, non sanno quali sono le tutele conseguenti agli stage e non sanno come trasformare questi spunti in occasioni. Non conoscono il sindacato e che il sindacato li può tutelare, non sanno come fondare una startup o che nel sociale c’è possibilità per loro di lavorare. Hanno competenze non richieste dal mercato del lavoro, il famoso mismatch. Accanto a tutto questo, offriamo un percorso di consolidamento di quelle che si chiamano le competenze trasversali o le soft skills: capacità di lavorare in gruppo, di essere assertivi, il tema del problem solving, l’empowerment personale. Ancora: come costruire un buon curriculum, valorizzando le proprie potenzialità. Tutto questo lo facciamo grazie al contributo delle associazioni coinvolte, e ognuna di esse fornirà testimoni, esperti, professionisti”.

Proprio per questo, dall’osservatorio delle ACLI di Roma e provincia sale la voce dei giovani romani coinvolti nel progetto: “Costruiamo questo percorso per il quarto anno di fila e noi sappiamo che al prossimo sindaco di Roma i giovani chiedono una città che sia come le altre capitali europee, in cui le energie siano incanalate, con un’amministrazione che ascolti, una città dove restare e vivere”. 

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