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I rifiuti di Roma nell'inceneritore di Colleferro: "E' la scelta meno ambientalista"

Contro la riapertura della seconda linea dell'inceneritore di Colleferro, che dai primi mesi del 2018 brucerà anche i rifiuti romani, si schierano anche le storiche associazioni ambientaliste Wwf e Legambiente

Non solo le barricate dei cittadini e l'opposizione del sindaco. Contro la riapertura della seconda linea dell'inceneritore di Colleferro, che dai primi mesi del 2018 brucerà anche i rifiuti romani, si schierano anche le storiche associazioni ambientaliste. "Sarebbe la scelta meno attenta alla qualità della vita e meno efficiente dal punto di vista economico e per un futuro diverso e sostenibile" scrive Legambiente. "E' una scelta sbrigativa e irresponsabile che mina il futuro della Città Metropolitana" aggiunge il WWF. 

E' della scorsa settimana, infatti, la notizia secondo cui l'Ama ha votato favorevolmente al cosiddetto 'revamping', una sorta di ristrutturazione, della seconda linea dell'impianto di trattamento dei rifiuti controllata al 40 per cento dalla municipalizzata romana e al 60 dalla Lazio Ambiente regionale. Così nei prossimi mesi, nell'impianto potrebbero finirci circa 220 mila tonnellate di rifiuti romani ogni anno. 

"L'ipotesi di Colleferro come terminal dei rifiuti indifferenziati di Roma, significherebbe dire che da Roma, ogni anno, un milione di tonnellate di rifiuti andrebbero verso il termovalizzatore" commenta Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio "e tutto questo come soluzione transitoria ma senza aver definito minimamente come si chiude il ciclo dei rifiuti e dove saranno gli impianti dentro la capitale, facendo pagare in termini ambientali, i cittadini di Colleferro e di parte della provincia di Frosinone e della Valle del Sacco. Se anche si riducesse il carico complessivo dei rifiuti con buoni piani che il comune di Roma ha redatto ma ancora non attuato, e si estendesse il porta a porta oltre la percentuale del 65%, parleremmo comunque di cifre spaventose di rifiuti che andrebbero a pesare su altri territori. Effettuare revamping e riavvio della linea di termovalorizzazione, avrebbe poi dei costi enormi che non rientrerebbero di certo con pochi mesi di utilizzo, ma al contrario ci obbligherebbero ad almeno un decennio di rifiuti ancora nel termovalizzatore".

"Ogni qualvolta si tenta di approcciare correttamente la gestione del ciclo dei rifiuti, non manca mai qualcuno che presso le amministrazioni competenti sollevi dubbi, perplessità" dichiara Raniero Maggini Presidente del WWF Roma e Area Metropolitana. "Dall’una dunque una ingiustificata resistenza, dall’altra, quando l’oggetto della scelta è la discarica o l’incenerimento, si registra il disinvolto via libera che non solo comporta un impatto diretto quanto grave alla salute del territorio e dei cittadini, ma una scelta che di fatto compromette prevenzione, riuso e riciclaggio dei materiali. Il revamping dell’inceneritore di Colleferro sembra proprio rispondere a questo orientamento, una scelta sbrigativa ed irresponsabile che mina il futuro della Città Metropolitana". 

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