Martedì, 21 Settembre 2021
Politica

Nuova bufera sul Pd: 2 milioni e 600 mila euro di rimborsi falsi, 6 parlamentari coinvolti

Chiuse le indagini della procura di Rieti. Coinvolti molti nomi eccelenti del Pd laziale. Con loro anche molti imprenditori, professionisti e collaboratori

Due milioni e seicentomila euro. A tanto ammonterebbero le spese pazze dei consiglieri regionali del Pd fra il 2010 e il 2012. La procura di Rieti e i finanzieri del nucleo Tributario hanno chiuso le indagini relative ai rimborsi elettorali del gruppo democratico durante il biennio 2010 2012 che ha visto governare alla Pisana Renata Polverini. Coinvolti vari big del partito guidato da Matteo Renzi. Tra loro 6 parlamentari, 5 senatori e un deputato. Insomma una nuova tegola su un partito che se a livello cittadino è ormai ridotto a macerie dopo Mafia Capitale, a livello regionale non puo' certo dire di passarsela meglio.

I NOMI - Secondo l'accusa i consiglieri del Pd avrebbero distratto 2 milioni e seicentomila euro "con spese non inerenti fini istituzionali". Indagati sono i senatori Claudio Moscardelli, Bruno Astorre, Carlo Lucherini, Francesco Scalia e Daniela Valentini. Con loro anche il deputato Di Stefano, nei guai anche per un'altra inchiesta. Altri nomi eccellenti nell'inchiesta sono quelli dell'ex tesoriere Mario Perilli, dell'ex capogruppo e attuale sindaco di Fiumicino Esterino Montino e dell'ex caposegreteria di Ignazio Marino, Enzo Foschi.  Per loro le accuse vanno dal peculato, alla truffa aggravata, dal finanziamento illecito al falso.

COSA AVREBBERO FATTO - Spese non inerenti fini istituzionali, ovvero cene (elettorali e non), pranzi, battute di caccia. Finanziamenti a sagre, a giornali. Spese personali come una biografia pagata 36.000 euro. Oppure i graffiti del Quadraro per i quali sono stati destinati 8000 euro. Tutti soldi da usare per attività politica e che invece andavano a voci che con la politica avevano poco a che fare. Lo stesso meccanismo che ha portato alla lapidazione mediatica di batman Fiorito e altri gruppi dirigenti a livello regionale. Un meccanismo che ora rischia di radere al suolo un'intera classe politica laziale.

IMPRENDITORI, PROFESSIONISTI E COLLABORATORI -  Ma a rischiare di finire a processo non solo politici, ma anche imprenditori e collaboratori. Dalle carte di Rieti infatti emergerebbe un sistema per il quale alcuni imprenditori avrebbero gonfiato a dismisura molte fatture per poi dividere i soldi dei rimborsi con il politico di turno. Sempre dalle carte emergerebbero delle assunzioni di portaborse e di collaboratori illegittime, con alcuni degli assunti che non si sarebbero mai neanche presentati in Regione.

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