Politica Quadraro / Via Lucio Calpurnio Bibulo

Via Bibulo, storia di un palazzo occupato: il Comune perde l'asta. 100 famiglie sotto sgombero

L'immobile è stato acquistato da una società specializzata nella valorizzazione di immobili in 'sofferenza'

Non solo richieste di ordinanze di sgombero e ricorsi milionari al ministero dell’Interno come risarcimento per il mancato intervento. Nella Capitale dell’emergenza abitativa accade anche che il mercato immobiliare guardi ai palazzi occupati da senza casa come un prodotto appetibile. Un prodotto un po’ rischioso ma dal prezzo vantaggioso, che nella prospettiva di un possibile intervento dell’autorità pubblica può risultare un’operazione su cui vale la pena investire.

È così che, poco più di un anno fa, una palazzina occupata da 99 famiglie, 70 delle quali in graduatoria per l’assegnazione di una casa popolare, nel quartiere Don Bosco, in via Calpurnio Bibulo 13, è stata acquistata ad un’asta fallimentare da una società specializzata nella valorizzazione di asset immobiliari derivanti da situazioni di ‘sofferenza’, la Loanka srl, interamente controllata dalla Hera Holding Real Estate, attiva soprattutto nel Nord Italia. Quella di via Bibulo è la prima operazione a Roma.

Regione Lazio e Comune di Roma erano al corrente del fatto che il palazzo fosse all’asta ad un prezzo conveniente tanto che nel maggio dell’anno scorso, l’ex assessore al Bilancio, con delega alle Politiche Abitative, Andrea Mazzillo, su sollecitazione della presidente del VII municipio, Monica Lozzi, ha provato ad acquistarlo impiegando una parte di quei 194 milioni di euro messi a disposizione dalla delibera regionale sull’emergenza abitativa. Ma alla fine nessun intervento pubblico si è concretizzato. Risultato: le circa 70 famiglie in disagio abitativo che abitano nel palazzo di via Calpurnio Bibulo 13 restano tra le fila di quanti, di fronte a uno sgombero, non avrebbero alternativa alla strada. 

Famiglie in disagio abitativo

La storia di questa palazzina a sette piani nel cuore di uno dei quadranti più densamente abitati della città si è intrecciata con il problema del cronico disagio abitativo romano ormai oltre dieci anni fa. Era il 2006. Roma stava assistendo a un’espansione edilizia che sembrava inarrestabile e i floridi valori del mercato immobiliare lievitavano insieme al numero delle sentenze di sfratto emesse ogni anno dai tribunali. L’allora presidente di quello che al tempo era il X municipio (oggi VII), Sandro Medici, decise di requisire una parte degli appartamenti della palazzina per assegnarli a una cinquantina di famiglie  in emergenza abitativa.

Ancora oggi, si legge in una comunicazione della presidente Monica Lozzi, dei 99 appartamenti dello stabile (96 appartamenti e 3 locali commerciali), 54 sono occupati proprio in virtù di quell’atto di requisizione, poi revocato da una sentenza del Tar del Lazio, mentre altri 45 sono abitate dagli inquilini storici con contratto scaduto che versano l’indennità di occupazione e su cui pendono una quarantina di sentenze di sfratto. In seguito ad un censimento effettuato dal Municipio, continua Lozzi, “è emerso che 70 nuclei familiari hanno fatto richiesta per una casa popolare”, 20 “sarebbero disponibili a pagare un affitto a canone concordato” e 7 “non sono interessati a interfacciarsi con il comune”. La palazzina risulta anche nell’elenco degli stabili occupati allegato alla delibera regionale 18 del 2014, contenente il Piano per l’emergenza abitativa di Roma. 

