Il sindaco Marino sposta l'emergenza: "Rifugiati anche ai Parioli"

Il primo cittadino a Radio Radio: "Abbiamo diversi quartieri che non ospitano nessuno, quindi credo si debba fare una distribuzione più equa"

Dopo la bufera sui 30 euro per accogliere nelle proprie case gli immigrati, Ignazio Marino torna a parlare dell'accoglienza agli immigrati, sempre più emergenza in periferia. L'ha fatto nella consueta intervista settimanale a Radio Radio. "A Roma tra rifugiati e richiedenti asilo abbiamo oltre 7.400 persone", spiega il sindaco. "Di queste circa 500 sono nel municipio di Corcolle. Abbiamo però diversi quartieri che non ospitano nessuno. Credo quindi si debba fare una distribuzione più equa, coinvolgendo anche quartieri non periferici che oggi non ospitano immigrati. Un esempio? I Parioli".

Il primo cittadino ha poi rivelato di aver sentito in mattinata il prefetto di Roma: "Dobbiamo trovare in tempi brevissimi, nelle prossime ore, soluzioni che non sommino i disagi dei nostri cittadini a quello di chi arriva fuggendo da territori di guerra". Su Corcolle, nello specifico, il sindaco ha parlato di "problematiche che devono essere assolutamente centrali per la nostra amministrazione. Abbiamo passato un anno difficile dal punto di vista finanziario, ho tagliato 450 milioni di sprechi, ma ora sono nelle condizioni di andare incontro alle esigenze delle periferie, già dai prossimi mesi".

"L'immigrazione che pesa sull'Italia è drammatica", ha proseguito Marino. "Dalle tabelle del ministero dell'Interno risulta che quest'anno sono arrivate in Italia 134mila persone e si prevede che ne arriveranno a fine anno oltre 150mila. Questo è un problema che non può risolvere un sindaco. Serve un intervento a livello nazionale, non è possibile che ci sia una concentrazione solo in alcune zone della città - ha spiegato - Ho chiesto che venga ridisegnato il piano di accoglienza e ridistribuzione, che non dipende dal sindaco di Roma ma dal governo nazionale".

"Dobbiamo alzare la voce in Europa: non è possibile che ci siano alcuni paesi che non accettano la pressione di questa emergenza umanitaria e altri che si fanno carico di questa pressione. Questo è un principio fortemente condiviso con altri sindaci e faremo sentire la nostra voce al governo".

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