Martedì, 21 Settembre 2021
Politica

Caso Di Stefano, per la scomparsa di Guagnelli la Procura indaga per omicidio volontario

Alfredo Guagnelli, ex collaboratore del deputato Pd indagato per corruzione, è scomparso cinque anni fa. Secondo gli inquirenti sarebbe destinatario di una tangente da 300 mila euro. Il fascicolo è stato aperto contro ignoti

Si aggiungono nuovi tasselli al 'caso Marco Di Stefano', il deputato Pd indagato per corruzione e falso nell'ambito di un'inchiesta per una presunta tangente da 1,8 milioni di euro. La Procura di Roma ha aperto un nuovo fascicolo di indagine, attualmente contro ignoti, sulla scomparsa avvenuta cinque anni fa di Alfredo Guagnelli,  ex collaboratore dell'esponente democratico. L'ipotesi è di omicidio volontario.

Secondo gli inquirenti Guagnelli, che in base alle indagini avrebbe incassato una presunta tangente da 300 mila euro da parte dei costruttori Antonio e Daniele Pulcini, gli stessi emissari di quella che sarebbe stata incassata da Di Stefano, potrebbe essere stato ucciso. Le indagini sono state affidate al pubblico ministero Tiziana Cugini e verranno seguite dal procuratore capo Giuseppe Pignatone.

LA STORIA - Marco Di Stefano, deputato Pd, carica da cui si è autosospeso, ed ex assessore al Demanio della Regione Lazio con la giunta Marrazzo, è sotto inchiesta per corruzione e falso. Sulla vicenda indagano i pm Maria Cristina Palaia e Corrado Fasanelli. Secondo gli inquirenti avrebbe incassato una maxi tangente da 1,8 milioni di euro per assicurare a due società riconducibili ai costruttori Daniele e Antonio Pulcini contratti d'affitto per due immobili di loro proprietà in zona Eur alla Lazio Service, controllata dalla Regione Lazio. Proprio in virtù di questi contratti, i costruttori Pulcini hanno potuto rivendere gli immobili acquistati poco prima all'Enpam, l'ente nazionale di previdenza dei medici, a un prezzo superiore realizzando plusvalenze milionarie. Sulle operazioni immobiliari dell'Enpam nel 2012 era stata aperta un'inchiesta per truffa aggravata che aveva portato all'iscrizione nel registro degli indagati alcuni esponenti dei vertici dell'ente. Marco Di Stefano, ascoltato in merito, ha respinto tutte le accuse.

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