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INTERVISTA | Fassina: "Serve un'alleanza di sinistra con il M5S. Candidarmi nel Lazio? Non ci penso"

L'ex deputato ha scelto il cavallo su cui puntare per recuperare l'elettorato "fuggito" dal Pd: "Parliamo con Giuseppe Conte". Il 22 ottobre un'assemblea per verificare la possibilità di un patto politico

C'è chi dice che siano "entristi", che vogliano "accollarsi" al M5S per ritrovare un posto al sole perso nel tempo. In realtà per tutta l'area nei dintorni di Sinistra Italiana, LeU, Verdi e anche Articolo 1-Mdp la possibile alleanza con i grillini è molto di più: è l'ultima spiaggia per far tornare a far votare chi il 25 settembre ha voltato le spalle alla coalizione democratica guidata da Enrico Letta. Le differenze di percorso politico si superano facilmente e l'assemblea del 22 ottobre alla Casa dell'Architettura sarà il primo atto ufficiale, dopo la lettera pubblicata dal Fatto Quotidiano e firmata tra gli altri da Loredana De Petris (già capogruppo di LeU), Claudio Grassi (ex presidente di SI), Giuseppe Libutti (ex candidato a Roma in Sinistra Civica Ecologista) e Stefano Fassina (ex Pd, SI e LeU).

Proprio a quest'ultimo, fresco ex deputato della Repubblica, consigliere comunale fino a settembre 2021, abbiamo voluto chiedere quali siano i piani concreti del polo progressista, in particolare nel Lazio dove tra poco ci sarà una nuova sfida elettorale. 

Fassina, lei ha fatto campagna elettorale per Giuseppe Conte e adesso firma una lettera che propone un polo progressista insieme al Movimento: da cosa nasce questo indirizzo?

"Nasce da una scelta diffusa che è stata fatta in questi ultimi mesi e in particolare dopo la caduta di Draghi, da parte di persone con un background di sinistra, ambientalista, cattolico-sociale, che si sono orientate verso i Cinquestelle per il voto del 25 settembre, per ragioni ormai note. Abbiamo quindi riconosciuto una richiesta di dare un minimo di organizzazione a questa area di sinistra e ambientalista, che si struttura come autonoma organizzativamente e politicamente, con un rapporto organico politico con il M5S. Il 22 ottobre è il momento in cui discuteremo questa proposta con Giuseppe Conte e avvieremo i lavori, anche sul territorio, per renderla effettiva".

Appunto, il territorio: tra gennaio e febbraio si vota il post-Zingaretti e il campo largo tirato su da lui e Leodori scricchiola. Come si fa?

"Qualche riflessione la faremo già il 22 ottobre, con l’obiettivo di arrivare a una coalizione che sia più ampia possibile ma che sia credibile. Attenzione a scambiare la politica con l’aritmetica, i voti non si sommano, c’è una condizione di credibilità che deve interessare tutti, quindi ritengo che vadano innanzitutto costruite le condizioni per un’alleanza tra Pd e M5S, è il dato politico primario ma non scontato. Le condizioni devono essere riconosciute dagli elettori di entrambi, dev’essere un programma coerente con i pilastri dei due principali soggetti. E già questo è un obiettivo ambizioso".

C'è poi il tema del nome: chi dovrebbe essere il candidato di questa coalizione?

"Ci vuole una figura di sintesi capace di rappresentare la pluralità degli interessi e delle fasce elettorali da coinvolgere. Ma è chiaro che la questione fondamentale è la volontà politica di arrivare all’obiettivo. Io farò in modo che la costruzione delle condizioni sia effettiva. Abbiamo anche molto poco tempo, speriamo si possa chiudere velocemente la partita. È politicamente possibile, anche se difficile, trovare questa figura. Una cosa è sicura: gli elettori non sono oggetti da spostare, bisogna essere attenti".

Fassina si candiderà nel M5S alle regionali?

"Non ho intenzione di candidarmi ad alcunché, altrimenti avrei fatto scelte diverse alle politiche di settembre. La mia missione in questa fase è mettere in piedi questa rete a livello nazionale e costruire un rapporto politico che guardi all’esterno. C’è un lavoro di cultura politica da fare, un lavoro profondo perché le alleanze se si appiccicano poi si rompono facilmente. Il mio ruolo oggi è quello di costruire una rete di sinistra ambientalista e un rapporto politico con il M5S".

Se il "modello Lazio" andasse a rotoli, voi siete pronti a guardare alla sinistra rappresentata da Unione Popolare, Rifondazione, Possibile?

"Io in questo momento lavoro sul piano A, per una proposta politica competitiva. Le subordinate non mi interessano anche perché sarebbero improvvisate. Il piano A è un’alleanza progressista che si è rotta prima delle politiche con i risultati drammatici che abbiamo visto, quindi è bene che si riesca a ricostituire".

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