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Nuova sede della Provincia all'Eur: indaga la Corte dei Conti

Come riportato dal Messaggero la Corte dei Conti indaga sull'atto di compravendita da parte della Provincia dei nuovi uffici dell'Eur

Un'istituzione che presto sparirà ma che ha comprato una nuova sede. E' finita nel mirino degli inquirenti, a seguito della denuncia del Pdl e di un'inchiesta avviata dal Messaggero, l'operazione di acquisto di uffici all'Eur da parte della Provincia di Roma. E sul presidente, fresco di candidatura a sindaco e definito da Giovane Italia "il saponetta", per il continuo sfuggire alle magagne invece di risolverle, si abbatte, una scure non da poco.

La Corte dei Conti, si legge sempre sul Messaggero, ha comunicato l'avvio di indagini sulla nuova maxi sede situata in zona Castellaccio. Diversi i punti che non tornano e insospettiscono i magistrati. Primo fra tutti il costo: 263 milioni di euro al gruppo Parnasi per un atto di compravendita che vale oro, soprattutto in tempo di crisi e per una Provincia destinata a sparire, come previsto dalla spending review del premier Monti.

L'IMMOBILE - Inizialmente pensò all'affitto per poi virare verso l'opzione di acquisto il 25 ottobre del 2010. In quella data la Provincia firmò una una preliminare di acquisto per un immobile che, come si legge sul Messaggero, "non era stato ancora costruito e che doveva essere collaudato entro il 31 dicembre 2012". Pare che si tratti di uffici (ancora non ultimati) che si estendono per oltre 67 mila metri quadrati per 219 milioni e 550 mila euro, che calcolando l’Iva arriva a 263,4 milioni. Questo l'importo che la Provincia si è impegnata a versare al gruppo.

IL BANDO - Altro punto che potrebbe restare oscuro ai magistrati riguarda le modalità del bando di gara con cui  l'amministrazione sta procedendo all'acquisto. La liquidità infatti, secondo i progetti di Palazzo Valentini, dovrebbe arrivare dalla dismissione del proprio patrimonio immobiliare: caserme, uffici, case rurali e via dicendo. Dismissione che verrà gestita da un fondo immobiliare.

Lo scorso giugno è stato indetto il bando di gara (con scadenza il prossimo 26 luglio) per individuare la società di risparmio gestito (Sgr) che dovrà costituire il Fondo, della durata di tre anni, nel quale confluirà il patrimonio da dismettere e che subentrerà al posto della Provincia nel contratto preliminare di acquisto già sottoscritto con il gruppo Parnasi. Due i requisiti fondamentali: l’ottenimento di un finanziamento irrevocabile da un pool di banche per un importo pari a 210.750.500 euro e un periodo di durata del Fondo di tre anni.

E poi ci sono i diversi scaglioni di vendita che in sintesi, come riporta il quotidiano romano, saranno questi: entro un anno dalla sua costituzione il Fondo dovrà vendere un primo blocco di immobili e incassare non meno di 120 milioni di euro; entro il secondo anno dalla sua costituzione il Fondo dovrà vendere ulteriori immobili e incassare un prezzo non meno di 100 milioni di euro.

Un'operazione insomma che, in uno scenario economico di recessione generale, certo lascia perplessi e che i sindacati hanno bollato a più riprese come "“una speculazione finanziaria e basta, altro che razionalizzazione”. Tranquilli invece sul fronte del Pd della Provincia.

“E’ del tutto naturale e ovvio che la Corte dei Conti sulla base di una serie di articoli pubblicati da un importante gruppo editoriale romano si predisponga  a verificare la fondatezza di tante accuse. Un atto dovuto che rispettiamo. Noi stessi per primi nel corso dell’intera vicenda abbiamo interpellato più volte la Corte dei Conti per orientarci e svolgere tutto a tutela dell’interesse pubblico.

Da parte nostra, con assoluta serenità, continuiamo a ritenere che la razionalizzazione e la valorizzazione del patrimonio messa in atto dalla Provincia rappresenti una innovativa - e per alcuni versi anticipatrice – forma di efficientamento della struttura organizzativa e patrimoniale della Pubblica Amministrazione italiana”. Lo dichiara in una nota l’assessore provinciale alle Politiche di Bilancio e Finanziarie, Antonio Rosati.

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