Il video - Arriva lo sfratto per quattro famiglie

Passaggi di proprietà

Negli ultimi dieci anni l’immobile è passato nelle mani di diverse società. Prima dell’ultimo acquisto nel maggio del 2017, era di proprietà della Dierreci Costruzioni srl, società finita in uno dei filoni dell’inchiesta sul dissesto finanziario della banca ternana Tercas. La Dierreci Costruzioni srl aveva acquistato l’immobile il 14 maggio del 2014 dalla società Araba Fenice srl ereditando un mutuo da 27 milioni di euro a favore della Tercas e un’ipoteca da 54 milioni di euro (debiti cancellati dall’ultima procedura di acquisto). La Dierreci Costruzioni viene dichiarata fallita il 6 novembre del 2014 e l’immobile finisce all’asta. Tra il settembre del 2016 e il febbraio del 2017 due appuntamenti vanno deserti tanto che il prezzo di vendita, ricorda la presidente Lozzi “scende attestandosi al di sotto dei 900 euro al metro quadrato, intorno ai 7 milioni di euro”. Il 23 marzo del 2017, la società Loanka srl, avanza un’offerta per 13 milioni di euro. 

La Regione e il Comune

Su sollecitazione del sindacato Asia Usb, che difende molti degli inquilini che vivono nello stabile, le istituzioni locali stavano valutando ormai da mesi la possibilità di acquisire l’immobile al patrimonio pubblico. I fondi a disposizione sono quelli della delibera approvata dalla Regione Lazio nel gennaio del 2014 che stanzia 194 milioni di euro per un piano per l’emergenza abitativa della capitale finalizzato soprattutto al recupero di immobili già realizzati. La prima a mettere la proposta nero su bianco nel maggio del 2016 è l’allora presidente del VII municipio Susi Fantino. L’ipotesi rimbalza sulle scrivanie della gestione commissariale di Francesco Paolo Tronca e finisce nelle mani dell’ex assessore regionale alle Politiche Abitative, Fabio Refrigeri.

Immobile all'asta

La prima asta si tiene il 27 settembre del 2016 e va deserta. Nel frattempo, a sollecitare un intervento è la presidente del VII municipio Monica Lozzi. “Vista l’imminenza dell’asta giudiziaria credo sia urgente fissare un incontro con la regione Lazio e il curatore fallimentare per evitare che detto immobile sia venduto a prezzi bassissimi sul mercato privato con il rischio che diventi l’ennesima speculazione immobiliare” scrive in una comunicazione del 9 dicembre del 2016 indirizzata agli ex assessori a Urbanistica e Bilancio, Paolo Berdini e Andrea Mazzillo. “Per il municipio sarebbe stato importante acquisire quell’immobile” racconta Lozzi a Romatoday. “Il suo acquisto avrebbe permesso di evitare il rischio sgombero alle famiglie aventi diritto presenti al suo interno e allo stesso tempo a Roma Capitale di entrare in possesso di nuove case popolari a un prezzo vantaggioso”. Anche la seconda asta, che si è tenuta nel febbraio del 2017, va deserta. 

Il tentativo di acquisto del Comune

Nel marzo del 2017 si apre un tavolo tra Regione e Comune. Da una parte l’ipotesi Ater, dall’altra quella del Patrimonio capitolino. Il 23 dello stesso mese la società Loanka srl, controllata dalla Hera Holding Real Estate spa, avanza un’offerta per 13 milioni di euro. L’asta successiva è fissata per il 16 maggio del 2017. Cinque giorni prima di questa scadenza la presidenza della Regione Lazio delibera l’assegnazione diretta al Comune di Roma dei primi 40 mila euro legati alla delibera regionale. L’ex assessore Mazzillo chiede agli uffici capitolini di versare l’anticipo del 10 per cento per partecipare all’asta ma questi ultimi preferiscono non procedere. "I fondi non erano ancora stati materialmente girati nelle casse del Comune” spiega Lozzi. “Inoltre gli uffici, temendo di non poter rispettare l'ordine di graduatoria per l'assegnazione delle case popolari, non sono mai stati d'accordo ad applicare la delibera regionale. Né per via Bibulo, né per altre occupazioni”. Il 12 maggio del 2017 “Mazzillo invia al giudice una manifestazione scritta di interesse pubblico all’acquisto con richiesta di dilazione dei termini dell’asta. Ma il giudice non ha ritenuto opportuno rinviare” continua la presidente. L’asta del 16 maggio del 2017 va deserta e la società Loanka risulta aggiudicataria del bene. Prezzo della vendita 13 milioni di euro corrisposto dopo aver contratto un mutuo con la Banca Popolare di Bari, gruppo bancario che nel 2014 ha visto l'ingresso di Banca Tercas e Banca Caripe.

