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Immobili del Comune, la giunta Raggi dà il via al piano di riordino: in attesa dei bandi, stop agli sgomberi delle associazioni

Potrà rimanere temporaneamente solo chi ha i requisiti e se in regola con il pagamento dei canoni. Critiche le opposizioni

Diciotto mesi di tempo per verificare la regolarità contabile e i requisiti degli attuali concessionari del patrimonio indisponibile di Roma Capitale. Tre anni per terminare la ricognizione di tutti gli immobili, con tanto di sopralluoghi e verifiche tecniche. Entro lo stesso termine di tempo, riacquisire i locali in mano a coloro che non hanno i requisiti. Nel frattempo, via libera a un “utilizzo temporaneo” per i soggetti che, pur avendo i requisiti, sono a rischio sgombero per concessioni scadute o non valide, purché siano in regola con i canoni. 

La giunta Raggi ha approvato una delibera con la quale dà mandato al dipartimento Patrimonio e Politiche abitative di aggiornare e superare il piano di riordino messo in campo dalla delibera 140, approvata nel 2015 dalla precedente amministrazione Marino. Da allora, infatti, centinaia di associazioni e realtà cittadine che svolgono attività sociali e culturali nei locali di proprietà di Roma Capitale sono a rischio sgombero o hanno ricevuto richieste di affitti arretrati a canoni di mercato. Alcune di queste, negli anni, sono state sfrattate. Il regolamento che dovrebbe decidere come riassegnare questi spazi è sul tavolo delle commissioni capitoline da circa un anno e, tra le richieste di integrazioni avanzate dalle realtà sociali, la posizione contraria delle opposizioni e la spaccatura interna al M5S in merito, non è ancora stato approvato. 

"L’emergenza sanitaria Covid-19 ha provocato delle criticità eccezionali di cui dobbiamo tenere conto, anche per assicurare che ogni fase di riacquisizione si svolga con certezza e celerità amministrativa, salvaguardando le realtà associative che soprattutto in questa fase hanno sostenuto famiglie e imprese e prevenendo potenziali problemi di disagio sociale e di ordine pubblico”, il commento della sindaca Virginia Raggi.

Ha aggiunto l’assessora al Patrimonio e Politiche abitative, Valentina Vivarelli: “Superiamo il concetto alla base della famosa delibera 140 del 2015, adottata dalla Giunta Marino, e la logica del recupero forzoso di tutti i beni con titolo scaduto o non perfezionato all'interno dei quali vengono svolte attività di mutualismo sociale, di sostegno alle famiglie più fragili, di servizi che con la pandemia si sono resi più che mai indispensabili per la nostra città, di attività culturali, di socializzazione, ma anche attività commerciali, che contribuiscono a mantenere viva la Capitale”.

Da un lato, quindi, la delibera dà avvio al processo di ricognizione del patrimonio indisponibile con la finalità di riassegnarlo, dall’altro blocca gli sgomberi degli attuali concessionari, in attesa di mettere definitivamente a bando i locali. La cosiddetta ‘norma transitoria’, già inserita all’interno del regolamento tutt’ora in discussione, finisce così in questo provvedimento. Potranno restare in via temporanea i concessionari, sia titolari di attività a scopo sociale sia imprenditoriale, in possesso dei requisiti, con attività coerenti con il titolo originario, anche se scaduto o inefficace, che corrispondano le morosità pregresse, anche con una rateizzazione, e le spese di manutenzione. Questi concessionari dovranno sottoscrivere un atto d’obbligo impegnandosi al rilascio degli immobili al momento della procedura di assegnazione dei beni. Resta quindi la procedura del bando, fortemente attaccata nei mesi scorsi della realtà sociali attive in questi spazi. 

Tra i motivi che hanno spinto la giunta Raggi a firmare il provvedimento, ci sono anche “difficoltà operative relativamente agli immobili sgomberati reimmessi nel possesso dell'amministrazione”, in particolare le verifiche e le ricognizioni, che non hanno prodotto “l'auspicata nuova riassegnazione degli spazi”. Spazi che sono rimasti vuoti generando un “mancato introito”, “rischi di occupazioni abusive” o “ulteriore ammaloramento dei beni stessi”.

L’azione di riordino sarà svolta dal dipartimento in coordinamento con i Municipi, le altre strutture capitoline e la polizia locale. Le attività di ricognizione dei titoli, da effettuare entro i 18 mesi, avverranno con il supporto di Aequa Roma. Le successive verifiche tecniche e amministrative, da terminare entro 3 anni, verranno effettuate insieme a Risorse per Roma. Questo intervento, spiega il Campidoglio in una nota, “consentirà di ricondurre gli immobili già reimmessi nel possesso dell`Amministrazione o da riassegnare in concessione alla corretta destinazione edilizia e urbanistica, attività che potrà essere attivata anche per gli immobili attualmente utilizzati, di aggiornare i canoni e individuare eventuali lavori di manutenzione straordinaria”.

Un atto che supera la delibera 140, dando un titolo, anche se temporaneo, a molte realtà è un fatto positivo ma tardivo”, commenta Alessandro Torti di Esc, tra le realtà sociali coinvolte. “Il documento, inoltre, lascia aperte alcune questioni di cui stiamo ancora discutendo in relazione al regolamento. Per esempio la sindaca parla solo di bandi mentre avevamo ricevuto aperture in merito alla possibilità di mettere in campo procedure differenti”.

Critica l’opposizione dem: “Verrebbe da chiedersi come mai solo a fine consiliatura si dà indirizzo agli uffici di compiere queste procedure istruttorie? E che fine farà la proposta di regolamento dei beni indisponibili? E ancora, quale sarà l'esito della nuova votazione che dovrà effettuare l'Aula sulla delibera di iniziativa popolare che ha per oggetto lo stesso argomento?”, si chiedono il capogruppo del PD capitolino Giulio Pelonzi e il consigliere dem Giulio Bugarini. “In quasi cinque anni il provvedimento prodotto poteva già essere espletato. La delibera è un passo indietro perché relega una decisione politica a una attività amministrativa degli uffici e rimanda di tre anni la vera soluzione del problema. Infine l'atto conserva di fondo una visione ultraliberista tenendo fermo a conclusione delle verifiche il tema dei bandi”. 

Commenta Stefano Fassina, consigliere di Sinistra per Roma: “È un atto tardivo, poiché l'offensiva dell'amministrazione, lasciata alla logica della Delibera 140 del 2015, ha determinato la fine di tante esperienze importanti. Ed è un atto ambiguo. Può essere utile nel breve periodo soltanto se viene specificato nel testo che gli arretrati dovuti sono calcolati a canone calmierato, pari al 20% del valore di mercato, e i debiti accumulati sono definiti al netto delle opere di manutenzione ordinaria e straordinaria compiuta dalle stesse associazioni. L'eventuale utilità di breve periodo si scontra con la soluzione a regime prospettata: la strada esclusiva del bando per l'assegnazione delle concessioni”. 

La notizia è stata commentata anche dal presidente dell’VIII municipio, Amedeo Ciaccheri: “Sulla gestione del patrimonio immobiliare pubblico di Roma capitale, la maggioranza grillina non va oltre la logica da contabili. Manca una presa di posizione netta e un riconoscimento del valore del lavoro delle associazioni. Non è presente nessuna idea al di fuori delle strette maglie dei bandi. Oltre l'immobilismo anche la beffa perché le associazioni, dopo un anno di pandemia, più che di una verifica fiscale avrebbero bisogno di un titolo legittimante e di incentivi per rafforzare il lavoro di welfare che hanno svolto colmando i vuoti dell'amministrazione comunale”.

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