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"Lo Stadio della Roma punto di svolta della gestione Raggi. Non volevamo essere il partito dei no"

“Un ruolo nazionale per Virginia? Spero di no, non è all’altezza”, spiega l’ex consigliera comunale Alisia Mariani. E sui quattro de “Il piano di Roma”: “Non passeranno al PD”

“Io credo che la partita dello stadio della Roma sia stata il punto di svolta. Dopo aver detto no alle Olimpiadi non si voleva che il Movimento Cinque Stelle venisse per sempre identificato come il partito del no. Di lì è scattata una dinamica internazionale di cui si è perso il controllo”: abbiamo raggiunto al telefono Alisia Mariani, eletta in consiglio comunale nel gruppo del Movimento Cinque Stelle nel 2016 e poi dimessasi per motivi “prevalentemente familiari” nel 2018. Il suo è un bilancio al vetriolo dell’esperienza di Virginia Raggi al Comune di Roma, che inizia con un commento riguardo la perdita della maggioranza in Aula Giulio Cesare da parte della sindaca.

L’ultima importante defezione è quella dei quattro consiglieri del gruppo “Il piano di Roma”. “Mi aspettavo che finisse così, le persone che hanno preso questa decisione le conosco tutte personalmente e ci sono molto amica. Le reputo persone preparate, fra le più preparate che c'erano in Consiglio. Sapevo che erano molto critici, su tutto, so anche che erano persone molto leali a livello istituzionale e avrebbero portato a termine il mandato. D’altro canto, mi aspettavo che non ce l'avrebbero fatta; so che faranno un dibattito con Roberto Gualtieri ma non penso sia un passaggio di campo, dubito si candideranno con il PD e simili, anche se hanno sempre detto di muoversi nel campo del centrosinistra. La situazione onestamente è molto critica: guardate Roma Metropolitane, Farmacap, Ama, Atac…non ce la facevano più. Tutto è iniziato però con la vicenda dello stadio della Roma”.

Nel 2018 come dicevamo Mariani lascia il consiglio per trasferirsi in Olanda; “motivi familiari che erano certamente fondamentali, d’altro canto non ero soddisfatta di molte cose.  Sono contenta di come è finita sullo Stadio della Roma ma politicamente è stata una grossa sconfitta: se avessimo deciso noi di non farlo lì era un conto, invece è andata come è andata. Quella location non andava bene e io e Alessandra Agnello che eravamo le consigliere del territorio l'abbiamo detto tante volte a Virginia e al Consiglio. Probabilmente non eravamo autorevoli come certe altre persone e quindi non si sono fidate di noi quando abbiamo sottolineato che il problema era il costruttore Parnasi, una persona con cui non reputavamo opportuno fare degli affari visto che sapevamo del suo stile di relazione con le banche a dir poco opaco: in seguito è stato arrestato, quindi il tempo ci è stato galantuomo. Inoltre sottolineavamo l’esistenza di problematiche ambientali, idrogeologiche, di trasporti, di mobilità”.

Ora, nel dibattito nazionale fra Beppe Grillo e Giuseppe Conte, Virginia Raggi potrebbe ritagliarsi un ruolo nazionale. “Detto sinceramente”, continua Mariani, “non credo che lei sia in grado, visto che non è stata in grado di fare il sindaco”. In passato Mariani aveva detto di Raggi che era stata “scorretta e incapace”. “Attualmente”, dice ancora, “cosa passi in testa a Beppe Grillo non lo capisco da molto tempo. Mi sembra tutto molto surreale e caotico. Si portano avanti dei progetti senza una visione e senza un obiettivo preciso”. Il giudizio sul M5S è molto duro: “Non si è avuta una visione realistica di quello che poteva essere governare, sia in comune che al governo nazionale. Si è puntato poco sulle competenze e “l’uno vale uno” è stato interpretato al ribasso”. 

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