L'incontro tra il Comune e la società

Per le istituzioni locali finisce qui. O quasi. Come raccontato a Romatoday dalla diretta interessata, la società era a conoscenza dell’offerta del Comune e nei giorni seguenti all’acquisto sarebbe stata disponibile a rivendere all’amministrazione capitolina “a prezzi ribassati ed assolutamente in linea con quelli previsti per le case popolari”. Racconta Loanka srl: “Qualche ora dopo l’acquisizione siamo stati ricevuti dall’ex assessore alle politiche abitative del Comune di Roma Andrea Mazzillo. In occasione di quell’incontro, tenuto in data 25 maggio 2017, è emerso l’interesse del Comune di Roma ad acquisire l’immobile”.

La proposta, però, racconta a Romatoday Lozzi, “non era più conveniente dal punto di vista economico per il Comune perché il prezzo era salito di qualche milione. Inoltre avremmo dovuto emettere un bando”. Poche settimane dopo l’ex assessore Mazzillo si dimette. Scrive la Loanka srl: “Abbiamo più volte esortato il Comune di Roma (nella persona del nuovo assessore alle politiche abitative Rosalba Castiglione e del sindaco Virginia Raggi) a rivedere la sua determinazione onde riprendere le trattative per la cessione immobiliare. Non abbiamo però ottenuto alcun riscontro” scrivono. Continua: “Sapevamo di poter trovare una certa resistenza tra gli inquilini” scrive la società “mai però ci saremmo aspettati di poter constatare la presenza tra questi di gruppi organizzati di matrice prettamente politica”. Come, per esempio, famiglie in emergenza abitativa difese da un sindacato di inquilini.

La denuncia della società

Oggi sul sito della Héra Holding Real Estate Spa, che controlla la Loanka srl, l'intera operazione viene descritta così: "Sgombro di un fabbricato occupato abusivamente e successiva riqualificazione". L'intervento: "Redazione del business plan, direzione e completamento lavori, commercializzazione asset". Il completamento delle vendite è fissato al marzo del 2019 anche se, come apprende Romatoday, questa data non verrà rispettata. A distanza di un anno dall’acquisto infatti la Loanka srl denuncia: “Siamo stati lasciati completamente soli dal Comune e dal Prefetto che nonostante le richieste di incontro non hanno mai fatto pervenire alcun riscontro”. 

Il sindacato

E proprio il sindacato denuncia: “Questa storia dimostra come l'assenza di intervento pubblico lascia spazio a tentativi di speculazione” commenta Angelo Fascetti, del sindacato Asia Usb che ha fatto sapere di “aver presentato una denuncia alla Procura della Repubblica di Roma” in merito allo svolgimento dell'asta. Non solo. “Abbiamo chiesto un intervento alla magistratura affinché proceda con l'affidamento in custodia del bene ai singoli inquilini residenti” rivendicando “l'applicazione della legge per affrontare l'emergenza abitativa in città”.

Operazione sgombero

In quanto al futuro, la Loanka srl ha fatto sapere di “dover suo malgrado” avviare “le attività di sgombero forzato” sulla scorta dell’ordinanza di liberazione del Tribunale di Roma. Documento che figura anche tra le ‘condizioni di diritto del bene’ contenute nel contratto di compravendita. Intanto, secondo quanto apprende Romatoday, anche gli accessi dell’ufficiale giudiziario a carico degli inquilini ai quali era scaduto il contratto sono ripresi. La prossima data è fissata per il 21 novembre.

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