Coronavirus, alberghi pronti a ospitare i contagiati: "Hanno aderito 15 strutture per 3mila posti letto"

Intervista al presidente di Federalberghi, Giuseppe Roscioli

Da un lato l’accordo per mettere a disposizione del sistema sanitario regionale 3mila posti letto per i contagiati. Dall’altro un blocco totale del turismo che ha portato alla chiusura di tutte le strutture della Capitale. Il settore alberghiero romano, che è sempre vissuto di visitatori internazionali, è in ginocchio e ha davanti a se la prospettiva di una crisi che potrebbe durare più a lungo degli altri comparti. Romatoday ha intervistato il presidente di Federalberghi Roma, Giuseppe Roscioli.

Qual è la fotografia del settore alberghiero oggi a Roma?

Circa il 90 per cento degli alberghi è chiuso e quelli che sono rimasti aperti sono in maggior parte vuoti. Il che significa che c’è una persona che fa guardiania ma non ci sono prenotazioni. Si tratta di una cinquantina di strutture sulle 1200 presenti nella Capitale.

Ha già una stima dei danni subiti fino ad oggi?

Per ora parliamo di un danno di circa 120 milioni di euro. Per la cifra totale dipenderà da quando finirà tutto questo. Il nostro è stato il primo settore a saltare: mentre ristoranti, bar e negozi hanno lavorato fino al 12 marzo per noi i problemi sono iniziati già dal 23 febbraio quando sono stati interrotti i voli tra l’Italia e la Cina. Da quel momento anche le altre compagnie hanno iniziato a sospendere il traffico aereo. Il crollo è stato significativo fin da subito. 

Si è fatto un’idea su quando ripartirà il settore turistico a Roma?

Credo che non ne usciremo fino a febbraio o marzo dell’anno prossimo. Anche se a fine maggio si tornerà alla vita normale, con negozi e ristoranti che potranno riaprire, per noi non sarà così. Il settore alberghiero romano è legato al turismo internazionale. Bisognerà aspettare che le compagnie aeree ripristino i voli e soprattutto che torni il sentiment della gente per i viaggi. Ecco perché prevedo che saremo gli ultimi a ripartire. Considerando che il Pil alberghiero a Roma oscilla tra il miliardo e il miliardo e mezzo all’anno possiamo ipotizzare che sarà questo il danno per l’intero periodo.

Ci sono alberghi che rischiano di non riaprire?

Immagino di si. Ci sono società che avevano difficoltà anche prima e questa emergenza potrebbe contribuire a non farli riaprire.

Quanti lavoratori sono rimasti a casa?

Dovrebbero essere circa 100mila lavoratori in cassa integrazione.

Le misure messe in campo fino ad oggi dal Campidoglio, secondo lei, sono state sufficienti?

Ci aspettavamo qualcosa di più. So che stanno studiando altre forme di sostegno ma non sono ancora state deliberate. Anche il Governo centrale fino ad adesso ha fatto poco. Attendiamo di capire i contenuti del decreto in arrivo ad aprile. 

Quali misure sono necessarie secondo lei?

Deve essere chiaro che la crisi del turismo sarà più lunga degli altri comparti. In questo momento le aziende hanno bisogno di liquidità per far fronte alle spese fisse che un albergo ha anche quando è chiuso. E sono tante. Questo è necessario per permettere alle strutture di sopravvivere fino a quando non si potrà ripartire.

Anche prima di questa emergenza la breve durata dei soggiorni dei turisti a Roma era considerata un punto debole del settore. Crede che per riprendersi da questa crisi sia necessario ripensare il turismo romano?

L’obiettivo sarà quello di far arrivare più persone possibili. La tendenza a viaggi brevi e più frequenti riguarda tutto il mondo. Se una persona ha mille euro in stasca preferisce fare tre viaggi da 300 euro rispetto a uno solo da mille. Il problema è che a Roma, a differenza di Madrid o Parigi, manca il turismo dei repeater, i turisti che dopo aver visitato una prima volta la città vogliono tornarci. Dovremmo iniziare a pensare a una formula per fidelizzare i clienti e fargli sapere che oltre alle attrazioni classiche la città offre altre bellezze della stessa importanza. Credo quindi che il nostro obiettivo appena tutto sarà ripartito sia quello di valorizzare le destinazioni secondarie. Oltre che a lanciare una grande campagna promozionale.

Gli alberghi romani verranno utilizzati per la quarantena. In cosa consiste l’accordo che avete stretto con la Protezione civile e la Regione Lazio?

Con questo accordo gli alberghi di Roma mettono a disposizione 3mila posti. Verranno utilizzati per quanti non hanno un alloggio adeguato per l’isolamento, per esempio per chi vive in un appartamento con una famiglia numerosa, serviranno per alleggerire gli ospedali o per quanti necessitano di un trattamento particolare. Penso inoltre ai 50mila italiani all’estero che, al rientro, dovranno affrontare la quarantena.

Quanti sono gli alberghi che hanno aderito e come sono stati selezionati?

Si tratta di 15-18 alberghi. Nei prossimi giorni l’offerta verrà modulata in base alle richieste della Protezione civile. Mettiamo a disposizione tutto il supporto necessario. Sono le strutture stesse a offrirsi ma devono rispettare una serie di parametri come essere almeno tre o quattro stelle e avere tra le 100 e le 150 camere per evitare dispersione. Prima di far entrare gli ospiti ci sarà un controllo tecnico da parte della protezione civile e della Asl per verificare l’idoneità della struttura.

Quanto prenderanno gli alberghi per questo servizio?

L’accordo prevede più o meno 45 euro al giorno a persona.

Qualche settimana fa è stato raggiunto anche un accordo con Caritas e Comune di Roma per ospitare i senza tetto. Come sta andando?

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Quel progetto è il primo ad essere partito. Per il momento c’è solo una struttura che si è offerta in modo spontaneo. Avevamo diramato una circolare a tutti gli alberghi e si è messa a disposizione. Non so dire quante persone stia ospitando ma credo che sia sufficiente perché non ci sono state richieste ulteriori.  
 

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