Mercoledì, 23 Giugno 2021
Politica

Intervista ad Alfio Marchini | “Se Marino non va a casa sarà il declino di Roma”

Per il consigliere comunale, ex candidato sindaco, la via d'uscita per la "drammatica situazione" della città porta alle elezioni anticipate. L'alternativa? Presto una manifestazione di piazza. "Abbiamo tante proposte"

Continua ad essere una Roma dal 'cuore spezzato' quella denunciata dall'ex candidato sindaco, oggi consigliere comunale, Alfio Marchini. Anzi, una Roma “in declino”. Periferie degradate, disoccupazione, trasporti che non funzionano. L'alternativa? “Abbiamo raccolto oltre diecimila firme a sostegno di 13 proposte precise di delibera” spiega. “Non ci resta che la piazza”.  La critica è tutta verso il governo cittadino che ha dimostrato di  “non avere una visione del futuro”. La via d'uscita per Marchini porta alle elezioni anticipate: "Se non mandiamo a casa questi signori il prima possibile, vedo un crescendo di disoccupazione, nuove tasse ed insicurezza che aggraverà il declino della nostra città".

Dalle periferie sta montando la marea. Marchini, quanto è grave secondo lei la situazione?

Era già grave 18 mesi fa quando promisi che, da Sindaco, avrei  spostato la sede operativa nelle periferie più degradate proprio per dimostrare nei fatti quale era la priorità da affrontare. Oggi è drammatica e questi signori sono troppo occupati a litigare per poltrone e strapuntini per rendersene conto.

Non pensa che nei problemi di questi giorni ci sia, da parte della maggioranza, un non volerci mettere la faccia, non voler guardare chiaramente in faccia i cittadini? Fanno davvero così paura?

Questa sindacatura e la sua maggioranza, in questi mesi, hanno dimostrato di non avere una visione del futuro di Roma, proprio perché non sono in grado di leggere il presente. E il presente indica una agenda con ben altre priorità della pedonalizzazione dei Fori. In primis gli investimenti per stimolare la ripresa e invertire la tendenza drammatica della disoccupazione. lo dico e lo ripeto: senza ripresa non ci saranno mai conti in ordine. E ci terremo debiti, tasse e buche nelle strade.

Che cosa devono aspettarsi i romani nei prossimi mesi?

Se non mandiamo a casa questi signori il prima possibile, vedo un crescendo di disoccupazione, nuove tasse ed insicurezza che aggraverà il declino della nostra città.  Solo chi non è di Roma non sente il cuore spezzarsi davanti a questo continuo sfibrarsi del tessuto sociale e produttivo della città.

Si riferisce a Marino?

Sì e non solo. Mi sorprende assai il disinteresse che sta mostrando Renzi verso l'agonia della Capitale. Può essere la sua Waterloo. Roma, da sempre, è la metafora del Paese e i romani hanno la memoria lunga.

Sicurezza, rifiuti, immigrazione, legalità. Sono questi i problemi di Roma. Dovendo indicare un'emergenza quale indicherebbe?

Tutte e quattro. Aggiungerei i trasporti e il lavoro. Famiglie e imprese oggi hanno un problema che si chiama sopravvivenza!

Se la periferia piange, il centro di Roma non ride. La lotta all'abusivismo appare impossibile, di legalità è difficile scorgerne. Non sarà anche colpa dei romani?

Non è facile cambiare antichi costumi e comportamenti. In questo, Marino sta cercando di invertire alcune pessime abitudini. L'errore imperdonabile però, è che lo stesso vigore ed entusiasmo lo avrebbe dovuto impiegare a partire dalle periferie. È illusorio immaginare che possa esistere un centro storico come un bellissimo "set cinematografico" circondato da una marea di disperazione, disagio e senso di abbandono. Il risultato sarà una ingestibile esplosione di rabbia.

La cultura, un tempo fiore all'occhiello della Capitale, langue. Muti ha detto addio, i teatri chiudono e in generale sembra non esserci una spinta degna di tale nome. Come se ne esce?

L'abbandono di Muti proprio quando i conti erano in equilibrio e si erano trovati i fondi per il teatro dell'Opera  fotografa la mancanza di credibilità di chi oggi ci governa. Più in generale, ho apprezzato la recente scelta del neo assessore alla cultura, persona seria e competente. Ora, però, mi aspetto un grande piano culturale per Roma. Il tempo sta per scadere e non si può fallire. Sulla cultura a Roma si possono trovare risorse ed investimenti, basta avere una visione e progetti chiari.

Basta farci del male. Una volta detto basta, secondo lei cosa c'è? Qual è il progetto? Da dove si riparte?

A questo punto non ci resta che la piazza. Organizzeremo nei prossimi mesi una grande manifestazione pacifica di protesta, ma anche di proposta. Tutta la nostra azione politica, fin dalla campagna elettorale, ha avuto questo segno e recentemente siamo stati gli unici ad aver raccolto, in meno di tre mesi, oltre diecimila firme a sostegno di 13 proposte precise di delibera. Dai trasporti alla sicurezza, in un nuovo modello di governo della città che parta dai quartieri e dal coinvolgimento dei cittadini.

Marino e Alemanno. Al momento del ballottaggio lei aveva chiesto discontinuità. Secondo lei c'è?

A Roma si dice: siamo caduti dalla padella alla brace. È ora di fermare questa fallimentare esperienza dove paradossalmente Sindaco e maggioranza sono i reciproci peggior nemici. Uno spettacolo anche divertente,  se non si giocasse sulla pelle dei romani. Al PD dico: errare humanum est, perseverare diabolicum!

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